martedì 18 maggio 2010

Su Federico Aldrovandi vince il silenzio

I poliziotti condannati in primog rado per la morte del ragazzo denunciano la madre che li aveva definiti “delinquenti”. Nemmeno un tg riprende la notizia.

Poco importa se la querela alla madre di Federico Aldrovandi, il giovane morto cinque anni fa vittima di violenza ingiustificata da parte di alcuni poliziotti, sia arrivata dopo la condanna per omicidio colposo agli uomini delle forze dell’ordine che lo avevano preso a manganellate. Poco importa se la signora Patrizia Moretti viene trascinata in tribunale per aver definito “delinquenti” Enzo Pontani, Monica Segatto e Luca Pollastri, i tre poliziotti responsabili della tragedia che ha coinvolto il figlio Federico, addirittura dopo che gli stessi, nel 2009, sono stati condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Come a dire, una condanna per omicidio colposo e la sentenza di un tribunale non bastano per autorizzare qualcuno a definire “delinquenti” i responsabili di una morte.

E L’INDIGNAZIONE? - Ma il punto è un altro. E forse più grave. Dell’indignazione non c’è traccia. Questa volta niente petizioni e clamore. Nessuna protesta. In giro per il web, poco eco e poca solidarietà. Chi è abituato a vedersi circondato da petizioni, passaparola e banner di denuncia, questa volta dovrà rassegnarsi. A sostegno della madre di Federico troverà solo qualche messaggio qua e là. Davvero pochi e rappresentativi in maniera molto fedele dello stato di assuefazione della gente nei confronti di comportamenti avulsi da ogni forma di vergogna e di rispetto per i fatti e per le persone.

IL SILENZIO - Tre o quattro messaggi in uno dei gruppi dedicati a Federico. Non più di tre i commenti ai post dei giornali on line. Poi arriva il blog di Beppe Grillo a parlare della vicenda. E i grillini giù a commentare. Nulla, però, che possa fermare l’intransigenza delle aggressive linee difensive dettate dai legali. Niente che possa, almeno, far parlare l’opinione pubblica tutta.

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