domenica 20 dicembre 2009

La Lega non teme Galan: “Il 2 o 3% non cambierebbe nulla”

Per i leghisti, nel caso di un’eventuale iniziativa solitaria del governatore uscente, il Ministro Zaia, candidato alla guida del Veneto, non correrebbe alcun rischio

Gli inquilini leghisti di Montecitorio e Palazzo Madama ostentano la soddisfazione di chi sa di aver portato a casa un risultato importante e la serenità di chi sente di non correre alcun rischio di capovolgimenti di fronte: il Veneto è della Lega e Luca Zaia è ufficialmente il nuovo candidato del centrodestra berlusconiano per la guida di una regione da quindici anni governata dal pidiellino Giancarlo Galan, al quale oggi tocca ricoprire il difficile ruolo di vittima sacrificale di un Pdl costretto, al cospetto dell’avanzata delle camicie verdi, a negarsi necessariamente di una poltrona di prestigio.

IL PDL SCONFITTO - Qualche parlamentare leghista non usa mezzi termini per commentare le minacce di Galan di correre con una lista propria nella competizione primaverile e il disappunto del partito berlusconiano in Veneto per la scelta, partorita a Roma, di affidare la regione alla Lega: “Il Pdl veneto gli va in buona parte dietro (a Galan, nda) perchè oltre ai voti della Lega in Veneto il nostro candidato porterà ancor maggiori consensi, effetto traino del candidato alla lista che lo esprime. Tradotto dal politichese: un sacco di eletti del Pdl veneto saranno trombati!”. Il coordinamento regionale del Pdl ha affidato ad una nota l’arduo compito di manifestare il malessere che vive il partito in queste ore: per la precisione si rivendica la “dignità del Pdl Veneto e la centralità per la tenuta del Pdl in Veneto nella persona del Presidente Giancarlo Galan rispettando l’autonomia del Coordinamento Regionale nelle scelte e nelle trattative per gli assetti futuri del Veneto”.

POSSIBILI SCENARI - Una dichiarazione che, però non tutto il Pdl veneto sottoscrive. Il governatore uscente riceve inviti a Roma affinché accetti un Ministero, l’Udc lo vorrebbe alleato in uno schieramento moderato, mentre una parte del partito, tra cui il sindaco di Padova, avallano la decisione romana e non si accodano al coro di critiche per la guida leghista. Sarebbero pochi altri, invece, e su questo fanno leva i leghisti facendo riferimento ai probabili “trombati” vittime del boom leghista, quelli disposti a seguirlo anche nel caso di corsa solitaria. Cosa comporta la candidatura del Ministro delle Politiche Agricole? Nella spartizione degli incarichi, sia a livello di partito, che di governo regionale, il Pdl potrà essere ricompensato e fare da contrappeso alla leadership consegnata nelle mani del partito di Bossi, dal quale intanto si provvede accuratamente a minimizzare sia la portata degli eventuali sostenitori di Galan, sia gli attriti interni alla coalizione.

REAZIONI LEGHISTE - “E’ un momento particolare – confessa un senatore della Lega provando a gettare acqua sul fuoco delle polemiche - il Pdl sta un po’ soffrendo, ma credo che alla fine prevarrà la ragionevolezza, dimostrata da Bossi e Berlusconi”. Ma quanto potrebbe valere un’iniziativa solitaria di Galan. Stando al pronostico di un altro parlamentare leghista le camicie verdi possono fin da adesso dormire sonni tranquilli, qualsiasi sia la scelta del Presidente uscente: “Non c’è nessun problema. In una regione dove Pdl e Lega fanno il 65% perdere il 2 o 3% non cambia nulla”.