venerdì 28 agosto 2009

Berlusconi fa causa: Repubblica ha finito le cartucce?


L’azione legale di Silvio Berlusconi è una sorpresa. Quando si ha qualcosa da nascondere, di solito, si tende al silenzio e alla scomparsa dalla scena pur di far finire tutta la vicenda compromettente in un dimenticatoio. L’inattesa mossa odierna mette il Presidente del Consiglio, invece, in una posizione di forza rispetto a tutti quelli che negli ultimi mesi hanno in maniera molto decisa, avversari politici e non, cercato di sfruttare gli scandali o presunti scandali che lo hanno visto protagonista pur di sferrare un duro colpo all’immagine del Cavaliere: prima la storia di Papi e Noemi, poi i racconti dei festini a Villa Certosa e Palazzo Grazioli.

Fine dei giochi? La sensazione è che il gruppo L’Espresso, che tanto impegno aveva profuso nella disperata ricerca di prove sempre più pesanti che potessero incastrare Berlusconi, abbia esaurito tutte le cartucce a sua disposizione e che il Cavaliere, in virtù di questo, sia potuto partire al contrattacco. E la citazione in giudizio sembra un modo come un altro per sottolineare che tutta quella caciara di Repubblica sulle escort e sui festini, in fondo, non ha condotto ai risultati sperati. Sarebbe bastato aspettare ancora un po’: prima o poi si sarebbero dovuti stancare anche loro di pubblicare nella versione on line le fatidiche domande, dieci quesiti che sicuramente il Cavaliere non ha notato solo oggi o l’altro ieri. Risalgono ad inizio giugno ed anche quelle sarebbero tranquillamente svanite nel nulla, così come il letto di Putin, i regalini, le cene e le feste di compleanno.

Se l’era cavata bene, finora, Silvio. Le interviste a Noemi Letizia, zie di Noemi, ex ragazzo di Noemi, Patrizia D’Addario, Barbara Montereale, le registrazioni nascoste, non erano bastate a creare quella indignazione tale da compromettere seriamente la sua leadership nel partito, nella maggioranza e nel governo. Avrà avuto – penserete – sicuramente man forte dai tg compiacenti, su questo non ci piove, ma un contributo ancora più proficuo di quello dimostrato da Augusto Minzolini and company l’ha indubbiamente ricevuto dall’assuefazione del popolo italiano alle storie poco “onorevoli” del nostro Presidente: i cittadini-elettori-consumatori gli han perdonato così tante storie giudiziarie e professionali, storie che – quelle sì – avrebbero potuto davvero minare alla sua immagine, che non son riusciti a trovare il coraggio e la forza per condannarlo per qualche peccatuccio veniale. “Non sono un santo”, ha ribadito lui stesso un mesetto fa. Come dargli torto?

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