lunedì 9 marzo 2009

La sinistra ha deciso: si ricomincia da 2


Mancano ancora un annuncio e una presentazione ufficiale, ma sembra cosa fatta lo schieramento di quella sinistra attualmente extra-parlamentare: due liste unitarie parteciperanno alla corsa per l’Europa di inizio giugno

DUE LISTE UNITARIE - Lo sgarbo veltroniano dello sbarramento al 4% ha costretto tutta l’ala alla Sinistra del Partito Democratico ad un frettoloso esame di coscienza che ha partorito un unanime resoconto della situazione: se non si vuol rimanere fregati bisogna restare uniti e bisogna farlo meglio di quanto non sia stato fatto un anno fa con la lista Arcobaleno. Rimettere insieme anticapitalisti alla Ferrero e Diliberto e riformisti alla Nencini e Craxi sarebbe potuto costare caro per la seconda volta consecutiva a poco più di un anno di distanza. Ed ecco che tutto quel che c’è a sinistra del Pd e dell’Italia dei Valori di Tonino Di Pietro decide di affrontare l’impresa delle europee e di racimolare qualche seggio a Strasburgo correndo su due binari distinti. Due liste unitarie: una che unirà Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, ed un’altra, già battezzata Sinistra per la Libertà, che unirà gli ex rifondaroli del Movimento per la Sinistra di Vendola e Bertinotti, gli ex diessini di Sinistra Democratica, il Partito Socialista e i Verdi, gli unici che avevano avuto qualcosa da ridire in un primo momento sulla nuova aggregazione.

DA DOVE SI PARTE – Il dado è tratto. L’impresa è difficile, ma non impossibile, anche perché al di sotto dei numeri del 2008 è difficile andare. Sinistra Arcobaleno e Partito Socialista alle ultime Elezioni Politiche hanno raccolto rispettivamente il 3,1 e l’1% dei consensi. Considerando che alle prossime Europee la competizione è proporzionale pura, senza alcun premio di maggioranza, il voto utile che li ha senz’altro penalizzati un anno fa, può essere svuotato quasi del tutto della sua importanza. La preferenza al posto della lista bloccata, inoltre, caricherà di maggiore rilevanza il territorio e potrà avvantaggiare i partiti minori. Cinque anni fa, ad esempio, la somma di Forza Italia e Alleanza Nazionale superò di poco il 30% dei consensi. Inutile dire che sarà feroce anche la “competizione interna”. Il crescere degli uni ostacolerà gli altri. Il successo (superamento dello sbarramento) da parte di una delle due liste significherà l’insuccesso degli altri. Difficile pensare ad uno scenario in cui si vada insieme oltre il 4%, è molto più probabile che si verifichi il contrario: entrambi i soggetti sconfitti e piantati al di sotto della fatidica soglia. Di tutto questo ci parlano i numeri, quando mancano tre mesi esatti alla chiamata alle urne. Stando agli ultimi sondaggi politico-elettorali l’area a sinistra del Pd vale molto di più dei 4 punti e mezzo racimolati lo scorso anno: chi dice 5 (Digis), chi 6 (Crespi Ricerche), chi addirittura 9 punti (Ipr Marketing). Ma si tratta di cifre sufficienti solo per uno solo dei contendenti.

ASPETTANDO I RADICALI – Un apporto non secondario in termini numerici potrebbe giungere dai Radicali che ad aprile corsero nelle fila del Pd ottenendo ben 9 parlamentari nelle liste bloccate veltroniane e che non si sono ancora espressi sulla nuova lista. Ricevono inviti dai “cugini” del Partito Socialista. Il primo a citarli era stato il segretario Nencini, che alla vigilia dell’accordo diceva: “Sarà necessario promuovere una alleanza che vada dai Radicali al movimento di Vendola, dai Verdi a Sinistra Democratica. Una alleanza fra riformisti da riproporre nelle elezioni amministrative del prossimo giugno. Un 'Patto per il futuro' che si opponga alle violenze fatte alla Costituzione ed alla democrazia italiana e che dia voce alla sinistra delle libertà”. Dopo l’accordo Marco Di Lello è stato ancora più esplicito sull’eventuale partecipazione di Pannella, Bonino e company: “I radicali con Pannella sono ancora titubanti, ma per loro la porta sarà sempre aperta, anzi spalancata, fino all'ultimo minuto utile”. Quel punticino percentuale veramente non farebbe male alla causa laico-riformista.

I SIMBOLI – Le preoccupazioni di una parte dei Verdi sono rientrate e le obiezioni accolte. Nel cerchio di Sinistra e Libertà oltre al simbolo del Gue (Sinistra Unitaria Europea) e a quello del Pse, che sanciscono una sorta di par condicio tra reduci di Rifondazione e socialisti di Ps e Sd, sarà presente quello della Federazione dei Verdi (Sole che ride) che non ha per nulla intenzione di sciogliersi in una nuova forza politica, qualora dopo le elezioni questa esperienza elettorale dovesse tradursi in un nuovo soggetto. I Verdi, infatti, ci tengono a precisare che, dove possibile, alle Amministrative correranno col loro simbolo. Non hanno dubbi invece su come essere rappresentati sulla scheda nemmeno gli altri. Fa sapere l’ex Ministro Ferrero: “Proponiamo di partire dal simbolo di Rifondazione Comunista e vogliamo, nel rispetto della pari dignita' di ogni soggetto, aggregare tutti i partiti, le associazioni, i movimenti che su questa prospettiva anticapitalistica di uscita a sinistra dalla crisi vogliono spendersi”.

3 commenti:

Alè ha detto...

"due liste unitarie" a me sembra già un ossimoro...
-.-'

Rigitans' ha detto...

sui verdi, è comprensibile, hanno una storia e una cultura politica differente e alternativa a quelle delle sinistre classiche.

sulla lista dei comunisti, beh, ferrero dovrà convincere diliberto, che non accetta l annessione in rifondazione, e vuole ridiscutere il simbolo da presentare assieme.

puzzailsignorvincenzo ha detto...

Se i radicali andranno con i laici e se sinistra critica tornerà alla base con rifondazione e PDCI, allora entrambe le liste, seppur di poco, supereranno lo sbarramento, mentre Ferrando del Partito Comunista dei lavoratori si presenterà autonomamente e prenderà lo 0,87% dei consensi. A giugno.