lunedì 16 febbraio 2009

Il Pdl e le sue anime


Negli ultimi anni Berlusconi sta dimostrando di essere molto più in gamba come leader politico e Presidente del Pdl anzichè come Presidente del Milan. Gli avvicinamenti al centrodestra berlusconiano degli ex Udc Baccini, Pionati, Giovanardi, un tempo leader di primo piano del partito centrista, del democristiano Pizza, oggi Sottosegretario, dei liberaldemocratici Scalera e Dini, protagonisti della caduta del governo Prodi, del senatore De Gregorio e, ultimo in ordine cronologico, dell’ex Ministro Mastella, che ha concluso la sua ultradecennale esperienza col centrosinistra, molto probabilmente saranno più efficaci delle cessioni di Shevchenko e dei vari acquisti di Olivera, Emerson, Cafu, Flamini, Gilardino. La forza attrattiva del Popolo della Libertà gli consente oggi di essere il principale contenitore dell’area che si rifà al vecchio centro democristiano. Ma l’abbondanza non sempre giova e qualche dubbio, parafrasando Antonio Lubrano, “nasce spontaneo”. Riusciranno tutte queste nuove pedine del partito berlusconiano, oggi più che mai variegato, a convivere con l’area socialista, quella liberale e quella post-Msi, senza dimenticare i più stretti collaboratori del Cavaliere tra cui gli irriducibili dirigenti provenienti dalla Fininvest? Contribuiranno le nuove pedine senza problemi all’ampliamento dell’area di riferimento del Pdl e alla relativa crescita di consensi col superamento del 40%? Finchè ci sarà il Cavaliere a fare la sintesi di tutto coloro che si rifanno al Pdl non ci saranno problemi. Il caso Englaro l’ha dimostrato: nessun liberale, nessun repubblicano, nessun laico ha alzato il dito contro il volere del Capo. Solo un senatore e un deputato su circa 400 parlamentari pidiellini hanno osato rilasciare dichiarazioni che remavano contro la posizione filo-vaticana dettata dalla leadership. Il problema sarà il dopo-Berlusconi. Quale sarà la posizione di un partito dove le componenti che gli hanno dato vita per definizione sono in contrasto tra di loro? Si deve provare a cercare fin da ora un nuovo collante efficace quanto Berlusconi. Qualcosa che vada oltre il marketing politico e la mera politica populistica scritta leggendo i sondaggi. E bisogna farlo prima che sia troppo tardi.

Nessun commento: