
Il pianista marchigiano è divenuto una star, almeno in Italia. Le sue melodie piacevoli e popolari raggiungono migliaia di fan, ma non conquistano il favore della critica. Che lo massacra
STAR – Due mesi fa l’aula del Senato lo aveva applaudito facendolo grande, ancor più grande e popolare di quanto non fosse prima, a gennaio Panorama ha lanciato una collana di cd dedicata ai grandi pianisti dedicandogli la prima uscita, mentre ieri sera ha avuto l’onore di introdurre la terza serata del Festival di Sanremo: Giovanni Allevi è ormai un personaggio da prima pagina. Ma chi è esattamente? Un genio della musica o un artista di successo come tanti altri? La gloria ottenuta repentinamente ci indirizzerebbe verso la prima opzione, ma le stesse parole del diretto interessato e le critiche ricevute negli ultimi tempi fanno sorgere più di un dubbio. Il quadro che fuoriesce ascoltando le parole di musicologi e artisti di musica classica, infatti, è più che mai severo: lo spessore di Allevi è molto più basso di come non sia nell’immaginario collettivo, la sua musica pure, la sua ascesa sarebbe, a detta di molti, il prodotto di un progetto costruito a tavolino.
LE SUE PAROLE – Il pianista nativo di Ascoli Piceno, a fine anno in una lettera pubblicata su La Stampa si era difeso dagli attacchi che gli erano stati rivolti all’indomani del concerto tra i senatori. Lo aveva fatto facendo leva sulla popolarità raggiunta fino a quel momento: “Fuori, con mia grandissima sorpresa, ho trovato una grande folla radunata davanti a Palazzo Madama, per salutare me e i professori d’orchestra”, “il pubblico, soprattutto giovane, accorre ai miei concerti, di pianoforte solo o con orchestra sinfonica, come fossero eventi rock, a Roma e a Milano come a Pechino, new York e Tokyo”. Parlò anche dei suoi brillanti studi (“Sono diplomato in pianoforte con 10/10. Sono diplomato in Composizione col massimo dei voti. Ho pubblicato le mie partiture musicali. Sono un dottore in Filosofia, laureato con Lode e ho pubblicato i miei scritti”) e criticò quella che lui definisce la lobby che condiziona il mondo della musica. Scriveva così: “A spartirsi la torta del potere musicale sono in pochi, una casta, impegnata a perpetrare la propria concezione dell’arte e la propria esistenza. E’ una lobby di potere fatta di protettori e protetti, nascosti nelle stanze di palazzi per molti irraggiungibili. Dalla casta emerge sempre lo stesso monito: la gente è ignorante, siamo noi i veri detentori della cultura”.
AUTOESALTAZIONE – Le parole sulla sua popolarità, sui brillanti studi e sulle presunte lobby, però, non entravano mai nel merito delle accuse subite. Una difesa insufficiente. La missiva era, infatti, la risposta alle parole di Uto Ughi, violinista di fama mondiale, che, intervistato dallo stesso quotidiano torinese, si era definito “offeso” dal concerto natalizio di Allevi e da quello che definiva un “investimento mediatico fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà”, un “modestissimo musicista”: “Le composizioni sono musicalmente risibili – diceva Ughi - e questa modestia di risultati viene accompagnata da dichiarazioni che esaltano la presunta originalità dell’interprete. Se cita dei grandi pianisti del passato, lo fa per rimarcare che a differenza di loro lui è “anche” un compositore. Così offende le interpretazioni davvero grandi: lui è un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro”. Della mancanza di umiltà e di fenomeno mediatico parlava anche Andrea Malan su Il Sole 24 Ore, che riprendeva anche l’intervista di Uto Ughi. Precisamente il giornalista parlava di un musicista la cui “autoesaltazione cresce col tempo” e provava a raccontare come sia stato creato il successo di Allevi. Verso la fine del 2004 i giornali italiani avrebbero annunciato il grande successo (e relativo tutto esaurito) del pianista al Blue Note di New York con toni trionfalistici. Ma i resoconti della stampa italiana non sarebbero stati accompagnati da un’eco simile sulla stampa americana. Sui giornali in lingua inglese, infatti, non si trovava traccia dell’exploit: nemmeno una riga che parlasse di Allevi nel tempio del jazz e di quei concerti che, ricorda Malan, erano stati organizzati in collaborazione con l’Istituto italiano di cultura, in corrispondenza della rassegna Jazz italiano a New York.
MARKETING - Da quell’evento avrebbe poi preso inizio una seconda fase. Dal 2005 sarebbe cominciata una “campagna di marketing martellante”, accompagnata dal “colpo di genio” di presentare Allevi non più come musicista fusion ma come musicista classico a pieno titolo. Si leggeva nell’articolo: “Se un genio incompreso, che fino a sei mesi prima meritava solo qualche trafiletto o le due righe dei programmi degli spettacoli, ottiene ora interviste in prima pagina, il merito non può essere solo della musica”. Altri musicisti e vari critici musicali non hanno fatto sconti ad Allevi. E’ stato descritto come un “direttore d’orchestra inesistente”, un “compositore modesto”, il suo successo - ancora una volta ripetono - “dovuto ad una abilissima strategia di marketing”. La sua musica è stata appellata perfino come “banale”, “brutta copia delle musiche da telefilm”, musica “di intrattenimento che va bene come sottofondo per un pomeriggio romantico”, o anche “adatta come colonna sonora di qualche fiction o sottofondo di hall di albergo”. “Allevi sta alla musica classica come Adriano Celentano sta alla filosofia teoretica”, si leggeva su Il Giornale prima del concerto di Natale.
RINASCIMENTO? - C’è una citazione nella home del sito ufficiale di Allevi che fa da benvenuto ai visitatori: “Stiamo tornando nel Rinascimento italiano, dove l’artista deve essere un po’ filosofo, un po’ inventore, un po’ folle, deve uscire dalla torre d’avorio e avvicinarsi al sentire comune”. Alla musica di grande valore culturale e artistico può corrispondere, quindi, la popolarità e l’apprezzamento dei più. Ritornava su questo concetto, centrale nella sua opera, anche nell’articolo di fine dicembre in cui si chiedeva: “Perché costringere il pubblico del nostro tempo a rapportarsi solo a capolavori concepiti secoli fa, e perdere così l’occasione di creare una musica nuova, verace espressione dei giorni nostri, che sia una rigorosa evoluzione della tradizione classica europea?”. La risposta era sintetizzata in quello che lui definiva “il mio progetto visionario”: “E’ necessario uno sforzo creativo a monte, piuttosto che insistere solo nell’educazione musicale, gettando le basi di una nuova musica colta contemporanea, che recuperi il contatto profondo con la gente. Ho provato a farlo, con le mie partiture e i miei scritti. E’ stato necessario”.
MUSICA COLTA? - Forse è questo volersi a tutti i costi rapportare ai classici della musica e non volersi identificare con un genere meno sofisticato che procura il giudizio negativo dei critici. La bellezza di una musica che prende spunto dalla musica classica riscuotendo consensi anche tra persone che non hanno mai masticato quel genere, viene offuscata da appellativi poco gratificanti. Quelle stesse produzioni presentate semplicemente nella dimensione di una contaminazione tra diversi generi contemporanei, senza la presunzione di presentarle esclusivamente come “musica dallo sviluppo rigoroso”, o “nuova musica colta contemporanea”, sarebbero oggi state immuni da spiacevoli disapprovazioni. I pezzi di Allevi, nonostante le centinaia di migliaia di copie vendute, rischiano, o hanno rischiato, di non essere nemmeno considerati per quello che sono: ottime, piacevoli, rilassanti, belle melodie, che non risultano mai noiose. E le critiche sembrano il prezzo da pagare da Allevi per aver provato a fare il passo più lungo della gamba, per aver provato ad inserire quelle melodie nella schiera della musica colta.
venerdì 20 febbraio 2009
Allevi genio incompreso? No, non è un genio
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7 commenti:
Mi sta bene che le critiche provengano da musicisti famosi, anche se alcune potrebbero essere inficiate da una vile sottile invidia per il repentino successo, ma taluni che non conoscono neanche i fondamenti della teoria musicale, solo "giornalisti" che trattano di musica, farebero bene a tacere, quando sul pianoforte non saprebbero fare neanche e tantomeno riuscire a leggere la partitura di uno dei suoi brani, anche il più orecchiabile. Albert Gargy
Già. Ancora una volta sono i critici di Allevi ad essere ossessionati dalla sua presunta genialità.
Allevi non ha fatto nessun passo più lungo della gamba, fa solo cose incredibili apparentemente senza sforzo.
Perchè?
Perchè è un genio!
Luigi
scrivo da maestro di pianoforte con 10 e lode, dunque pianista migliore di allevi (non e' per vanteria ma per porre il discorso sullo stesso piano meritocratico da lui paventato).
dite che sia invidia, vero... puo' essere, perche' allevi e' riuscito a capire che la cultura musicale italiana e' stupida... e chi ascolta non vuole ragionare o ricevere punti di domanda, ma essere abbonito con melodie melense e semplici. E' un po' quello che si fa con i classici della letteratura ed Harry potter, o twilight... il fatto che harry potter abbia venduto di piu' del "nome della rosa" di Eco, non vuol dire che siano opere comparabili tra loro.
insomma allevi e' pop... stop,
se, cosa che auguro a tutti i fan di allevi, gli stessi si interessassero alle sinfonie di brhams o schumann capirebbero di cosa parlo.
i veri ignoranti (non nel senso cattivo, ma in quanto "non conoscenti" della musica) sono proprio gli allevifan...
mi auguro solo che la sua musica possa essere un buon pretesto per introdurre alla "vera musica" classica e non agli gingle pubblicitari della bmw
ps.: chiedo venia per l' "agli"... mazza che "stecca".
ma rileggendo luigi, credo che sia anche galvanizzante per un allevifan asserire che egli sia un genio, perche' la sua musica e' di facile accesso e fruizione, dunque dire che e' un "genio", sottintende paventare "una competenza" nel poter valutare il peso di tale autore, bella facile... una competenza a costo zero che proviene dall'ascoltare e vedere semplicemente la televisione e non studiare e ricercare.
in generale siate piu' critici, e ascoltate piu' musica colta prima di parlare... eviterete parecchie figure
Secondo me chi critica è solo invidioso. Infatti sono tutte persone che vedono bene di non mettersi in mostra per i meriti musicali. Sanno solo parlare male di chi fa. E' per questo che l'Italia va male. Perchè tutti si lamentano e basta! E se poi arriva un Allevi entusiasta, che risveglia coscienze e interessi, e che mette in campo la sua competenza musicale che è indiscutibile, ovviamente viene bersagliato come "nano risibile" per paura che prenda troppo potere!!
Bhè... "nano risibile" è la definizione più accurata se si paragona allevi ai grandi come Horowitz, Cziffra, Michelangeli...
chi ti scrive è diplomato al Conservatorio di Musica di Roma “S.Cecilia” con 10/lode, miglior diploma di pianoforte della regione Lazio dell'anno, laureato secondo il biennio specialistico in pianoforte solista con 110/lode.
Dunque prima di voler solo "vagamente" alludere a critiche immotivate, inviterei gli “allevi-entusiast” a crearsi prima una cultura nella "musica colta" o "classica" e poi dopo scrivere.
Se Allevi piace non si discute! Anche Jovanotti piace, anche d'Alessio, nonostante la semplicità di ciò che scrivono se sanno comunicare emozioni a qualcuno hanno raggiunto l'obiettivo della musica. Il fatto ripugnante è che qualcuno possa definire Allevi (e non sarebbe il primo caso) un genio. Questo comporta necessariamente un paragone con altri musicisti che, senza scomodare dei grandi, Allevi non regge nemmeno tra i 'semplici' diplomati in piano.
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