mercoledì 14 gennaio 2009

Veti continui

Le forze minori nelle alleanze politiche premono verso la leadership della coalizione. Esercitare il proprio "potere contrattuale" e ribadire il proprio potere di veto per ottenere l'attenzione nei media e nell'elettorato

E’ il caso di ripetere ciò che avevo scritto circa una settimana fa. Tutti i governi e tutte le maggioranze che li sostengono indipendentemente dai numeri di cui dispongono in Parlamento sono costretti a confrontarsi con i veti ora di questa, ora di quella forza politica. Il pomo della discordia non è la norma da approvare in sé per sé, ma il consenso, la visibilità, lo spot propagandistico.
Salvare Malpensa o introdurre una tassa di 50 euro per gli immigrati valgono per la Lega Nord molto più che il salvataggio di un aeroporto o una giusta nuova entrata per le casse dello Stato: sono vessilli da sbandierare nella prossima campagna elettorale, mostrando ai propri elettori e a quelli potenziali la validità delle proprie idee, la capacità di far valere le proprie proposte e di tramutare in atti concreti le promesse elargite alla vigilia della tornata elettorale.
Stesso discorso può essere fatto per la sinistra radicale. Una tantum di 150 euro ai pensionati vale molto di più di un aiuto alle fasce più deboli della popolazione: diventa la prova della propria vicinanza a quella gente, indipendentemente della reale necessità della distribuzione di quelle risorse finanziarie.
Il no alla missione militare in Afghanistan valeva per Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi l’etichetta del pacifismo senza se e senza ma, molto di moda a quei tempi.
Il no al riconoscimento delle coppie di fatto dei Popolari Udeur rendeva Mastella l’ultimo baluardo dei cattolici contro l’attacco laicista all’istituzione della famiglia. Cosa che per un partito dell’1-2% rende davvero più popolari.

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