martedì 13 gennaio 2009

Preferenze a oltranza

Il leader dell’Udc Casini rimpiange oggi le preferenze che avrebbe potuto imporre quattro anni fa. Nel momento della discussione l’unico a chiederle con forza era stato l’allora segretario Follini. La rottura lo costrinse alle dimissioni e alla fuoriuscita dal partito

FINTI PARTITI - Sul sito dell’Udc viene riportata qualche dichiarazione di un’intervista rilasciata da Pier Ferdinando Casini a Repubblica. Il segretario, tra l’altro, parla dell'ipotesi di superamento dell’attuale formazione di centro per creare un’offerta politica moderata alternativa a Partito Democratico e Popolo della Libertà più ampia di quella attuale. Si legge: “Per Casini l'assetto attuale si puntella con l'abolizione delle preferenze, i finti congressi, i finti partiti e quindi crediamo che questo non serva al futuro del Paese. Dobbiamo ricostruire un rapporto diverso tra i cittadini e la politica che non sia autoreferenziale com'e' ora”. Una chiara stoccata all’attuale legge proporzionale con premio di maggioranza in vigore per il rinnovo del Parlamento: il cosiddetto “porcellum”.

IL PORCELLUM - Verso la fine della legislatura 2001-2006 fu abolito dalla ex Casa delle Libertà il sistema maggioritario uninominale per far posto alla nuova legge elettorale per le Elezioni Politiche; una legge che, di fatto, fa sì che deputati e senatori, più che essere eletti vengano nominati dalle rispettive segreterie dei partiti. Poche persone, in effetti, possono stabilire con un margine di errore minimo la quasi totalità dei rappresentanti dei cittadini a Montecitorio e Palazzo Madama. L’ex Presidente della Camera, che oggi si dice così radicalmente avverso ad una legge elettorale che prevede liste bloccate, fu uno dei fautori della proposta nel momento della sua approvazione. Il partito centrista, di cui allora era segretario Marco Follini, mentre Casini ricopriva la carica di Presidente della Camera, avrebbe potuto tranquillamente bloccare l’iter della legge approvata negli ultimi giorni disponibili (sei mesi prima delle urne).

VOCE ISOLATA - Il solo Follini si oppose tra le fila del partito alla scelta di andare verso la legge, che oggi, alla luce delle due ultime tornate elettorali politiche nazionali (2006 e 2008), ha portato in Parlamento più mogli, fratelli, amici, colleghi, vallette e personaggi dello spettacolo di quanto non accadesse in precedenza. Follini di lì a poco si sarebbe dimesso da segretario e avrebbe abbandonato il partito senza mai più rientrarvi. I finti partiti e i finti congressi di cui oggi parla Casini sarebbero potuti essere meno finti se si fosse opposto col suo partito alla legge definita “una porcata” dal suo stesso ideatore. Proprio in quella trattativa tra le forze che componevano il centrodestra la mediazione ebbe i suoi frutti. La Lega Nord temeva uno sbarramento al 4%. Fu abbassato al 2%. Il Nuovo Psi di De Michelis e Caldoro, piccolo numericamente (aveva raccolto solo l’1% dei consensi cinque anni prima nella parte proporzionale), vedeva scomparire le possibilità di ottenere seggi. Comparve la norma del “ripescaggio” della lista più grande al di sotto dello sbarramento del 2%.

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