domenica 25 gennaio 2009

Del Pdl non si sa nulla

Partito medievale o partecipativo? A 60 giorni dal congresso che sancirà la nascita ufficiale della più grande forza politica del Paese non si conoscono ancora le idee e i progetti riguardanti la struttura e l’organizzazione

PARENTI SERPENTI – C’è un eterno conflitto all’interno del Popolo della Libertà, che la crisi di oggi del Partito Democratico tende ad accentuare e che va al di là delle brame di potere o di ruoli di prestigio: non si tratta, infatti, di un conflitto in essere per accaparrarsi un incarico istituzionale o un chissà quale posticino di comando. Il problema è nell’essenza di quello che sarà il più grande partito del Paese nei prossimi anni (e non più, quindi, semplicemente una lista elettorale o un gruppo parlamentare). Il quadro sulle regole che caratterizzerà il giovane soggetto politico del centrodestra non è ben chiaro. “C’è la preoccupazione che nasca un soggetto politico di grandi dimensioni, quale sarà il Pdl, senza regole interne e privo di meccanismi chiari per la scelta dei candidati”, avverte Gianni Alemanno, intervistato da Libero. Per il Sindaco di Roma è importante che ci siano delle regole dettate dallo statuto e che vengano ferreamente rispettate. E’ grossomodo ciò che sostiene anche Ignazio La Russa: “C'è ancora una dialettica perché il nuovo soggetto dovrà avere regole precise sulle modalità di scelta della classe dirigente e sulle decisioni politiche“.

QUALE PARTITO? - C’è bisogno di regole, dunque. Non si può nemmeno lontanamente immaginare che il futuro partito possa eleggere i propri dirigenti così come avvenuto finora il Forza Italia: Presidente per acclamazione e coordinatori regionali con una missiva. Ma allora quali dovrebbero essere queste regole? Plebisciti o elezioni? Forza mediatica o territoriale? Lista bloccata o preferenza? Sono queste le domande alle quali il popolo di Forza Italia e quello di Alleanza Nazionale devono dare una risposta. E devono farlo in fretta, perché mancano due mesi solamente al primo congresso del Pdl (la data è fissata, almeno per ora, al 27 marzo, a 15 anni esatti dalla prima vittoria del centrodestra guidato da Silvio Belusconi). Gli uomini di Gianfranco Fini parlano di democrazia e partecipazione e di un ruolo di peso per l’attuale Presidente della Camera, addirittura ipotizzando una sorta di doppia guida; i forzisti, che provano a sfuggire l’argomento, si limitano a parlare di forte leadership del Cavaliere. Il contrasto è noto e logico. Se da una parte Forza Italia ha sempre dato il meglio di sé nelle consultazioni in cui il territorio è poco rilevante (Politiche con liste bloccate), Alleanza Nazionale ha sempre goduto di un miglior radicamento sul territorio, prediligendo la preferenza e riducendo il divario con gli alleati in termini di consenso nelle Elezioni Amministrative e Regionali. E’ ovvio, quindi, che differenti sistemi elettivi per per la scelta dei dirigenti del futuro partito, potranno avvantaggiare ora i forzisti, ora gli aennini.

MEDIEVALE O DEMOCRATICO? - Quanto di più preciso si riesce a trovare tra le dichiarazioni degli esponenti del partito di Berlusconi, sono le parole di una settimana fa del coordinatore Denis Verdini: “Il presidente Fini ha ragione quando chiede regole chiare e precise per garantire la massima trasparenza e democrazia all'interno del Pdl. Infatti, sono più di due mesi che ho consegnato una bozza di statuto agli amici di An, in particolare al reggente del partito La Russa. Si tratta di uno statuto largamente democratico che dà indicazioni precise sugli organi decisionali del soggetto unitario, con regole chiare, anche in riferimento al tesseramento. Il nostro obbiettivo è rendere sempre più vicini gli elettori a questo grande progetto. Non c'è nessuna pretesa ma questo testo rappresenta un'ottima base di partenza”. Quanto c’è di veritiero nelle parole di Verdini? Molto poco, almeno stando a quanto afferma la pidiellina Stefania Craxi, intervenuta otto giorni dopo alla manifestazione in memoria del padre Bettino: “L'Italia non può essere governata come nel Medioevo con una sequela di vassalli, valvassori e valvassini”. Poi indica la strada: ”Ferma la stabilità del leader e di un ristretto gruppo di dirigenti del partito, occorrono momenti di democrazia che assicurino il rinnovo della classe dirigente e la promozione dei meritevoli. Il Pdl deve ritrovare forme di nuova democrazia interna sulla base di nuove idee e sulle scelte dei candidati, senza tuttavia rimanere imbrigliata nei vecchi riti della politica”. Alle polemiche di inizio gennaio di Fini nei confronti della sua stessa maggioranza, che gode alla Camera di numeri rassicuranti, per la fiducia posta sul decreto anticrisi, è susseguito un chiarimento tra lo stesso Presidente della Camera e il Capo del Governo, con un reciproco invito a “parlarsi di più”. Da quel richiamo di Fini, che molti leggevano come una sorta di autodifesa nel tentativo di non rimanere relegato ai margini nella maggioranza e nel nascente partito, più che un chiarimento, sembra essere nata una tregua in attesa di un prossimo scontro sui nodi irrisolti.

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