giovedì 29 gennaio 2009

Qualcuno si farà male

Tutte le forze politiche parlamentari approvano lo sbarramento al 4% per le Elezioni Europee credendo che gli unici danneggiati siano fuori da Montecitorio e Palazzo Madama. Ma fino a giugno la strada è lunga e qualcuno tra i favorevoli potrebbe lasciarci le penne

IL PRECEDENTE - Stando al sito ufficiale della Presidenza del Consiglio, nei soli mesi di febbraio e marzo 2008, alla vigilia delle Elezioni Politiche, furono effettuati da oltre dieci istituti di ricerca diversi circa 70 sondaggi politico-elettorali, che, più o meno settimanalmente, per conto di emittenti televisive, giornali e partiti, misuravano le intenzioni di voto dell’elettorato italiano. La Sinistra Arcobaleno, che raggruppava Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti italiani e Sinistra Democratica, in tutte quelle rilevazioni non era mai stata scesa al di sotto del 6%, raggiungendo anche picchi del 9: la media del consenso della formazione della sinistra radicale settimana per settimana si muoveva di poco ed era piuttosto rassicurante perchè stabile intorno al 7%. Roba da dormire sonni tranquilli. Ma la realtà fu diversa: alle urne la formazione guidata da Fausto Bertinotti subì una sonora e storica sconfitta, ottenendo solamente il 3,2% circa dei voti in entrambi i rami del Parlamento, scendendo, così, al di sotto del muro del 4%, che era lo sbarramento richiesto per ottenere rappresentanza alla Camera dei Deputati. Al Senato era richiesto addirittura l’8% su scala regionale. Nessun deputato, quindi. E nemmeno un senatore. Dirigenze decapitate. E pensare che quei partiti separatamente avevano ottenuto solamente due anni prima oltre il 10% dei consensi!

LA TORTA - La proposta di passaggio dal proporzionale puro (senza sbarramento) al proporzionale con sbarramento al 4% rende tutte le forze parlamentari felici. Questa volta potranno ottenere più seggi a Strasburgo, spartendosi la torta con pochi intimi, senza considerare la sinistra oramai extraparlamentare e le piccole forze che nelle singole circoscrizioni possono riuscire a racimolare un posticino per l’Europarlamento. Nel 2004, ad esempio, riuscirono ad ottenere seggi europei il Partito Pensionati (nella Circoscrizione Nord-Ovest), la Lista Bonino (nel Nord-Ovest e nella circoscrizione Nord-Est), Alternativa Sociale della Mussolini al Centro e la Fiamma Tricolore al Sud: su 79 seggi ben 14 andarono ad appannaggio di liste che ottennero meno del 4% su scala nazionale. Partito Democratico e Popolo della Libertà, essendo i due partiti più grandi, verranno premiati con una fetta maggiore della torta addizionale da spartire. Maggiore di quella destinata a Lega Nord, Udc e Italia dei Valori. Ma questi tre partiti sono sicuri di riuscire a varcare la nuova soglia?

GLI SCENARI/1 - Bisogna tener presenti due tendenze. Punto primo: come si è detto all’inizio, i sondaggi non sono infallibili. I trend (di crescita o decrescita) segnalati dalle rilevazioni e rapportati ai fatti politici sono molto indicativi e quasi sempre veritieri, ma se consideriamo il consenso indicato dai sondaggi in termini assoluti il discorso è diverso. L’esperienza recente della Sinistra Arcobaleno è lì a ricordarcelo. E, aggiungo, qualora questo assunto (inattendibilità dei sondaggi) fosse falso, dovremmo conseguentemente prendere atto per forza della estrema elasticità dell’elettorato. Delle due l’una. O sono inattendibili i sondaggi o sono gli elettori ad essere estremamente “flessibili”. L’Italia dei Valori viene data oggi nei sondaggi ai massimi storici, ben al di sopra del 4%. Ma se considerate il flop imprevisto dell’Arcobaleno nell’ultima tornata elettorale, quando veniva dato al 7%, e se considerate che alle ultime due elezioni Politiche l’Idv ha ottenuto rispettivamente il 2,3% e il 4,4% (miglior risultato in una consultazione nazionale), siete così sicuri che il partito di Di Pietro abbia vita facile? Anche una campagna elettorale di poche settimane condotta male può portare al tracollo.

GLI SCENARI/2 - Punto secondo: con le preferenze i consensi tendono ad orientarsi verso forze minori, i partiti più piccoli hanno una maggiore forza attrattiva senza lista bloccata, perché è maggiormente premiata la presenza sul territorio rispetto a quella nei media nazionali. Tra 2004 (Europee e preferenze) e 2008 (Politiche e liste bloccate) nessun partito piccolo, dell’ordine dell’1-2% ha avuto un exploit, semmai è avvenuto il contrario con qualche piccola forza che si è vista dimezzata nei consensi. Questo vanifica quasi del tutto l’effetto voto-utile al quale abbiamo assistito dieci mesi fa, quando, pur di ostacolare una vittoria del centrodestra il popolo della sinistra si orientò verso il Pd di Walter Veltroni e l’Idv di Di Pietro. Ovviamente lo stesso discorso vale per l’Udc di Casini che ha sempre oscillato negli ultimi 4 anni sempre tra il 5,8 e il 6,8%. Ma vale di meno per la Lega che è data sulle cifre di aprile (8-9%), dati molto rassicuranti, come quelli della Sinistra un anno fa.

domenica 25 gennaio 2009

Del Pdl non si sa nulla

Partito medievale o partecipativo? A 60 giorni dal congresso che sancirà la nascita ufficiale della più grande forza politica del Paese non si conoscono ancora le idee e i progetti riguardanti la struttura e l’organizzazione

PARENTI SERPENTI – C’è un eterno conflitto all’interno del Popolo della Libertà, che la crisi di oggi del Partito Democratico tende ad accentuare e che va al di là delle brame di potere o di ruoli di prestigio: non si tratta, infatti, di un conflitto in essere per accaparrarsi un incarico istituzionale o un chissà quale posticino di comando. Il problema è nell’essenza di quello che sarà il più grande partito del Paese nei prossimi anni (e non più, quindi, semplicemente una lista elettorale o un gruppo parlamentare). Il quadro sulle regole che caratterizzerà il giovane soggetto politico del centrodestra non è ben chiaro. “C’è la preoccupazione che nasca un soggetto politico di grandi dimensioni, quale sarà il Pdl, senza regole interne e privo di meccanismi chiari per la scelta dei candidati”, avverte Gianni Alemanno, intervistato da Libero. Per il Sindaco di Roma è importante che ci siano delle regole dettate dallo statuto e che vengano ferreamente rispettate. E’ grossomodo ciò che sostiene anche Ignazio La Russa: “C'è ancora una dialettica perché il nuovo soggetto dovrà avere regole precise sulle modalità di scelta della classe dirigente e sulle decisioni politiche“.

QUALE PARTITO? - C’è bisogno di regole, dunque. Non si può nemmeno lontanamente immaginare che il futuro partito possa eleggere i propri dirigenti così come avvenuto finora il Forza Italia: Presidente per acclamazione e coordinatori regionali con una missiva. Ma allora quali dovrebbero essere queste regole? Plebisciti o elezioni? Forza mediatica o territoriale? Lista bloccata o preferenza? Sono queste le domande alle quali il popolo di Forza Italia e quello di Alleanza Nazionale devono dare una risposta. E devono farlo in fretta, perché mancano due mesi solamente al primo congresso del Pdl (la data è fissata, almeno per ora, al 27 marzo, a 15 anni esatti dalla prima vittoria del centrodestra guidato da Silvio Belusconi). Gli uomini di Gianfranco Fini parlano di democrazia e partecipazione e di un ruolo di peso per l’attuale Presidente della Camera, addirittura ipotizzando una sorta di doppia guida; i forzisti, che provano a sfuggire l’argomento, si limitano a parlare di forte leadership del Cavaliere. Il contrasto è noto e logico. Se da una parte Forza Italia ha sempre dato il meglio di sé nelle consultazioni in cui il territorio è poco rilevante (Politiche con liste bloccate), Alleanza Nazionale ha sempre goduto di un miglior radicamento sul territorio, prediligendo la preferenza e riducendo il divario con gli alleati in termini di consenso nelle Elezioni Amministrative e Regionali. E’ ovvio, quindi, che differenti sistemi elettivi per per la scelta dei dirigenti del futuro partito, potranno avvantaggiare ora i forzisti, ora gli aennini.

MEDIEVALE O DEMOCRATICO? - Quanto di più preciso si riesce a trovare tra le dichiarazioni degli esponenti del partito di Berlusconi, sono le parole di una settimana fa del coordinatore Denis Verdini: “Il presidente Fini ha ragione quando chiede regole chiare e precise per garantire la massima trasparenza e democrazia all'interno del Pdl. Infatti, sono più di due mesi che ho consegnato una bozza di statuto agli amici di An, in particolare al reggente del partito La Russa. Si tratta di uno statuto largamente democratico che dà indicazioni precise sugli organi decisionali del soggetto unitario, con regole chiare, anche in riferimento al tesseramento. Il nostro obbiettivo è rendere sempre più vicini gli elettori a questo grande progetto. Non c'è nessuna pretesa ma questo testo rappresenta un'ottima base di partenza”. Quanto c’è di veritiero nelle parole di Verdini? Molto poco, almeno stando a quanto afferma la pidiellina Stefania Craxi, intervenuta otto giorni dopo alla manifestazione in memoria del padre Bettino: “L'Italia non può essere governata come nel Medioevo con una sequela di vassalli, valvassori e valvassini”. Poi indica la strada: ”Ferma la stabilità del leader e di un ristretto gruppo di dirigenti del partito, occorrono momenti di democrazia che assicurino il rinnovo della classe dirigente e la promozione dei meritevoli. Il Pdl deve ritrovare forme di nuova democrazia interna sulla base di nuove idee e sulle scelte dei candidati, senza tuttavia rimanere imbrigliata nei vecchi riti della politica”. Alle polemiche di inizio gennaio di Fini nei confronti della sua stessa maggioranza, che gode alla Camera di numeri rassicuranti, per la fiducia posta sul decreto anticrisi, è susseguito un chiarimento tra lo stesso Presidente della Camera e il Capo del Governo, con un reciproco invito a “parlarsi di più”. Da quel richiamo di Fini, che molti leggevano come una sorta di autodifesa nel tentativo di non rimanere relegato ai margini nella maggioranza e nel nascente partito, più che un chiarimento, sembra essere nata una tregua in attesa di un prossimo scontro sui nodi irrisolti.

domenica 18 gennaio 2009

Lega, Idv e Udc mai così in alto dalle Politiche. Crolla il Pd

Dall'inizio dell'anno l'unico sondaggio politico-elettorale relativo alle intenzioni di voto degli italiani reso pubblico è quello effettuato da Ipsos e presentato durante la trasmissione Ballarò del 12 gennaio. Questa rilevazione ha suscitato notevole interesse per il fatto di aver segnalato il consenso del Partito Democratico nell'ordine del 25%: stando a tutti i sondaggi pubblicati sul sito ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri (sondaggipoliticoelettorali.it) il dato relativo al partito di Veltroni è il più basso rilevato dalle Elezioni Politiche di aprile fino ad oggi. Alle urne il Pd aveva raccolto il 33,2% dei consensi (Camera dei Deputati).
Ma la rilevazione dell'istituto di ricerca ci dà anche altri segnali importanti. L'Udc di Casini viene dato al 6%, l'Italia dei Valori di Di Pietro al 9,5%, la Lega Nord all'11,2%. Il consenso di queste forze politiche non era mai stato così alto negli oltre 20 sondaggi pubblicati sul sito ufficiale negli ultimi nove mesi.

mercoledì 14 gennaio 2009

Veti continui

Le forze minori nelle alleanze politiche premono verso la leadership della coalizione. Esercitare il proprio "potere contrattuale" e ribadire il proprio potere di veto per ottenere l'attenzione nei media e nell'elettorato

E’ il caso di ripetere ciò che avevo scritto circa una settimana fa. Tutti i governi e tutte le maggioranze che li sostengono indipendentemente dai numeri di cui dispongono in Parlamento sono costretti a confrontarsi con i veti ora di questa, ora di quella forza politica. Il pomo della discordia non è la norma da approvare in sé per sé, ma il consenso, la visibilità, lo spot propagandistico.
Salvare Malpensa o introdurre una tassa di 50 euro per gli immigrati valgono per la Lega Nord molto più che il salvataggio di un aeroporto o una giusta nuova entrata per le casse dello Stato: sono vessilli da sbandierare nella prossima campagna elettorale, mostrando ai propri elettori e a quelli potenziali la validità delle proprie idee, la capacità di far valere le proprie proposte e di tramutare in atti concreti le promesse elargite alla vigilia della tornata elettorale.
Stesso discorso può essere fatto per la sinistra radicale. Una tantum di 150 euro ai pensionati vale molto di più di un aiuto alle fasce più deboli della popolazione: diventa la prova della propria vicinanza a quella gente, indipendentemente della reale necessità della distribuzione di quelle risorse finanziarie.
Il no alla missione militare in Afghanistan valeva per Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi l’etichetta del pacifismo senza se e senza ma, molto di moda a quei tempi.
Il no al riconoscimento delle coppie di fatto dei Popolari Udeur rendeva Mastella l’ultimo baluardo dei cattolici contro l’attacco laicista all’istituzione della famiglia. Cosa che per un partito dell’1-2% rende davvero più popolari.

martedì 13 gennaio 2009

Preferenze a oltranza

Il leader dell’Udc Casini rimpiange oggi le preferenze che avrebbe potuto imporre quattro anni fa. Nel momento della discussione l’unico a chiederle con forza era stato l’allora segretario Follini. La rottura lo costrinse alle dimissioni e alla fuoriuscita dal partito

FINTI PARTITI - Sul sito dell’Udc viene riportata qualche dichiarazione di un’intervista rilasciata da Pier Ferdinando Casini a Repubblica. Il segretario, tra l’altro, parla dell'ipotesi di superamento dell’attuale formazione di centro per creare un’offerta politica moderata alternativa a Partito Democratico e Popolo della Libertà più ampia di quella attuale. Si legge: “Per Casini l'assetto attuale si puntella con l'abolizione delle preferenze, i finti congressi, i finti partiti e quindi crediamo che questo non serva al futuro del Paese. Dobbiamo ricostruire un rapporto diverso tra i cittadini e la politica che non sia autoreferenziale com'e' ora”. Una chiara stoccata all’attuale legge proporzionale con premio di maggioranza in vigore per il rinnovo del Parlamento: il cosiddetto “porcellum”.

IL PORCELLUM - Verso la fine della legislatura 2001-2006 fu abolito dalla ex Casa delle Libertà il sistema maggioritario uninominale per far posto alla nuova legge elettorale per le Elezioni Politiche; una legge che, di fatto, fa sì che deputati e senatori, più che essere eletti vengano nominati dalle rispettive segreterie dei partiti. Poche persone, in effetti, possono stabilire con un margine di errore minimo la quasi totalità dei rappresentanti dei cittadini a Montecitorio e Palazzo Madama. L’ex Presidente della Camera, che oggi si dice così radicalmente avverso ad una legge elettorale che prevede liste bloccate, fu uno dei fautori della proposta nel momento della sua approvazione. Il partito centrista, di cui allora era segretario Marco Follini, mentre Casini ricopriva la carica di Presidente della Camera, avrebbe potuto tranquillamente bloccare l’iter della legge approvata negli ultimi giorni disponibili (sei mesi prima delle urne).

VOCE ISOLATA - Il solo Follini si oppose tra le fila del partito alla scelta di andare verso la legge, che oggi, alla luce delle due ultime tornate elettorali politiche nazionali (2006 e 2008), ha portato in Parlamento più mogli, fratelli, amici, colleghi, vallette e personaggi dello spettacolo di quanto non accadesse in precedenza. Follini di lì a poco si sarebbe dimesso da segretario e avrebbe abbandonato il partito senza mai più rientrarvi. I finti partiti e i finti congressi di cui oggi parla Casini sarebbero potuti essere meno finti se si fosse opposto col suo partito alla legge definita “una porcata” dal suo stesso ideatore. Proprio in quella trattativa tra le forze che componevano il centrodestra la mediazione ebbe i suoi frutti. La Lega Nord temeva uno sbarramento al 4%. Fu abbassato al 2%. Il Nuovo Psi di De Michelis e Caldoro, piccolo numericamente (aveva raccolto solo l’1% dei consensi cinque anni prima nella parte proporzionale), vedeva scomparire le possibilità di ottenere seggi. Comparve la norma del “ripescaggio” della lista più grande al di sotto dello sbarramento del 2%.

sabato 10 gennaio 2009

I conti di Tremonti

Dopo l’esperienza negativa della legislatura 2001-2006 il Ministro dell’Economia del Pdl ripropone previsioni molto positive. Ce la farà a proseguire l’opera di risanamento di Prodi e Padoa Schioppa?

TREMONTI 01 - Analizzando le previsioni di inizio legislatura (2001), all’inizio della sua nuova esperienza come Ministro dell’Economia dopo il ’94, Giulio Tremonti aveva senza dubbio intenzione di continuare sulla strada del risanamento avviata dal centrosinistra dei governi Prodi-D’Alema-Amato. L’eredità raccolta dai suoi predecessori (Visco-Del Turco) consisteva in un saldo primario di oltre 100.000 miliardi delle vecchie lire (circa 56 miliardi di euro). Il nuovo inquilino di via XX Settembre puntò il dito ancora più in alto prevedendo che alla fine del suo nuovo mandato (nel 2006) l’avanzo primario avrebbe raggiunto e superato gli 80 miliardi di euro, il che significava un livello del debito al 92,8% del Pil dopo cinque anni. Inutile dire che i risultati furono diametralmente opposti alle aspettative. A fine legislatura i 56 miliardi di avanzo erano diventati solo 2, la spesa pubblica che sarebbe dovuta aumentare del 16% rispetto al 2001 aumentò del 28% con la spesa sanitaria particolarmente fuori controllo. Durante l’esperienza berlusconiana al governo del Paese, infatti, balzò dai 70 ai 100 miliardi di euro, un aumento di circa il 45% (Tremonti aveva previsto un aumento del 16%). Non fu tenuta a bada nemmeno la crescita della spesa per i redditi da lavoro dipendenti che sarebbe dovuta essere moderata, al di sotto della media. Sotto controllo rimase, però, la spesa previdenziale, per via della riforma e dell’introduzione del cosiddetto “scalone”. E fu così che dal 2005 in poi il debito pubblico dopo dieci anni ricominciò a crescere.

PADOA SCHIOPPA 06 - Poi arrivò il governo di Romano Prodi e il conto della pubblica amministrazione riprese a respirare. Il rapporto deficit/Pil era giunto al 4%. Con l’avvento di Tommaso Padoa Schioppa al super Ministero dell’Economia e delle Finanze, i conti tornarono ben presto sul binario giusto. L’indebitamento scese sotto il 3%. In soli 2 anni furono recuperati oltre 40 dei 56 miliardi dell’avanzo primario di un tempo. Le entrate tributarie aumentarono ad un ritmo doppio di quanto previsto e la spesa pubblica fu tenuta sotto controllo. “Il miglioramento conferma la tendenza emersa già dallo scorso anno di un allargamento della base imponibile, imputabile anche all’efficacia degli interventi di recupero dell’evasione fiscale adottati”, faceva sapere il governo nel 2007. Le previsioni furono addirittura migliorate in corso d’opera, nel suo secondo anno di attività l’esecutivo avvicinò gli obiettivi di finanza pubblica. Le previsioni di pareggio di bilancio (azzeramento dell’indebitamento netto) e di abbassamento del debito sotto la soglia del 100% del prodotto interno lordo furono migliorate. Gli obiettivi sarebbero stati raggiunti nel 2010, non più nel 2011.

TREMONTI 08 – Col 2009 dovrebbe iniziare la riscossa di Tremonti, che si è spinto con la Relazione Previsionale e Programmatica di fine settembre oltre le previsioni della sua passata esperienza. L’Italia punta a raddoppiare l’avanzo primario di fine 2008 (nel 2013 dovrebbe raggoungere quota 90 miliardi, dai 40 di oggi). Dal 2,6 attuale al 5% circa del Pil. Le entrate dovrebbero crescere ad un passo una volta e mezzo superiore alle spese, mentre il debito dovrebbe scendere fino al 91,9% del Pil.

mercoledì 7 gennaio 2009

Problemi di maggioranza

I veti non appartengono esclusivamente alle maggioranze parlamentari esigue, come quelle del governo Prodi II (2006-2008). Anche il centrodestra berlusconiano che gode di numeri soddisfacenti in entrambi i rami del Parlamento ha il suo bel da farsi per sedare gli animi. Molto probablmente la sinistra radicale avrebbe influenzato l’azione dell’esecutivo nella passata legislatura anche se la maggioranza dell’allora Unione a Palazzo Madama non fosse stata legata ad un filo. Oggi la Lega Nord non molla su Malpensa, e impone come priorità tra le riforme quella del “suo”federalismo fiscale, mentre Alleanza Nazionale lotta per legittimare la sua quota di partecipazione al Popolo della Libertà. Inizialmente ha dovuto tener duro nella formazione del nuovo governo per ottenere una giusta e degna rappresentanza, in seguito, sulla tentata riforma elettorale per le Europee, ha sventato il pericolo di abolizione delle preferenze (ipotesi gradita al Presidente del Consiglio). In questi giorni viene avanzata l’ipotesi di promozione a Ministro dei Sottosegretari Michela Vittoria Brambilla (Salute) e Ferruccio Fazio (Turismo), entrambi forzisti. Per il partito di Fini, che ha raccolto su scala nazionale, sia alle Elezioni Politiche di quasi tre anni fa, sia alle Europee di 4 anni e mezzo fa, più della metà dei voti di Forza Italia, sarebbe inaccettabile ritrovarsi all’interno del costituendo Pdl rappresentato in misura inferiore al 30%. Le fibrillazioni interne alla maggioranza di questi giorni alle voci di un rimpasto nel governo sono la prova provata che Berlusconi non avrà la strada spianata. Lo hanno lasciato intendere con le loro dichiarazioni Andrea Ronchi e Maurizio Gasparri. Ancora più esplicito è stato Francesco Storace dal suo blog.

venerdì 2 gennaio 2009

Sondaggi: per Ipr l'Idv è il terzo partito

Mentre il Pd rimane ancora al di sotto della soglia del 30% a 5 punti dalle Politiche, l'Italia dei Valori per la prima volta viene segnalata al di sopra della Lega Nord in un sondaggio politico-elettorale

Si riparte con l'Italia dei Valori terzo partito del Paese. Nel mese di dicembre l'unico sondaggio disponibile circa le intenzioni di voto degli italiani è stato quello di Ipr marketing, realizzato tra il 20 novembre e il 4 dicembre e pubblicato il 16. Secondo questa rilevazione il divario tra centrodestra e centrosinistra scenderebbe a 10 punti dai circa 15 rilevati da quasi tutti gli istituti di sondaggi nei mesi scorsi a partire dal dopo-elezioni. Scenderebbero infatti sotto il muro del 50% la coalizione composta da Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia e sotto il 40% il Pdl berlusconiano (nel 90% dei casi da giugno in poi era dato al di sopra di quella soglia).
Calerebbe, secondo Ipr, oltre al Pdl (39%) anche la Lega (7,5%, al di sotto delle medie precedenti), mentre rimarrebbe nella norma l'Mpa (0,9%).
Il centrosinistra, invece, ottiene per Ipr il 36,8% dei consensi. Il 28% il Partito Democratico, l'1% i Radicali e il 7,8% l'Italia dei Valori di Antonio di Pietro, un vero boom per il partito dell'ex pm, che per la prima volta supera nei sondaggi la Lega Nord.
Bassissimo rispetto alle Europee di 5 anni fa, quando superò ampiamente la soglia del 10% è il dato relativo alla Sinistra radicale (5,5%), trainata da Rifondazione Comunista che da sola otterrebbe il 2,3% dei voti. Fermi allo 0,6% i Comunisti Italiani e all'1,3% sia i Verdi che Sinistra Democratica.
In crescita rispetto alle ultime Elezioni Politiche il Partito Socialista (1,3%), in calo La Destra (1,5%).