martedì 11 novembre 2008

Forza Cossiga

Le esternazioni dell'ex Presidente della Repubblica sono di grande valore informativo

Gli italiani sono un popolo di ingrati. Hanno comprato milioni di copie de La Casta, che messo a nudo gli sprechi e i privilegi della classe politica del Belpaese; hanno comprato milioni di copie di Gomorra, che ha reso pubbliche e ancor più agghiaccianti le verità sulla camorra nascoste nelle carte dei tribunali; hanno fatto diventare Travaglio una star; Report di Milena Gabanelli e Blu Notte di Carlo Lucarelli sono seguitissime. E poi? E poi appena arriva l’ex presidente Francesco Cossiga a fare la tanto amata controinformazione succede il putiferio. Quando Cossiga apre bocca per svelare cose che nessuno ha mai detto, subito si grida allo scandalo: qualcuno prontamente parla di “dono dell’Alzheimer”, “doniamo un neurone a Cossiga“ si legge da qualche altra parte ironizzando sul suo stato di salute. L’ultima uscita chiacchierata di Cossiga è quella in piena protesta studentesca anti-decreto 133. Un’uscita oramai nota e stranota. “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero Ministro dell'interno, ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città” diceva il senatore a vita una ventina di giorni fa al Quotidiano Nazionale. E specificava il piano che avrebbero dovuto adottare gli sbirri: “Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri, le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano”. Sicuramente il contenuto di queste dichiarazioni va condannato, nel senso che lo Stato non può agire nella logica del tanto peggio, tanto meglio, nè dell’istigazione, né della legge del taglione, né della violenza come procedura prediletta per garantire l’ordine pubblico. Ma vogliamo buttar via lo splendido inedito contributo su come si fa politica della sicurezza in Italia regalataci dal Picconatore? La mente corre al G8 di Genova e agli episodi di violenza subiti dai manifestanti alloggiati nella scuola Diaz. Chissà se anche in quel caso il modus agendi delle forze dell’ordine fu di cossighiana dottrina. Oggi siamo nel 2008 e fortunatamente alla messa a ferro e fuoco delle città non si è arrivati nemmeno nei giorni più caldi della protesta: soltanto (!) scontri a Piazza Navona tra pochi estremisti di destra e di sinistra. Ma ciò non scredita il metodo-Cossiga. Per Beppe Grillo, che al riguardo ha diffuso un video su You Tube con tanto di moviola, gli agenti provocatori infiltrati ci sono stati e come! Un poliziotto è mimetizzato tra gli estremisti di destra, parla serenamente con altri poliziotti che lo chiamano per nome, mentre tutti gli altri manifestanti filo-fascisti sono distesi a terra. Poi sale per ultimo nella camionetta alla fine degli scontri: è uno di loro! Un ulteriore passo in avanti nel nostro viaggio alla scoperta del Ministero degli Interni italiano, guidati da Cossiga, lo compiamo con la lettera del Picconatore inviata ultimamente al Capo della Polizia Manganelli e pubblicata per intero sul sito 19luglio1992. Anche qui le chicche sono interessanti spunti di riflessione degne della migliore controinformazione dei giorni nostri: “Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti. A mio avviso, dato che un lancio di bottiglie contro le forze di polizia, insulti rivolti a poliziotti e carabinieri, a loro madri, figlie e sorelle, l'occupazione di stazioni ferroviarie, qualche automobile bruciata non e' cosa poi tanto grave, il mio consiglio e' che in attesa di tempi peggiori, che certamente verranno, Lei disponga che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino, in modo che qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino, siano danneggiati”. Cossiga, nella stessa missiva, dice di essere stato denunciato “da molte persone, sacerdoti, frati e suore comprese”, e stando alle sue parole sembra che sia in arrivo una nuova denuncia “da parte di S.Em.za il Card. Tettamanzi, firmata anche dai alcuni suoi fedeli adepti dei Centri Sociali, dei No Global e dei Black Bloc”. Personalmente non le concepisco queste querele. Preferirei che Cossiga si spingesse oltre e ci svelasse con tutta la sua schiettezza altri segreti della storia italiana, come ha fatto a febbraio di quest’anno. Anche quella volta le sue parole hanno fatto il botto: “Furono i nostri servizi segreti che quando io ero presidente della Repubblica - affermò ai microfoni di SkyTg24 - informarono l'allora sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non a impatto, ma a risonanza. Se fosse stato a impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo. La tesi è che i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi. La verità è che Gheddafi si salvò perché il Sismi, il generale Santovito, appresa l'informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro. I francesi questo lo sapevano videro un aereo dall'altra parte di quello italiano e si nascose dietro per non farsi prendere dai radar".
Il risultato? Riapertura delle indagini sulla strage di Ustica da parte della Procura di Roma. Forza Cossiga.

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