venerdì 14 novembre 2008

Che Obama sarà?

Liberale, protezionista, centrista, guerrafondaio, pragmatico, socialista o comunista?

LIBERALE - Obama in perfetto stile Usa. In un’intervista al Corriere della Sera il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti l’ha paragonato all’imperatore Adriano: “L'America ha cominciato a configurarsi come un impero liberale e benevolo, seduttivo e democratico. E tuttavia quasi per sorte ripetitiva ha rischiato di seguire la stessa parabola dell'impero romano, Roma, conquistato il Mediterraneo, ne fu a sua volta dominata. Non solo l'America è entrata nella globalizzazione ma la globalizzazione è entrata in America con l'Asia in testa”. Su Blogonomy se ne parla così: “Obama non è certo uno statalista sulle posizioni dei nostri Democratici, che scontano ancora una storia nella quale lo Stato era sempre considerato la soluzione e mai il problema, per parafrasare un grande presidente, Ronald Reagan, che Obama ha ammesso di ammirare”.

PROTEZIONISTA - Su Il Sole 24 Ore qualcuno (Alberto Alesina) lo vede protezionista. Ma anche centrista. Due Obama, insomma. Il primo “all'estrema sinistra del partito democratico”. Un Obama che durante la campagna elettorale “parlava di protezionismo e di revisione degli accordi di libero commercio nel continente; che voleva aumentare subito (e di molto) le tasse sui ceti medio-alti; che con una buona dose di populismo voleva tassare gli speculatori petroliferi e penalizzare i capital gains, con un atteggiamento punitivo verso Wall Street; che voleva sussidiare industrie in declino”. Per Alesina con questo Obama “la recessione Usa, e di riflesso quella europea, sarà più grave e più lunga del previsto”.

CENTRISTA – Il secondo Obama è quello centrista, quello “pronto a rinviare aumenti di imposte sui ricchi a quando l'economia reale se lo potrà permettere, cioè a recessione finita, e che parlava di protezionismo solo per vincere in quegli Stati, come Pennsylvania e Ohio, pieni di industrie in difficoltà, strategia che infatti ha funzionato“. Su L’Occidentale, in un articolo firmato da Roberto Santoro si descrive un Obama molto Clintoniano, con riferimento all’ultima fase (“unitaria”) dell’era dell’ex Presidente Clinton. I riferimenti sono all’economia: “Un programma moderato contraddistinto da una politica fiscale progressiva e da un aumento degli investimenti nella sanità, nell’istruzione e nell’ambiente. Obama ha promesso di concentrarsi sulle classi medie per alleggerire il carico fiscale di chi sta sopportando il peso della crisi. Vuole offrire servizi sociali più ampi sperando di non mandare in tilt la spesa pubblica. La sua priorità è il programma di salvataggio dell’economia, che la gente torni a lavorare e produrre. Il problema è conciliare tutto questo con gli ambiziosi piani di spesa per la sanità, il cambiamento climatico e l’indipendenza energetica”. Obama centrista: “I clintoniani spingeranno Obama verso una politica di tipo centrista per conciliare le ragioni di un welfare competitivo con quelle di un mercato più controllato”.

GUERRAFONDAIO - In campagna elettorale la discontinuità con l’amministrazione Bush in termini di politica estera c’è stata: via l’unilateralismo. Ma se si parla di interventi militari all’estero la linea di confine con la precedente amministrazione non appare così tanto marcata. Via dall’Iraq, col tempo. Ma giù duro in Afghanistan. Per Valerio Pieroni (Iniziativa.info) il fatto che “Obama dovrà prima di tutto porre fine alla guerra in Iraq” e “poi, una volta riportate le truppe Usa a casa, dovrà iniziare subito a ricucire le alleanze in giro per il mondo, togliendo gli Usa dal grave isolamento e dagli attriti con le altre potenze cui l’amministrazione Bush li ha confinati” non significa che il neo-eletto Presidente americano sarà meno guerrafondaio di Bush. Da questo punto di vista “I pacifisti di casa nostra possono mettersi l'animo in pace, senza illudersi inutilmente: più volte in campagna elettorale Obama ha ostentato, nei confronti del terrorismo islamico, qualche determinazione in più dell'avversario McCain”. In campagna elettorale, infatti, Obama aveva definito “inaccettabile” il fatto che l’Iran si doti di un’arma nucleare. Una presa di posizione in perfetta linea con il suo predecessore, come prontamente fece notare il presidente del parlamento di Teheran, Ali Larijani, che parlò allora di “proseguimento della stessa erronea politica del passato”.

PRAGMATICO - C’è anche un Barack Obama non inquadrabile alla voce collocazione politica. E’ definito pragmatico da L’Espresso, nel titolo di un intervista “al padre nobile della sinistra americana”, Michael Walzer. Per Walzer non bisogna attendersi dalla nuova amministrazione chissà quale rivoluzione: “Il cambiamento sarà graduale, Obama non è né socialdemocratico né di sinistra”. Almeno per ora, perchè, dice Walzer: “Fino a oggi Obama si è presentato come un candidato non partisan, si è battuto contro la guerra ideologica che da anni va avanti a Washington. Ma sono certo che quando presenterà il suo progetto per la sanità ci sarà uno scontro frontale. E lui dovrà trovare un modo per vincerlo. Non potrà essere al di sopra delle parti”. Pragmatico è anche l’Obama descritto da Vittorio Foa su Il Giornale: “Non è un socialista, non è un rivoluzionario e forse nemmeno un Kennedy; Obama non è un visionario, è un politico ambizioso e soprattutto molto pragmatico”.

SOCIALISTA - Socialista è l’Obama visto dall’avversario, il repubblicano John McCain. “Obama socialista” è l’espressione ripetuta chissà quante volte in questa campagna elettorale in riferimento alla proposta di ridistribuzione della ricchezza avanzate dal candidato democratico. Negli Usa la parola in questione genera scetticismo. Lo stesso provocato il Italia dal termine comunista. Ma gli americano, si sa, sono sempre un passo più avanti.

COMUNISTA - Mentre l’Europa festeggiava la vittoria del candidato Democratico all’unisono c’era qualcuno del Vecchio Continente che lanciava epiteti fuori dal coro. “Obama è un cripto-comunista e presto l'America pagherà il prezzo di questo scherzo delle democrazia” è il pensiero espresso da un deputato del partito conservatore polacco Legge e Giustizia, Artur Gorski. La dichiarazione, accompagnata da espressioni pesanti, quali “messia nero” e “fine della civilizzazione dell’uomo bianco” è stata prontamente accompagnata dalle scuse del Ministro degli esteri polacco e del presidente dello stesso partito di Gorsky, che si sono dissociati dalle dichiarazioni del deputato. Ci mancherebbe.

Che Obama sarà? Ai posteri l’ardua sentenza.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Obama e' il cameriere della massoneria-bancaria-satanica che conduce il mondo, e vuole arrivare al potere totale, al Nuovo Ordine Mondiale controllato dalle banche nell'ombra. Niente di nuovo con Obama, non esiste cambiamento ma proseguimento nell'ombra del prezioso progetto massonico. Il cameriere e' agli ordini di chi paga, il padrone vero dell'America, la massoneria nera.