venerdì 28 novembre 2008

Calamita Pdl

Piccoli e grandi moderati attratti dalla vincente ex Casa delle Libertà

La cosiddetta Luna di Miele del governo Berlusconi continua e ne è un segnale chiaro l’evidente forza attrattiva del Popolo della Libertà verso le diverse cellule moderate che si staccano da altri luoghi per accomodarsi nella accogliente casa berlusconiana, la casa che naviga dritta verso il successo delle Europee. Infatti, se le alleanze del Partito Democratico dovessero rimanere queste, se la leadership veltroniana non dovesse essere messa in discussione e se lo stesso Segretario non si mettesse egli stesso in discussione con un congresso anticipato, ci sarà poco da discutere di vittorie e sconfitte nei prossimi mesi. Il quadro è chiaro.

INIZIO 2008 - Il Pdl, dicevo, è davvero una calamita. Due senatori margheritini, Giuseppe Scalera e Lamberto Dini, al momento della nascita del Partito Democratico diedero vita ad un nuovo movimento, quello dei Liberaldemocratici. Pochi mesi più tardi furono tra i protagonisti della caduta del governo Prodi II, negando la fiducia al centrosinistra insieme a Clemente Mastella e Tommaso Barbato dell’Udeur. Indette elezioni anticipate per l’aprile 2008, i Liberaldemocratici passarono dall’altra parte della barricata. Scalera è ora un deputato, Dini senatore. Furono eletti entrambi nelle fila del Pdl. Posti assicurati nelle liste bloccate. Un mese dopo il giuramento del nuovo governo i Liberaldemocratici si sciolsero per entrare a far parte a pieno titolo del Popolo delle Libertà. Il Pdl era davvero una calamita in quel periodo, quando Carlo Giovanardi lasciò il partito di Casini per fondare i Popolari Liberali, anch’essi pronti un giorno a confluire nel Pdl, ed ha continuato ad esserlo dopo lo schiacciante successo che gli ha assicurato una solida maggioranza in entrambi i rami del Parlamento.

PRIMA DEL VOTO – Alla vigilia delle Elezioni Politiche di aprile la Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza vinse il ricorso al Consiglio contro l’esclusione decretata al momento della presentazione delle liste dal Viminale, causa l’eccessiva somiglianza tra il simbolo Dc e quello dell’Udc di Casini. La vittoria nel ricorso ottenuta a pochi giorni dal voto avrebbe potuto far slittare di 2/3 settimane il voto di aprile e dare grandissima visibilià al partito di Pizza, molto piccolo numericamente. La Dc evitò lo slittamento delle urne rinunciando a presentarsi sulla scheda elettorale, e garantendo il proprio appoggio alla coalizione berlusconiana con la quale aveva stabilito un “accordo tecnico” per il Senato. Pizza è oggi Sottosegretario all’Istruzione, Università e Ricerca.

DOPO IL VOTO – Una calamita il Pdl lo è stato anche per il senatore Mario Baccini, eletto ad aprile tra le fila dell’Udc e per l’Udc candidato alla carica di Sindaco di Roma poche settimane prima della decisione di staccarsi dal partito centrista per approdare nella nuova casa del centrodestra. Baccini per l’occasione ha fondato a maggio la Federazione dei Cristiano Popolari. Ironia della sorte, ad inizio anno, dopo l’annuncio da parte di Fini e Berlusconi della nascita di una lista unitaria Fi-An (poi divenuta Popolo della Libertà), Baccini insieme a Bruno Tabacci aveva dato il via al progetto della Rosa Bianca, una nuova forza politica alternativa alle coalizioni di Veltroni e Berlusconi, posta al centro dello scacchiere politico italiano. In attesa di una decisione da parte del loro leader Casini se aderire o no alla nuova casa del centrodestra, loro avevano già stabilito che era giunto il momento di rompere col Cavaliere. Come si cambia.

ULTIME ATTRAZIONI - Il Pdl è stato una calamita pochi giorni fa per il senatore Sergio De Gregorio, che ha sciolto il suo movimento Italiani nel Mondo, sorto nel 2006 all’indomani della rottura con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, partito nel quale era stato eletto alle Politiche dello stesso anno. Il Pdl è stato una calamita, ultimo in ordine cronologico, per il portavoce dell’Udc, Francesco Pionati, ex giornalista del Tg1, poco interessato alle voci che vogliono il partito dello scudo crociato possibile alleato in futuro del Partito Democratico.

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