venerdì 3 ottobre 2008

Razzismo? Meglio non parlarne

La notizia di ieri sera del pestaggio di un cinese a Roma ad opera di un gruppo di sette persone, presto identificate e fermate, succede ad una serie di tragici avvenimenti che, come questo, hanno come unico movente il razzismo. Piccoli gruppi di ragazzi recano violenza fisica a persone inermi ree solamente di avere caratteristiche fisiche o tratti somatici diversi dai propri. L’uomo cinese vittima del pestaggio di stasera, 36enne, si trovava alla fermata dell’autobus. Botte e fratture senza motivo. “Cinese di merda” sono le parole che gli rivolgevano gli aggressori. La domanda retorica “Perché lo fanno?” richiama altrettanto retoriche risposte: ignoranza, stupidità, mancanza di sani principi, assenza di interessi e punti di riferimento nella società. Ma se è vero che i problemi si risolvono dalla radice, non sarebbe il caso di ignorarli episodi simili? Il diritto-dovere di cronaca dei media li induce, come è giusto che fosse, a mettere in luce episodi drammatici di ogni genere. Ma le luci della ribalta per un aggressione come quella di oggi, possono generare l’effetto opposto di quello desiderato da chi (giornalisti, politici, cittadini) intervengono nel dibattito per commentare: le condanne e le espressioni di indignazione verso il fatto generano riflessione, sollevano il problema, lo espongono agli occhi di tutti, ma possono anche far scattare una scintilla pericolosa stimolando la mente perversa di chi, razzista, ha vissuto la sua gravissima malattia fermandosi sempre un attimo prima della violenza.

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