lunedì 13 ottobre 2008

Nascondino: legiferare giocando

Il governo nasconde norme “bollenti” in decreti di tutt’altra materia.

ECONOMIA – Poche settimane fa i senatori del Popolo della Libertà Antonio Paravia e Angelo Maria Cicolani hanno nascosto la norma salva-manager, che avrebbe salvato dalle pesanti accuse i finanzieri Cesare Geronzi, Calisto Tanzi e Sergio Cragnotti, responsabili dei crac Cirio e Parmalat, all’interno del decreto Alitalia, precisamente all’interno della cosiddetta legge Marzano, contenente misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza. Alla scoperta del tranello, smascherato da un’inchiesta di Report di Milena Gabanelli, anticipata da Repubblica, nessun esponente del centrodestra si è detto favorevole all’articolo. Provare a scoprire gli ideatori della norma equivale a provare a fare un buco nell’acqua. Secondo il provvedimento se non c'è stato il fallimento delle società coinvolte negli scandali finanziari, i reati commessi dai manager non sono perseguibili. Berlusconi affermò allora: “Non ne ero assolutamente a conoscenza”. Fu categorico Giulio Tremonti: “O va via l'emendamento o va via il Ministro dell'Economia”. Il Ministro dello Sviluppo Economico Scajola parlò di “un equivoco”. Estranei alla vicenda si dissero il Ministro del Welfare Sacconi, Italo Bocchino, Giulia Bongiorno, Amedeo Laboccetta: sembravano tutti all’opposizione.

ISTRUZIONE - Il governo, secondo l’ex Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni (Partito Democratico), in un decreto sulla Sanità pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre, avrebbe nascosto una norma riguardante l’istruzione, precisamente il taglio di circa 4.000 istituti con meno di 500 alunni: “La norma sull'accorpamento, e la conseguente chiusura, degli istituti scolastici con meno di 500 alunni inserita di soppiatto dal governo in un decreto riguardante la Sanità, conferma ciò che avevamo preannunciato in Aula, e cioè che per effettuare i tagli alla spesa scolastica imposti da Tremonti non basterà il ritorno al maestro unico”. Per Fioroni il governo ha intenzione di “arrivare poi al taglio degli insegnanti di sostegno”.

GIUSTIZIA - Nel decreto legge che dà più soldi ai magistrati in marcia verso le sedi disagiate, approvato il 9 ottobre, invece, è stato nascosto il cosiddetto lodo Carnevale, “norma che consente a chi fu graziato nel 2004 e ottenne la ricostruzione della carriera di ottenere posti di vertice oltre i 75 anni”, apprendiamo da Repubblica.it. Viene abolita, infatti, una legge del precedente governo che stabiliva nuovamente un limite di età rispetto alla legge Castelli che l’aveva eliminato. Al magistrato in questione, si legge dall’articolo, “fecero una leggina ad hoc nel 2003, per ripescarlo dalla pensione dov'era finito quale imputato in un processo per mafia, gliene rifanno una per consentirgli di concorrere all'unico incarico che desidera, il posto di primo presidente della Cassazione”. Secondo Repubblica.it con questa norma “ci arriverà alla veneranda età di 80 anni, ci potrà restare fino ai suoi 83, anche se i colleghi vanno in pensione a 75”. Il magistrato siciliano Corrado Carnevale è soprannominato l’”ammazza-sentenze” per aver fatto cessare, quando faceva parte della Suprema Corte di Cassazione, diversi processi dei tribunali chiamati a giudicare su temi di mafia “per vizi di forma”. Si tratterebbe della seconda legge ad-personam che riguarda il magistrato: “La prima ripescò Carnevale dalla pensione, dov'era finito per via del processo per concorso in associazione mafiosa che gli aveva mosso la procura di Gian Carlo Caselli. Fu assolto nel 2002. L'anno dopo ecco un comma nella Finanziaria per restituire onore e carriera ai dipendenti pubblici, toghe comprese, finite nelle maglie della giustizia ma uscitene illese. Non solo possono tornare in servizio, ma recuperare pure gli anni persi sforando l'età pensionabile. Un dl del 2004 fa di più e consente ai reintegrati di ottenere un posto in sovrannumero”. L’obiettivo di Carnevale, settantottenne, quindi secondo la legge in vigore non reintegrabile, è noto: “diventare primo presidente, con la leggina fresca di voto, se la Camera la conferma, ce la farà”. Diceva di Giovanni Falcone: “un cretino, indegno di essere rispettato anche da morto”.

1 commento:

UNISTAT ha detto...

"BUON ANNO A TUTTI... meno che a uno, anzi mezzo"!

Come sarà il 2009? Non c’è nessuno - ma per chi ci crede ci sono i soliti oroscopi - che abbia le carte in regola per formulare previsioni attendibili circa il nostro futuro prossimo. Non sappiamo se ci sarà un collasso dell’economia. Non sappiamo se la crisi durerà uno o più anni. Non sappiamo se il prezzo del petrolio salirà o scenderà. Non sappiamo se ci sarà inflazione o deflazione, se l’euro si rafforzerà o si indebolirà. Non sappiamo se gli Usa del nuovo-Presidente saranno diversi da quelli del Presidente-guerrafondaio. Non sappiamo se Istraele e Palestina continueranno a scannarsi per tutta la vita. Non sappiamo nada de nada! La stampa, i politici, i sindacati, tacciono! Stra-parlano soltanto di federalismo, riforma della giustizia, cambiamento della forma dello Stato, grandi temi utopici che vengono quotidianamente gettati ad una stampa famelica di pseudo-notizie, mentre i veri cambiamenti si stanno preparando, silenziosamente, nelle segrete stanze. Comunque, anche se i prossimi anni non ci riservassero scenari drammatici, e la crisi dovesse riassorbirsi nel giro di un paio d’anni, non è detto che l’Italia cambierà davvero sotto la spinta delle tre riforme di cui, peraltro, si fa fino ad oggi solo un gran parlare. Del resto, non ci vuole certo la palla di vetro per intuire che alla fine la riforma presidenzialista non si farà (e se si farà, verrà abrogata dall'ennesimo referendario di turno), mentre per quanto riguarda le altre due riforme - federalismo e giustizia - se si faranno, sarà in modo così... all'italiana che porteranno più svantaggi che vantaggi: dal federalismo è purtroppo lecito aspettarsi solo un aumento della pressione fiscale, perché l’aumento della spesa pubblica appare il solo modo per ottenere il consnenso di tutta "la casta", e poi dalla riforma della giustizia verrà soltanto una "comoda" tutela della privacy al prezzo di un'ulteriore aumento della compra-vendita di politici, amministratori e colletti bianchi. Resta difficile capire, infatti, come la magistratura potrà perseguire i reati contro la pubblica amministrazione se "la casta" la priverà del "fastidioso" strumento delle intercettazioni telefoniche. Così, mentre federalismo, giustizia, presidenzialismo, occuperanno le prime pagine, è probabile che altre riforme e altri problemi, certamente più importanti per la gente comune, incidano assai di più sulla nostra vita. Si pensi alla riforma della scuola e dell’università, a quella degli ammortizzatori sociali, a quella della Pubblica Amministrazione. Si tratta di tre riforme di cui si parla poco, ma che, se andranno in porto, avranno effetti molto più importanti di quelli prodotti dalle riforme cosiddette maggiori. Forse non a caso già oggi istruzione, mercato del lavoro e pubblica amministrazione sono i terreni su cui, sia pure sottobanco, l’opposizione sta collaborando più costruttivamente con il governo. Ma il lato nascosto dei processi politici che ci attendono non si limita alle riforme ingiustamente percepite come minori. Ci sono anche temi oggi sottovalutati ma presumibilmente destinati ad esplodere: il controllo dei flussi migratori, il sovraffollamento delle carceri e l'emergenza salari. Sono problemi di cui si parla relativamente poco non perché siano secondari, ma perché nessuno ha interesse a farlo. Il governo non ha interesse a parlarne perché dovrebbe riconoscere un fallimento: gli sbarchi sono raddoppiati, le carceri stanno scoppiando esattamente come ai tempi dell’indulto e gli stipendi degli italiani sono i più bassi d'europa. L'opposizione non può parlarne perché ormai sa che le sue soluzioni-demagogiche - libertà, tolleranza, integrazione, solidarietà - riscuotono consensi solo nei salotti intellettuali. Eppure è molto probabile che con l’aumento estivo degli sbarchi, le carceri stipate di detenuti, i centri di accoglienza saturi, ed il mondo del lavoro dipendente duramente provato da un caro prezzi che non accenna a deflazionare, il governo si trovi ad affrontare una drammatica emergenza. Intanto, in Italia prosegue la propaganda dell'ottimismo a tutti i costi: stampa, sindacati e politica ci fanno sapere solo ciò che fa più comodo ai loro giochi, e "noi"- a forza di guardare solo dove la politica ci chiede di guardare - rischiamo di farci fottere. Buon Anno!