martedì 7 ottobre 2008

L'anti-crocifisso

TELEVISIVO - Ve lo ricordate Adel Smith, il presidente dell’Unione Musulmani d’Italia? A Porta a Porta, nel 2001, definì il crocifisso, motivo delle sue mille battaglie, come “il cadavere di un uomo nudo affisso su un pezzo di legno, usato dai romani per punire i peggiori criminali dell’epoca”. “Non è sempre piacevole”, affermò, “vedere un cadavere in miniatura”. Due anni dopo, nel gennaio 2003 fu malmenato da alcuni militanti di Forza Nuova in diretta televisiva, mentre interveniva ad una trasmissione dell’emittente veronese Telenuovo: Adel Smith contro tutti. Allora l’episodio suscitò molto scalpore. Risultati: attenzione dei media con relative polemiche-dibattiti-scontri-confronti politici e apolitici (chiamateli come volete), partecipazione di Adel Smith ad alcune trasmissioni su reti nazionali e relativo passaggio obbligato dall’anonimato alla notorietà. Dopo quell’episodio tornò alla ribalta del piccolo schermo nei mesi successivi per aver chiesto la rimozione (in un primo momento ottenuta) del crocifisso dalla scuola materna-elementare frequentata da uno dei suoi due figli, ad Ofena, in Abruzzo. Rai, Mediaset, Sky, ancora talk-show ed ancora audience assicurata.

DENUNCIATORE – E’ il marzo 2005 quando Adel Smith chiede al Tribunale di Napoli, attraverso i suoi legali, di far rimuovere i crocifissi dalle aule scolastiche che sarebbero state di lì a poco trasformate in seggi elettorali pur di garantire uguaglianza a tutti i cittadini. Al 2006, invece, risale la denuncia nei confronti della scrittrice Oriana Fallaci, accusata da Smith di vilipendio della religione islamica per nove frasi contenute nel bestseller La forza della ragione. Il presidente dell’Unione Musulmani chiese di costituirsi parte civile in qualità di ministro della religione islamica, il giudice ammise la richiesta ma solo come persona che professa la religione islamica. Qualche mese prima, invece, aveva denunciato, sempre per offese alla religione islamica, l’ex Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che durante la campagna elettorale per le Elezioni Politiche aveva mostrato durante un’intervista una maglietta offensiva nei riguardi dell’Islam.

RICOVERI - Adesso dal sito di Forza Nuova riportiamo la descrizione di un altro episodio che ha legato nuovamente il movimento di estrema destra e il personaggio. Si legge sul web: ”A seguito del gravissimo gesto perpetrato dal sig. Adel Smith, reo d’aver indiscriminatamente allontanato simboli cristiani dall’interno della sua stanza di degenza e dal corridoio del reparto dell’ospedale aquilano San Salvatore nel quale tuttora è ricoverato, una delegazione regionale del movimento si è sentita in dovere di recarsi sul luogo dell’accaduto, riposizionando correttamente il crocefisso nello stesso identico punto in cui era stato barbaramente tolto”. Della vicenda parla anche L’Espresso, che riporta le parole inferocite dell’arcivescovo Giuseppe Molinari (“Con questi personaggi non si può dialogare”) circa la richiesta di Smith “di togliere o quantomeno spostare croci e madonnine dal reparto ospedaliero”. Ma Adel Smith non è nuovo ad expolit durante i ricoveri: è il 15 dicembre 2003 quando lancia un crocifisso dalla finestra dell’ospedale dell’Aquila, dove era ricoverata la madre: il gesto gli costò tre anni dopo (gennaio 2006) la condanna ad otto mesi di reclusione.

ANALIZZATO - Una volta caso nazionale, adesso Adel Smith non che non importi più a nessuno, ma sicuramente non gli riesce difficile balzare agli onori della cronaca. Potere dei mezzi di (dis)informazione mantenerlo a galla. Eppure cinque anni fa, dopo le prime luci della ribalta ben presto fu svelato che il personaggio in questione in realtà aveva uno spessore molto più basso di quello che poteva apparire, o, almeno, non lo era sicuramente l’associazione che rappresentava. Si leggeva su Libero il 12 gennaio di quel 2003, pochi giorni dopo l’episodio di Telenuovo: “Adel Smith, in realtà, è battezzato, e si chiama Emilio. Si accompagna alla sua guardia del corpo, Massimo Zucchi, un passato di militanza nella sinistra extraparlamentare negli anni Settanta. Sono loro il presidente e Il segretario dell'Unione musulmani d'Italia. E gli unici iscritti a quel movimento, insieme con la convertita italiana che si portano dietro regolarmente”. Lo stesso giornale di Vittorio Feltri raccontava, tra l’altro, qualche singolare episodio della carriera di Smith, alimentava dubbi sui suoi finanziamenti, evidenziava il basso profilo del personaggio: “Nel suo curriculum vitae Smith, oltre ai deliri televisivi ormai noti, annovera anche una cacciata solenne dalla grande Moschea di Roma, il 9 novembre 2001. Presentatosi insieme con il solito Zucchi con un banchetto pieno di libri nazi-islamici pubblicati dalla Tipografia La Luce editrice (la casa editrice fondata in Albania dallo stesso Smith e finanziata non si sa bene da chi), tutto aveva messo nel conto tranne che venire cacciato a calci nel sedere proprio il venerdì di preghiera dai suoi correligionari, che invece non ambivano affatto di essere accomunati a quello che continuano a considerare un esibizionista e un fenomeno da baraccone”. Il Censur (Center for studies of new religions) ci rende più chiare le idee: "Smith è regolarmente attaccato, su Internet e altrove, come esponente di una di quelle associazioni microscopiche che riescono a ingannare giornalisti confusi dai nomi apparentemente "ufficiali" delle loro organizzazioni. Secondo il giornalista Magdi Allam l'Unione dei Musulmani d'Italia, che vanta cinquemila membri, ne ha più probabilmente due - Smith e il suo fidato collaboratore Abdul Haqq Massimo Zucchi - più “una decina di simpatizzanti albanesi”". Eppure vive il suo momento di gloria, il sig. Smith. Miracolo dei media.

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