martedì 28 ottobre 2008

Il Pd e le liste bloccate

Il partito di Veltroni critica duramente la proposta di abolizione delle preferenze. Ma le snobbò alle primarie 2007. Dissensi anche dall’interno della maggioranza alla proposta di riforma elettorale europea

LA PROPOSTA DEL PDL - Le modifiche alla legge elettorale per le Elezioni Europee dovranno essere approvate dal Parlamento entro sei mesi dalle urne. Sono poche, quindi, le settimane a disposizione della maggioranza per far approvare la bozza approvata dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, che prevede l’abolizione delle preferenze, il raddoppio delle circoscrizioni, lo sbarramento al 5% e l’introduzione delle quote rosa per l’elezione degli Europarlamentari italiani che siederanno a Strasburgo. Assisteremo, come lasciano presagire le critiche frontali dell’opposizione alla proposta avanzata dalla maggioranza, ad un duro dibattito in Parlamento.

NO ALLE LISTE BLOCCATE - Oggi Massimo D’Alema parla di “atteggiamento antidemocratico della maggioranza”, che imperterrita tira dritta per la sua strada. Arturo Parisi parla di “Porcata bis”. Persino all’interno della maggioranza nascono dissensi: alcuni esponenti dell’Mpa (Movimento per l’Autonomia), alleato del Popolo della Libertà in tutte le regioni del centro-sud alle ultime Politiche, ma non determinanti numericamente nei due rami del Parlamento ai fini dell’approvazione della legge, hanno firmato insieme ad alcuni colleghi del Partito Democratico e dell’Udc una lettera inviata a tutti i Deputati e Senatori per indurli a bocciare la proposta dell'abolizione delle preferenze, che viene definita “una pretesa che contraddice in modo grave un impegno assunto da tutte le formazioni che si sono presentate davanti agli elettori appena sei mesi fa: le regole che valgono per tutti debbono essere modificate ricercando e realizzando un consenso che non si limiti alla maggioranza parlamentare del momento”. Inoltre, il deputato del Pdl, Fabio Rampelli, in quota An, si dice “contrario all'abolizione delle preferenze, a meno che non venga stabilito un criterio oggettivo di selezione delle candidature nel quale sia ben chiara la partecipazione democratica, come potrebbe accadere con elezioni primarie regolate per legge o con una riforma strutturale dei partiti che vincoli le decisioni al rispetto della trasparenza della condivisione, pena la perdita del finanziamento pubblico”.

LE LISTE BLOCCATE DEL PD - Di fronte ad un’opposizione dura e anche a dissensi interni, perché la maggioranza non tira fuori come argomentazione a sostegno della propria proposta l’utilizzo delle liste bloccate alle elezioni primarie del Pd svoltesi un anno fa? Il 14 ottobre 2007 per la prima volta un Segretario di partito veniva eletto democraticamente da tutti gli elettori. Ma il metodo usato fu quello della lista bloccata, oggi ampiamente combattuto da quella stessa parte politica. Sulla scheda, che vedeva in corsa un solo diessino, lo strafavorito Walter Veltroni, vincitore con percentuali bulgare, e due margheritini, Enrico Letta e Rosy Bindi, di preferenze non vi era nemmeno l’ombra. Per di più fu ritirata al momento della presentazione delle liste la candidatura dell’allora Ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, diessino, che sarebbe stato un valido e insidioso concorrente per il compagno di partito Veltroni, e avrebbe sicuramente dato un volto diverso alla competizione primaria.

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