sabato 25 ottobre 2008

Diritto di votare, divieto di esprimersi

Verso le liste bloccate e lo sbarramento al 5% alle prossime Elezioni Europee. Dopo il Porcellum del 2006 e del 2008 la maggioranza si appresta a cucirci le bocche anche in vista del rinnovo del Parlamento di Strasburgo

SBARRAMENTO AL 5% - La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato la bozza di legge elettorale per le Elezioni Europee che da lunedì comincerà ad essere discussa. Sostanzialmente la proposta iniziale del relatore Giuseppe Calderisi del Popolo della Libertà non ha subito variazioni di rilievo, nonostante le proteste dell’opposizione. La soglia di sbarramento, dunque, balza al 5%. Non vedremo più rappresentanti dei piccoli partiti sedersi nel Parlamento Europeo. Nel 2004 erano riusciti a farsi eleggere due candidati dei Popolari Udeur, Alessandra Mussolini nelle fila del movimento di estrema destra Azione Sociale, Luca Romagnoli per la Fiamma Tricolore, Achille Occhetto candidato per l’Italia dei Valori, e via discorrendo. Adesso come il commerciante taglieggiato si vede di fronte alla scelta: o pagare il pizzo o vedersi incendiata l’attività; così La Destra, il Partito Socialista, la sinistra radicale, reduce dalla sonora sconfitta alle Elezioni Politiche, tutti custodi di idee e ideologie storicamente e culturalmente importanti, per scongiurare la scomparsa da Strasburgo dovrebbero rassegnarsi o accomodarsi nelle liste dei partiti più grandi. Non dormirebbero sonno tranquilli nemmeno i più forti numericamente Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e l’Udc di Pier Ferdinando Casini, cha ad aprile hanno raccolto rispettivamente il 4,4 e il 5,6% dei consensi. La scomparsa di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica dai banchi di Montecitorio e Palazzo Madama insegna che la cautela non è mai abbastanza, le urne possono all’ultimo giocare brutti scherzi, dopo aver remato per settimane contro i media avversi e la sempre presente e pericolosa dottrina del voto utile.

LISTE BLOCCATE – Così come avviene alle Politiche, anche in ambito continentale, pochi esponenti delle segreterie dei partiti principali, Partito Democratico, Pdl e Lega Nord, sedendosi ad un tavolo possono stabilire con un minimo margine di errore (10%) gli eletti al Parlamento Europeo. Anche qui, le mogli, le soubrette, i portaborse, gli amici e gli amici degli amici di turno potranno essere eletti anche senza aver mai fatto politica, senza possedere competenze e capacità idonee, senza nessuna possibilità di fallire l’obiettivo dell’elezione. La campagna elettorale viene completamente estromessa dai territori e condotta esclusivamente attraverso i media. Quasi tutti gli eletti sapranno di esserlo fin dal momento della presentazione delle liste, come del resto avverrà anche per tutti i non eletti: anch’essi lo sapranno ad un mese di distanza dal voto. Gli unici a combattere saranno i candidati posti in una posizione critica della lista bloccata: di fatto l’abolizione delle preferenze ci lascia con un solo potere all’interno della cabina, quello di poter far oscillare la percentuale dei voti di una lista all’interno di una forbice di due, tre, al massimo quattro punti: se una lista otterrà il 20 o il 22% e un’altra il 33 o il 35% spetta a noi deciderlo. Ma solo questo. E basta.

RADDOPPIO CIRCOSCRIZIONI – Le circoscrizioni passano da cinque a dieci. Una mossa che favorisce i partiti territoriali come la Lega Nord.

FIRME PER I PICCOLI – I partiti che non raggiungono i 10 parlamentari o 3 eurodeputati dovranno provvedere alla raccolta delle firme.

QUOTE ROSA – Il 50% dei candidati dovrà essere donna. Unica nota positiva. Anzi, no. Nella prima bozza era stato stabilito l’obbligo di alternanza uomo-donna. Nella lista bloccata, cioè, non potevano essere presenti uno dopo l’altro persone dello stesso sesso. In tal caso sarebbe stata garantita l’elezione di un 50% di donne. Ora potranno tranquillamente posizionate nei bassifondi della lista come accompagnatrici degli uomini eletti.

DOMANDA – Concludiamo con una domanda che si pone il Socialista Angelo Sollazzo, che tra l’altro parla di una “legge per imbavagliare le minoranze. Il quesito pone un dubbio circa l’approvazione di questa riforma elettorale europea, sulla quale l’opposizione si è fortemente compattata. Secondo Sollazzo la legge potrebbe trovare ostacoli dall’interno della maggioranza: “Con le preferenze il rischio sarebbe che i candidati di provenienza An facciano il pieno, perché avvezzi a cercare il consenso sul territorio, invece i colletti bianchi targati Fininvest in gran parte resterebbero al palo anche per la concorrenza spietata in seno a Forza Italia da parte degli ex della prima repubblica; se Berlusconi ragiona così, le altre forze politiche lo stesso Fini possono stare a guardare?”.

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