mercoledì 1 ottobre 2008

Al Pd conviene l'alleanza con Di Pietro?

IL PIANO A (IN VIGORE) - Si può definire conveniente nel lungo periodo per il Partito Democratico l’alleanza con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro? Il botta e risposta di queste ore tra il Segretario Veltroni e l’ex Ministro delle Infrastrutture alimenta legittimi dubbi circa la compatibilità tra i due partiti. Era stato Di Pietro per prima a sollevare una polemica sul ruolo del presidente Napolitano, affermando: “Il Capo dello Stato dice cose giuste, ma un po' ovvie, nel senso che dice "amatevi e voletevi bene". Questo è un comportamento da papista, ma il capo dello Stato deve fare qualcosa di più”. La replica di Veltroni non si è fatta attendere: “Considero le critiche al presidente Giorgio Napolitano quanto di più inaccettabile”, ha detto il leader Pd, definendo, inoltre “cieco e strumentale” ogni attacco rivolto al Presidente della Repubblica, “mai animato da uno spirito di parte”.
Veltroni deve intervenire per invitare tutte le parti a risolvere il problema, non a prendersela con chi segnala il problema” è stata la replica a Veltroni di Antonio Di Pietro.

IL PIANO B - Riformismo al governo: operazione 2013 è uno dei temi che ha tenuto banco alla decima assemlea annuale (svoltasi la settimana scorsa) dell’associazione Libertà Eguale, alla quale era presente il gotha del centrosinistra italiano. Riccardo Nencini, del Partito Socialista, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, ha avanzato la proposta di “riorganizzare il centrosinistra su un asse riformista Pd-Udc-Ps, a partire dalla campagna contro l'abolizione delle preferenze dalla legge per le Europee e dalle prossime elezioni amministrative del 2009”, ipotesi non esclusa dall’ex segretario dei Ds Piero Fassino, che ha tra l’altro riconosciuto l’errore del Partito Democratico di non allearsi col Partito Socialista in vista delle ultime elezioni politiche. La riflessione meriterebbe un po’ di spazio in più del dibattito politico, visto che i rapporti con l’Idv di Di Pietro non sono dei migliori. Nella stessa assemblea è stato Marco Di Lello (Ps) ad accusare il Pd di aver “compiuto opzioni sbagliate ed innaturali come quella del 13 aprile”, quando ha scelto “il giustizialismo di Antonio Di Pietro e non il riformismo del Ps”.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Speravamo in Veltroni, ma anche questa volta abbiamo sbagliato mira. E poi ci offendiamo se ci chiamano "coglioni". Lo siamo, eccome. Ora Veltroni dice ciò che Di Pietro ha cominciato a dire da dopo le elezioni. Ma, allora il vero politico è Di Pietro. Che roba è Veltroni, spiegatemelo, anzi spiegatelo a lui, ma in silenzio, non svegliatelo di soprassalto, potrebbe spaventarsi.

Rigitans' ha detto...

beh se i ragionamenti si fanno sulla convenienza elettorale...ma di che democrazia parliamo???

io, uomo di sinistra, voterei di pietro ma non il pd.
veltroni è un gran paraculo e basta!veltroni è quello che a berlusconi non lo nominava e che voleva il dialogo con quell essere immondo, e ora si mette a urlare?ma mi faccia il piacere!

di pietro fa bene a criticare napolitano. di pietro critica il pd per spronarlo, perchè il loro obiettivo sarebbe entrarci nel pd. ma è il pd che vede di pietro come una rottura.

sull asse riformista, è l ennesima delusione, che però fa capire di che apsta è fatto il pd, che preferisce l'udc alla sinistra e all'autosufficienza a vocazione maggioritaria.