mercoledì 29 ottobre 2008

Obama è già il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America

Barack Obama è già il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America, almeno secondo i bookmakers. Ad agosto la vittoria del leader democratico veniva quotata intorno all'1,40 (1,40 euro incassati in caso di vittoria di Obama per ogni euro scommesso). Si oscillava dall'1,36 all'1,51. Oggi Snai e Totosi quotano la vittoria di Obama rispettivamente ad 1,15 e ad 1,10. John McCain è dato dalle due società di scommesse italiane, invece, a 5,50 e a 6,00.

martedì 28 ottobre 2008

Il Pd e le liste bloccate

Il partito di Veltroni critica duramente la proposta di abolizione delle preferenze. Ma le snobbò alle primarie 2007. Dissensi anche dall’interno della maggioranza alla proposta di riforma elettorale europea

LA PROPOSTA DEL PDL - Le modifiche alla legge elettorale per le Elezioni Europee dovranno essere approvate dal Parlamento entro sei mesi dalle urne. Sono poche, quindi, le settimane a disposizione della maggioranza per far approvare la bozza approvata dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, che prevede l’abolizione delle preferenze, il raddoppio delle circoscrizioni, lo sbarramento al 5% e l’introduzione delle quote rosa per l’elezione degli Europarlamentari italiani che siederanno a Strasburgo. Assisteremo, come lasciano presagire le critiche frontali dell’opposizione alla proposta avanzata dalla maggioranza, ad un duro dibattito in Parlamento.

NO ALLE LISTE BLOCCATE - Oggi Massimo D’Alema parla di “atteggiamento antidemocratico della maggioranza”, che imperterrita tira dritta per la sua strada. Arturo Parisi parla di “Porcata bis”. Persino all’interno della maggioranza nascono dissensi: alcuni esponenti dell’Mpa (Movimento per l’Autonomia), alleato del Popolo della Libertà in tutte le regioni del centro-sud alle ultime Politiche, ma non determinanti numericamente nei due rami del Parlamento ai fini dell’approvazione della legge, hanno firmato insieme ad alcuni colleghi del Partito Democratico e dell’Udc una lettera inviata a tutti i Deputati e Senatori per indurli a bocciare la proposta dell'abolizione delle preferenze, che viene definita “una pretesa che contraddice in modo grave un impegno assunto da tutte le formazioni che si sono presentate davanti agli elettori appena sei mesi fa: le regole che valgono per tutti debbono essere modificate ricercando e realizzando un consenso che non si limiti alla maggioranza parlamentare del momento”. Inoltre, il deputato del Pdl, Fabio Rampelli, in quota An, si dice “contrario all'abolizione delle preferenze, a meno che non venga stabilito un criterio oggettivo di selezione delle candidature nel quale sia ben chiara la partecipazione democratica, come potrebbe accadere con elezioni primarie regolate per legge o con una riforma strutturale dei partiti che vincoli le decisioni al rispetto della trasparenza della condivisione, pena la perdita del finanziamento pubblico”.

LE LISTE BLOCCATE DEL PD - Di fronte ad un’opposizione dura e anche a dissensi interni, perché la maggioranza non tira fuori come argomentazione a sostegno della propria proposta l’utilizzo delle liste bloccate alle elezioni primarie del Pd svoltesi un anno fa? Il 14 ottobre 2007 per la prima volta un Segretario di partito veniva eletto democraticamente da tutti gli elettori. Ma il metodo usato fu quello della lista bloccata, oggi ampiamente combattuto da quella stessa parte politica. Sulla scheda, che vedeva in corsa un solo diessino, lo strafavorito Walter Veltroni, vincitore con percentuali bulgare, e due margheritini, Enrico Letta e Rosy Bindi, di preferenze non vi era nemmeno l’ombra. Per di più fu ritirata al momento della presentazione delle liste la candidatura dell’allora Ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, diessino, che sarebbe stato un valido e insidioso concorrente per il compagno di partito Veltroni, e avrebbe sicuramente dato un volto diverso alla competizione primaria.

lunedì 27 ottobre 2008

Pd, Pdl, Circo Massimo e piazza San Giovanni: i soliti balletti delle cifre

Organizzatori, Questura e numero dei partecipanti: ad ogni manifestazione di piazza ritornano i dati sballati

MANIFESTAZIONE (ex) CASA DELLE LIBERTA’ 2006 - All’indomani della manifestazione dei leader del centrodestra contro il governo Prodi del 2 dicembre 2006 in piazza San Giovanni, ebbe luogo il solito balletto delle cifre che segue puntualmente eventi del genere. Per gli organizzatori il numero dei partecipanti alla manifestazione superò i 2 milioni di persone, per le forze dell’ordine, invece, si trattava di 700.000 unità. L’allora segretario dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, parlò di 250.000-300.000 persone.

MANIFESTAZIONE PD 2008 - Oggi, all’indomani della manifestazione del Partito Democratico al Circo Massimo, si ripropone lo stesso scenario: i manifestanti e gli organizzatori dicono superiore ai 2 milioni di persone il numero di presenti al discorso di Walter Veltroni sabato scorso, mentre la Questura ritiene che i partecipanti siano stati 200.000, alcuni funzionari 700.000. In ogni caso, la Polizia sostiene che il Circo Massimo non può contenere il numero di persone sbandierato dal Pd.

DATI UFFICIALI – Secondo uno studio del Comune di Roma, realizzato ai tempi di Veltroni sindaco, si stimò che il Circo Massimo, lungo 621 metri e largo 118, con una superficie pari a 73 mila metri quadrati, può accogliere 300.000 persone. Si tratta di una stima di massima che parlava di una densità di 4 persone per metro quadrato e che non teneva conto del palco, del corridoio centrale, degli spazi laterali nelle vie limitrofe e dell'afflusso continuo, con il ricambio dei presenti in piazza. Piazza San Giovanni è notoriamente la seconda piazza più grande di Roma, seconda solo al Circo Massimo. La sua superficie è di 40.000 metri quadri e quindi, col solito indice di affollamento di 4 per metro quadro, tiene 160.000 persone, che arrivano a 180.000, persino 200.000 quando sono piene le vie di afflusso.

DATI FALSATI - Veltroni ha esagerato affermando la presenza di oltre 2 milioni e mezzo di persone al Circo Massimo. Berlusconi esagerò a suo tempo ancor di più affermando la presenza di 2 milioni di persone a Piazza San Giovanni. Le stime della Questura sulla manifestazione targata Pd del 25 ottobre (Salva l’Italia) sono decisamente inferiori alla realtà. Le stime della Questura sulla manifestazione di due anni fa dell’allora Casa delle Libertà contro il governo Prodi furono decisamente alte.

sabato 25 ottobre 2008

Diritto di votare, divieto di esprimersi

Verso le liste bloccate e lo sbarramento al 5% alle prossime Elezioni Europee. Dopo il Porcellum del 2006 e del 2008 la maggioranza si appresta a cucirci le bocche anche in vista del rinnovo del Parlamento di Strasburgo

SBARRAMENTO AL 5% - La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato la bozza di legge elettorale per le Elezioni Europee che da lunedì comincerà ad essere discussa. Sostanzialmente la proposta iniziale del relatore Giuseppe Calderisi del Popolo della Libertà non ha subito variazioni di rilievo, nonostante le proteste dell’opposizione. La soglia di sbarramento, dunque, balza al 5%. Non vedremo più rappresentanti dei piccoli partiti sedersi nel Parlamento Europeo. Nel 2004 erano riusciti a farsi eleggere due candidati dei Popolari Udeur, Alessandra Mussolini nelle fila del movimento di estrema destra Azione Sociale, Luca Romagnoli per la Fiamma Tricolore, Achille Occhetto candidato per l’Italia dei Valori, e via discorrendo. Adesso come il commerciante taglieggiato si vede di fronte alla scelta: o pagare il pizzo o vedersi incendiata l’attività; così La Destra, il Partito Socialista, la sinistra radicale, reduce dalla sonora sconfitta alle Elezioni Politiche, tutti custodi di idee e ideologie storicamente e culturalmente importanti, per scongiurare la scomparsa da Strasburgo dovrebbero rassegnarsi o accomodarsi nelle liste dei partiti più grandi. Non dormirebbero sonno tranquilli nemmeno i più forti numericamente Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e l’Udc di Pier Ferdinando Casini, cha ad aprile hanno raccolto rispettivamente il 4,4 e il 5,6% dei consensi. La scomparsa di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica dai banchi di Montecitorio e Palazzo Madama insegna che la cautela non è mai abbastanza, le urne possono all’ultimo giocare brutti scherzi, dopo aver remato per settimane contro i media avversi e la sempre presente e pericolosa dottrina del voto utile.

LISTE BLOCCATE – Così come avviene alle Politiche, anche in ambito continentale, pochi esponenti delle segreterie dei partiti principali, Partito Democratico, Pdl e Lega Nord, sedendosi ad un tavolo possono stabilire con un minimo margine di errore (10%) gli eletti al Parlamento Europeo. Anche qui, le mogli, le soubrette, i portaborse, gli amici e gli amici degli amici di turno potranno essere eletti anche senza aver mai fatto politica, senza possedere competenze e capacità idonee, senza nessuna possibilità di fallire l’obiettivo dell’elezione. La campagna elettorale viene completamente estromessa dai territori e condotta esclusivamente attraverso i media. Quasi tutti gli eletti sapranno di esserlo fin dal momento della presentazione delle liste, come del resto avverrà anche per tutti i non eletti: anch’essi lo sapranno ad un mese di distanza dal voto. Gli unici a combattere saranno i candidati posti in una posizione critica della lista bloccata: di fatto l’abolizione delle preferenze ci lascia con un solo potere all’interno della cabina, quello di poter far oscillare la percentuale dei voti di una lista all’interno di una forbice di due, tre, al massimo quattro punti: se una lista otterrà il 20 o il 22% e un’altra il 33 o il 35% spetta a noi deciderlo. Ma solo questo. E basta.

RADDOPPIO CIRCOSCRIZIONI – Le circoscrizioni passano da cinque a dieci. Una mossa che favorisce i partiti territoriali come la Lega Nord.

FIRME PER I PICCOLI – I partiti che non raggiungono i 10 parlamentari o 3 eurodeputati dovranno provvedere alla raccolta delle firme.

QUOTE ROSA – Il 50% dei candidati dovrà essere donna. Unica nota positiva. Anzi, no. Nella prima bozza era stato stabilito l’obbligo di alternanza uomo-donna. Nella lista bloccata, cioè, non potevano essere presenti uno dopo l’altro persone dello stesso sesso. In tal caso sarebbe stata garantita l’elezione di un 50% di donne. Ora potranno tranquillamente posizionate nei bassifondi della lista come accompagnatrici degli uomini eletti.

DOMANDA – Concludiamo con una domanda che si pone il Socialista Angelo Sollazzo, che tra l’altro parla di una “legge per imbavagliare le minoranze. Il quesito pone un dubbio circa l’approvazione di questa riforma elettorale europea, sulla quale l’opposizione si è fortemente compattata. Secondo Sollazzo la legge potrebbe trovare ostacoli dall’interno della maggioranza: “Con le preferenze il rischio sarebbe che i candidati di provenienza An facciano il pieno, perché avvezzi a cercare il consenso sul territorio, invece i colletti bianchi targati Fininvest in gran parte resterebbero al palo anche per la concorrenza spietata in seno a Forza Italia da parte degli ex della prima repubblica; se Berlusconi ragiona così, le altre forze politiche lo stesso Fini possono stare a guardare?”.

giovedì 23 ottobre 2008

DiDoRe: spuntano le coppie di fatto made in Pdl

Cronologia del braccio di ferro interno alla maggioranza sulla proposta di regolamentazione delle unioni civili avanzata dai Ministri Brunetta e Rotondi e firmata da 50 deputati del Popolo della Libertà e sulla proposta di introduzione di un’aggravante per il reato di discriminazione degli omosessuali avanzata dal Ministro Carfagna

17 SETTEMBRE – Il Ministro Renato Brunetta lancia i Di.Do.Re (Diritti, Doveri, Reciprocità dei Conviventi), un progetto elaborato insieme al democristiano Gianfranco Rotondi, quello che lo stesso Brunetta definisce “uomo di grande cultura e intelligenza politica”. La proposta non riguarderebbe il Welfare, non ci sarebbe l’esborso di un solo euro da parte dello Stato, sono infatti escluse, a differenza di quanto avveniva con i Di.co, le pensoni di reversibilità. Per Brunetta (lo aveva già affermato in un articolo scritto con Giuliano Cazzola e pubblicato su Libero nel febbraio 2007), il centrosinistra nella passata legislatura avrebbe preparato un “imbroglio”, un “colpo grosso”, un vero e proprio “assalto alla diligenza” del Welfare. Brunetta parla di diritti (“il diritto, in caso di malattia, di visitare il convivente e accudirlo, di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie, di succedergli nel contratto di locazione”), ma anche di doveri (“ad esempio, gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza”).

18 SETTEMBRE – No degli esponenti del Popolo della Libertà alla proposta di Rotondi e Brunetta. Si dicono contrari l’ex Udc Carlo Giovanardi, la forzista Isabella Bertolini, l’aennino Maurizio Gasparri. Favorevoli, invece, i liberal del Pdl, come Adolfo Urso, Mario Pepe, Benedetto Della Vedova, o i liberi pensatori, come Alessandra Mussolini. Favorevole anche la responsabile giustizia della Lega Carolina Lussana.

19 SETTEMBRE – La deputata del Partito Democratico Paola Concia, unica parlamentare omosessuale dichiarata, si dice pronta a collaborare con Rotondi e Brunetta e sicura che la proposta dei DiDoRe riuscirebbe ad ottenere in Parlamento il 51% dei consensi.

26 SETTEMBRE – Per Giovanardi, responsabile delle politiche per la famiglia del governo, è in pericolo la fiducia dei cittadini verso la maggioranza e chiede di fare chiarezza al Presidente del Consiglio Berlusconi: “Il grande lavoro che questo governo sta facendo sui temi della famiglia rischia di essere vanificato”.

30 SETTEMBRE – Il Ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna in occasione del suo esordio in Europa si dice “favorevole a una legge che riconosca loro i diritti che gli omosessuali oggi non hanno”. E precisa “Non è nel programma di governo una legge sui diritti degli omosessuali, ma va bene farla”. Esterna il suo pensiero chiaramente: “Non ce l’ho con gli omosessuali”, e annuncia un’importante proposta: “Sto preparando una norma che prevede un'aggravante per gli atti di discriminazione di tipo sessuale, qualsiasi atto di discriminazione”.

2 OTTOBRE - Diverse le reazioni alla proposta della Carfagna. Rotondi: “Al Ministro Carfagna dico: bene; il nostro testo sui Didore è pronto, lo consegneremo la prossima settimana ai parlamentari del Pdl”. Per quanto riguarda la proposta di introduzione di un reato per la discriminazione deli omosessuali Rocco Buttiglione dell’Udc si dice contrario: “Il ministro Carfagna vuole fare una legge a favore degli omosessuali, ma non ne abbiamo mica bisogno”. Favorevole, invece, è la leghista Carolina Lussana: “La Lega ha a cuore ogni tipo di discriminazione e gli omosessuali hanno il diritto di non essere discriminati per il loro orientamento sessuale; per questo siamo disponibili a discutere la proposta di Mara Carfagna su una specifica aggravante”.

10 OTTOBRE – Viene depositata alla Camera la proposta di legge sulla regolamentazione delle coppie di fatto. I primi due firmatari dei DiDoRe sono i deputati Franco De Luca e Lucio Barani. Si tratta di otto articoli. Il primo precisa l'unicità della famiglia, il secondo definisce i titolari dei diritti della proposta di legge: persone maggiorenni, conviventi da almeno tre anni non legati da vincoli di parentela né da precedenti matrimoni. Man mano, poi, vengono elencati i diritti, su tutti il diritto di assistenza nel caso di malattie o ricovero presso strutture ospedaliere e il diritto di decisioni di questioni etiche. Si parla anche dell’abitazione della convivenza: se muore il convivente proprietario della casa, l' altro ha il diritto di rimanerci. Per quanto riguarda gli alimenti, poi, tra conviventi avviene come in una vera separazione: oltre la cessazione della convivenza è previsto che il convivente più debole, quello che non ha mezzi propri di sostentamento, abbia diritto di avere alimenti, per un periodo proporzionato alla convivenza. Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni fa sapere: “Non sono d’accordo”. Per Imma Battaglia, leader del DiGayProjecti DiDoRe di Brunetta e Rotondi sono un passo nella direzione giusta. Anche se possiamo considerarli il minimo auspicabile, non ci devono essere chiusure pregiudiziali”. Paola Concia, invece, si tira indietro: “Apprezzo lo sforzo di Barani e De Luca di aver presentato questa proposta di legge, ma ho deciso di non firmare per ora perché credo che questa normativa vada migliorata sensibilmente”. E aggiunge: “Bisogna aprire insomma uno spazio di confronto realmente bipartisan per deologizzare questa materia: ci vorrà tempo ma il nostro obiettivo è costruire un metodo nuovo di lavoro che porti ad una proposta comune”.

18 OTTOBRE – A Saint Vincent Rotondi in un convegno della fondazione Donat-Cattin sulla questione cattolica afferma che “il progetto di legge sulle coppie di fatto se sarà esaminato con serenità potrà essere condiviso da tutti i gruppi politici e diventare legge, poiché è ben fatto”. Tra l’altro precisa: “Non contiene nessuna confusione con la famiglia, ma ribadisce che essa è l'unico istituto di diritto pubblico”.

20 OTTOBRE – In un intervista Marco Fraquelli, autore di Omosessuali di destra, fa sapere che il partito più omofono d’Italia è la Lega Nord e che il partito che non voterà mai i DiDoRe sarà “quello trasversale dei papalini: il Pd dei Rutelli, delle Binetti, l’Udc”.

21 OTTOBRE – Continua il forcing di Rotondi in difesa della proposta di legge: “Dobbiamo essere persone di buon senso: ci sono zii che non si invitano ai matrimoni e, quando ne muore uno, sappiamo che i nipoti si ricordano tutti dello zio e generalmente buttano fuori casa il suo compagno; questo non è un fatto che si inventano le associazioni omosessuali, avviene nelle cento città italiane e vale anche per il diritto all'assistenza, il diritto di decidere delle cure e qualche altro problema che ben conosciamo”.

23 OTTOBRE - Davide Betti, di GayLib (associazione di omosessuali di centrodestra) chiede l'introduzione nella legge elettorale per le europee non solo di quote rosa, ma anche di quote gay, e ricorda che "l´Italia resta uno degli ultimi paesi della Ue a non aver legiferato in materia dei diritti delle coppie omoaffettive".

lunedì 20 ottobre 2008

Pd senza Di Pietro, l’Udc è l’unica strada percorribile

DICHIARAZIONI - Lo scenario che si sta delineando in queste settimane può condurre a scossoni nel quadro politico. La notizia importante è di ieri sera: l’alleanza Partito Democratico-Italia dei Valori può dirsi conclusa. Walter Veltroni così ne ha parlato in tv, intervistato da Fabio Fazio nella sua trasmissione in onda su Rai Tre Che tempo che fa: “L’alleanza è finita nel giorno in cui Di Pietro ha stracciato l’impegno e poi abbiamo due posizioni diverse, anche se, probabilmente, ci ritroveremo assieme nelle Amministrazioni locali, come è normale”. La replica di Antonio Di Pietro non si è fatta attendere: “Noi abbiamo scelto subito un'opposizione chiara, lineare e intransigente, mentre il Pd ha ondeggiato con una linea collaborativa, a tal punto da sembrare talvolta persino collaborazionista“. Intanto dal fronte Udc Casini, parlando delle candidature per le Elezioni Regionali abruzzesi, in cui il partito centrista correrà da solo, fa sapere: “Berlusconi con il suo veto sembra quasi volerci gettare tra le braccia della sinistra, per non avere moderati tra i piedi”.

IPOTESI PD-UDC - Non ci sarebbe da sorprendersi se in un futuro prossimo, quindi, verrebbe ufficializzato un accordo tra Pd e Udc, considerando le diverse affinità tra le due forze nell’opposizione al governo Berlusconi (ultima la manifestazione per la difesa delle preferenze alle Elezioni Europee condotta insieme). Sicuramente in questa fase il Pd sta seguendo una linea molto più vicina ai centristi che a quella dell’Idv di Di Pietro, che gradirebbe da Veltroni un’opposizione più dura all’esecutivo.
In un momento in cui i consensi per l’opposizione stentano a decollare, è impensabile che il Partito Democratico si presenti da solo in una competizione nazionale. Il venir meno dell’Italia dei Valori, che non arretra di un millimetro nelle sue battaglie e crea problemi al Pd custode di visioni differenti su diversi temi, apre le porte, o almeno lascia presagire, ad un accordo con i centristi dell’Udc. Il risultato ottenuto da Di Pietro alle ultime Politiche (4,4% alla Camera dei Deputati) è un dato rilevante, il Pd privandosi di un bagaglio di voti così ampio si auto-condannerebbe alla sconfitta. Lo sa bene Di Pietro, che ne parla a chiare lettere: “Senza di noi non possono vincere nemmeno una bambolina”. Con l’Udc (5,6% alla Camera alle ultime Politiche), invece, il partito di Veltroni non solo compenserebbe quanto perso numericamente, ma sarebbe meno esposto agli attacchi della maggioranza, che hanno fatto più volte leva sui contrasti Pd-Idv, e avrebbe una capacità maggiore di attrarre voti (moderati) dal Popolo della Libertà.

REAZIONI - Intanto Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, intanto, frena sull’ipotesi di alleanza Pd-Udc. Afferma ad Affaritaliani.it: “Noi non siamo intercambiabili con Di Pietro. Quello delle alleanze è un processo lungo. Il nostro obiettivo come Udc è rafforzare ancora il centro, rafforzare la nostra posizione nel Paese”. Vede di buon occhio la rottura, invece, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli: “Se Veltroni ha registrato l'atteggiamento di Di Pietro come un atteggiamento irresponsabile e il Pd vuole aprire una nuova stagione della trattativa e della ricerca insieme della sintesi su alcuni argomenti, certamente questo e' positivo”. Contrastanti le reazioni dello strappo nel Partito Democratico, l’ex Ministro della Difesa Arturo Parisi è duro su Veltroni: “Incapace di riconoscere i suoi errori, prigioniero del teorema che ha guidato la sua linea disastrosa, per poterne fuoriuscire Veltroni è costretto a infilarsi in contraddizioni crescenti, e a spingere con lui in un angolo il Pd e il centrosinistra”. D’accordo col Segretario Pd invece è il senatore Giorgio Tonini: “Veltroni non ha fatto altro che ribadire quello che ha sempre detto da quando di Pietro, violando il patto sottoscritto davanti agli elettori, ha rifiutato di dare seguito all'impegno di costituire un unico gruppo parlamentare”.

giovedì 16 ottobre 2008

Cosa pensano Berlusconi e Tremonti di Nicola Cosentino?

DOMANDA - Cosa pensano Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio nonché leader del Popolo della Libertà, e il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, anch’egli targato Pdl, del loro collega, compagno di banco e di partito, Nicola Cosentino, cordinatore regionale campano del Pdl e Sottosegretario al Ministero dell’Economia?

VELTRONI - L’unico ad esporsi finora è stato Walter Veltroni, che ha affermato: “Nicola Casentino è meglio che si dimetta”. “C'è un sottosegretario di questo governo che è stato chiamato in causa per la quinta volta da cinque pentiti differenti e non ha sentito il bisogno di dare alcun chiarimento “ ha tuonato il Segretario del Partito Democratico. E ha aggiunto: “Credo che la sua presenza in una postazione così delicata sia imbarazzante per tutto lo schieramento di maggioranza, sarebbe opportuno che facesse un passo indietro”.

L’ESPRESSO – Veltroni si riferisce all’inchiesta del settimanale L’Espresso. Secondo il giornale Casentino sarebbe stato chiamato in causa per presunti legami col clan dei Casalesi ben cinque volte, dal 1996 ad oggi, per bocca di cinque pentiti diversi. Il primo a fare il nome del Sottosegretario sarebbe stato il pluriomicida Dario De Simone, che lo avrebbe definito “un uomo a disposizione per qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare. Se gli avessimo chiesto un certo tipo di lavoro pubblico, non esisteva che potesse rifiutarsi”. Successivamente, scrive L’Espresso, avrebbe parlato di lui Domenico Frascogna, che lo avrebbe definito “postino insospettabile dei messaggi del capo dei capi, Francesco 'Sandokan' Schiavone”. Carmine Schiavone, cugino di Sandokan, invece, parla di Cosentino come il “candidato della famiglia nelle elezioni comunali e provinciali”. Nel febbraio 2008, si legge inoltre nell’articolo firmato da Emiliano Fittipaldi e Gianluca Di Feo, Michele Froncillo lo avrebbe definito come il “contatto per vincere le gare pubbliche”. Gaetano Vassallo, “l'imprenditore di camorra che per un ventennio ha inondato la Campania di scorie tossiche”, di Casentino mette in risalto il “ruolo negli appalti per consorzi rifiuti e termovalorizzatori”. Dario De Simone, inoltre, parla di incontri con l’attuale Sottosegretario avvenuti quando era ancora latitante a casa di uno zio della moglie di Cosentino, posto in cui si nascondeva. Cosentino avrebbe chiesto un appoggio per la campagna elettorale per le Regionali dell’aprile ’95, durante la quale, poi, afferma De Simone, ricevette l’appoggio di tutto il clan. Cosentino riuscì ad essere eletto come Consigliere regionale.

REAZIONI PDL - Per ora nel Pdl le uniche voci che si sono sollevate sono state quelle del portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone e del coordinatore nazionale di Forza Italia Denis Verdini. L'ex radicale ha affermato: “Capisco che Veltroni sia in una drammatica difficoltà politica, e ora, non sapendo che altro fare, cerchi di fare un po' di frettolosa propaganda anti-camorra e anti-mafia, tentando così di cambiare tema alla manifestazione del 25 ottobre”. Capezzone accusa il Segretario Pd di giustizialismo: “Questa non è lotta per la legalità. Questo è il solito tentativo di aggredire gli avversari politici attraverso le insinuazioni e gli attacchi alla loro immagine. Chi sperava che il Pd non riproponesse i soliti vizi antigarantisti, purtroppo si sbagliava”. Sulla stessa linea le dichiarazioni di Verdini: "Purtroppo ben conosciamo i metodi delle inchieste giornalistiche condotte dall'Espresso e la gogna mediatica che il settimanale innalza nei confronti dell'obiettivo di turno, anche sostituendosi, come nel caso del sottosegretario Cosentino, alla magistratura. Quel che sorprende sempre più è il costante, inesorabile scivolamento dell'onorevole Veltroni verso la linea forcaiola e giustizialista di Antonio Di Pietro".

Capezzone... Verdini... aspettando Tremonti... aspettando Berlusconi...

lunedì 13 ottobre 2008

Nascondino: legiferare giocando

Il governo nasconde norme “bollenti” in decreti di tutt’altra materia.

ECONOMIA – Poche settimane fa i senatori del Popolo della Libertà Antonio Paravia e Angelo Maria Cicolani hanno nascosto la norma salva-manager, che avrebbe salvato dalle pesanti accuse i finanzieri Cesare Geronzi, Calisto Tanzi e Sergio Cragnotti, responsabili dei crac Cirio e Parmalat, all’interno del decreto Alitalia, precisamente all’interno della cosiddetta legge Marzano, contenente misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza. Alla scoperta del tranello, smascherato da un’inchiesta di Report di Milena Gabanelli, anticipata da Repubblica, nessun esponente del centrodestra si è detto favorevole all’articolo. Provare a scoprire gli ideatori della norma equivale a provare a fare un buco nell’acqua. Secondo il provvedimento se non c'è stato il fallimento delle società coinvolte negli scandali finanziari, i reati commessi dai manager non sono perseguibili. Berlusconi affermò allora: “Non ne ero assolutamente a conoscenza”. Fu categorico Giulio Tremonti: “O va via l'emendamento o va via il Ministro dell'Economia”. Il Ministro dello Sviluppo Economico Scajola parlò di “un equivoco”. Estranei alla vicenda si dissero il Ministro del Welfare Sacconi, Italo Bocchino, Giulia Bongiorno, Amedeo Laboccetta: sembravano tutti all’opposizione.

ISTRUZIONE - Il governo, secondo l’ex Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni (Partito Democratico), in un decreto sulla Sanità pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre, avrebbe nascosto una norma riguardante l’istruzione, precisamente il taglio di circa 4.000 istituti con meno di 500 alunni: “La norma sull'accorpamento, e la conseguente chiusura, degli istituti scolastici con meno di 500 alunni inserita di soppiatto dal governo in un decreto riguardante la Sanità, conferma ciò che avevamo preannunciato in Aula, e cioè che per effettuare i tagli alla spesa scolastica imposti da Tremonti non basterà il ritorno al maestro unico”. Per Fioroni il governo ha intenzione di “arrivare poi al taglio degli insegnanti di sostegno”.

GIUSTIZIA - Nel decreto legge che dà più soldi ai magistrati in marcia verso le sedi disagiate, approvato il 9 ottobre, invece, è stato nascosto il cosiddetto lodo Carnevale, “norma che consente a chi fu graziato nel 2004 e ottenne la ricostruzione della carriera di ottenere posti di vertice oltre i 75 anni”, apprendiamo da Repubblica.it. Viene abolita, infatti, una legge del precedente governo che stabiliva nuovamente un limite di età rispetto alla legge Castelli che l’aveva eliminato. Al magistrato in questione, si legge dall’articolo, “fecero una leggina ad hoc nel 2003, per ripescarlo dalla pensione dov'era finito quale imputato in un processo per mafia, gliene rifanno una per consentirgli di concorrere all'unico incarico che desidera, il posto di primo presidente della Cassazione”. Secondo Repubblica.it con questa norma “ci arriverà alla veneranda età di 80 anni, ci potrà restare fino ai suoi 83, anche se i colleghi vanno in pensione a 75”. Il magistrato siciliano Corrado Carnevale è soprannominato l’”ammazza-sentenze” per aver fatto cessare, quando faceva parte della Suprema Corte di Cassazione, diversi processi dei tribunali chiamati a giudicare su temi di mafia “per vizi di forma”. Si tratterebbe della seconda legge ad-personam che riguarda il magistrato: “La prima ripescò Carnevale dalla pensione, dov'era finito per via del processo per concorso in associazione mafiosa che gli aveva mosso la procura di Gian Carlo Caselli. Fu assolto nel 2002. L'anno dopo ecco un comma nella Finanziaria per restituire onore e carriera ai dipendenti pubblici, toghe comprese, finite nelle maglie della giustizia ma uscitene illese. Non solo possono tornare in servizio, ma recuperare pure gli anni persi sforando l'età pensionabile. Un dl del 2004 fa di più e consente ai reintegrati di ottenere un posto in sovrannumero”. L’obiettivo di Carnevale, settantottenne, quindi secondo la legge in vigore non reintegrabile, è noto: “diventare primo presidente, con la leggina fresca di voto, se la Camera la conferma, ce la farà”. Diceva di Giovanni Falcone: “un cretino, indegno di essere rispettato anche da morto”.

domenica 12 ottobre 2008

Haider, "uno che vinceva"

UOMO - Ormai siamo abituati ad osservare nel dibattito politico divergenze su qualsiasi cosa, anche irrilevante, ma quando si parla della scomparsa di un uomo politico, fortunatamente, l’ultima cosa di cui si discute sono le sue ideologie e le sue proposte, e l’attenzione cade sul profilo umano. Il carisma di Joerg Haider, leader del partito di estrema destra Bzöe, Alleanza per il Futuro dell’Austria, e la sua capacità di essere leader sono una costante nelle dichiarazioni dei politici italiani di destra dopo la sua morte. Era uno che aveva carattere, sicuramente. Lo lascia intendere Umberto Bossi: “E’ stato capace di cadere e rialzarsi, di combattere, di vincere”. Mentre Storace dal suo blog dice: “Di fronte a uomini così, capaci di correre per affermare un’idea, mille volte meglio che quattro quacquaraquà che dalle nostre parti idolatrano il capo sperando di essere degni di trovare un posto a corte”. E aggiunge: ”Era uno che vinceva. E quando si è capaci magari si finisce con il dare fastidio a tanta gente”. Uno fuori dal coro, insomma. Il capogruppo al Senato della Lega Nord, Federico Bricolo, dice di lui: “Ha dimostrato che quando si è convinti delle proprie idee e in nome di esse si porta avanti una battaglia con coraggio senza indietreggiare di fronte agli attacchi di tutti, alla fine si è premiati dal popolo e dal territorio e si ottiene successo”. Il senatore friulano del Carroccio Mario Pittoni lo definisce “un vero leader capace anche di scelte”, mentre per il deputato milanese Claudio D’Amico siamo di fronte alla “scomparsa di un politico europeo di grande spessore che, nel bene o nel male, si è comunque sempre battuto per il bene del suo popolo”.


POLITICO - Il presidente austriaco Heinz Fischer definisce Haider “un politico di grande talento”. Il leader della Fiamma Tricolore, Luca Romagnoli, ne sottolinea i meriti: “Pur rimarcando la nostra maggiore vicinanza al partito partito della Libertà (Fpö) di Hein Cristian Strache non possiamo non ricordare il ruolo che Haider ha avuto nel costruire una forte Destra identitaria in Austria come in Europa”. Ed, inoltre: “Il leader del Bzöe ha rappresentato per decenni la Destra in Austria, contribuendo nelle ultime elezioni a portarla a storici successi in termini di consenso e di rilevanza poltica, con profonde ripercussioni in Europa”. Il deputato leghista Paolo Grimoldi dice che “la battaglia per difendere l'identità europea ha perso uno dei principali protagonisti”. Sempre sul fronte del Carroccio, per il senatore Giovanni Torri viene a mancare “un amico del popolo della Padania, un illuminato politico che ha saputo dare un senso alla identità dei popoli”; sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni del senatore Piergiorgio Stiffoni, che definisce Haider "l'amico dei popoli, colui che ha saputo dare la giusta direzione ai suoi concittadini con la propria cultura, le proprie tradizioni i propri valori”. Come al solito sono forti, invece, le espressioni dell’eurodeputato Mario Borgherzio, che dice di Haider: “Un grande europeo, uno strenuo difensore dell’Europa dei popoli dalle mire centraliste di Bruxelles, un grande risvegliatore di popoli, come Bossi, un sincero amico della Padania, ingiustamente calunniato dai servi sciocchi del politicamente corretto e dell’antirazzismo ipocrita”.

AVVERSARIO – Anche dagli avversari non mancano gli apprezzamenti. Il capogruppo del Partito Democratico nel consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Gianfranco Moretton dice di Haider: “Al di là delle idee che sicuramente ci differenziavano, Haider si è sempre dimostrato un interlocutore capace di dialogare con tutte le forze politiche della Regione Friuli Venezia Giulia. Ci ha dimostrato che ciò che doveva prevalere su tutto era l’interesse ed il potenziamento dei rapporti socio-culturali ed economici”.

giovedì 9 ottobre 2008

Il Pd nella palude abruzzese

Elezioni regionali in Abruzzo. Come ad ogni tornata elettorale regionale, il risultato di fine novembre non potrà non farsi sentire da L’Aquila fino a Roma. Gli sconfitti diranno che si trattava un test regionale, i vincitori diranno che il test era anche nazionale. Il Pd è in difficoltà: botta e risposta sulle candidature con Di Pietro, che intanto candida un suo uomo. L’Udc in bilico tra Pd e Pdl. Rifondazione mette il veto sui democristiani. Con chi stare?

ITALIA DEI VALORI/1 - Antonio Di Pietro lancia la candidatura “solitaria” dell’Italia dei Valori alla presidenza della Regione Abruzzo. Dopo gli scandali (e gli arresti) che hanno coinvolto esponenti di primo piano della giunta Del Turco, quale occasione migliore per l’Idv per marcare ancor di più il suo storico profilo: “Libertè, Fraternitè, Legalitè”!? Anche se il Partito Democratico gli dà del pazzo, Tonino non molla la presa e tira dritto per la sua strada. E’ fatta: è Carlo Casentini il candidato del partito dell’airone. Si presenta sul blog del suo leader, senza rinunciare a pesanti stoccate ai compagni di banco di Montecitorio: “L’Abruzzo esce da una drammatica esperienza politica e di gestione dell’amministrazione pubblica. Del Turco è l’esecutore e la testa di ponte di un sistema corrotto nelle sue fondamenta e che coinvolge la politica nel suo complesso. Il primo ad esprimere solidarietà (a scatola chiusa) all’ex governatore della Regione è stato l’attuale governo, seguito dai dirigenti del Pd, e dai partiti minori. Durante la sua detenzione politici di tutti i colori si sono alternati nelle visite al carcere per esprimere solidarietà e portare chissà quali rassicurazioni in una situazione in cui non era ancora definita e accertata la reale responsabilità politica”. Ed inoltre: “Del Turco rappresentava i due principali partiti italiani in maniera trasversale e gli abruzzesi lo sanno”.

PARTITO DEMOCRATICO - Differente lo stato d’animo del Pd. Per Dario FranceschiniDi Pietro grida in piazza tutti i giorni contro Berlusconi e poi si trasforma con le sue scelte in un suo alleato”. Il vice di Veltroni afferma: “Di fronte alla possibilità concreta di costruire una larga coalizione in grado di battere la destra, risponde di no, rinunciando a vincere solo per guadagnare qualche punto percentuale per il suo partito, con la candidatura di bandiera di un proprio esponente”. E sembra scaricare sull’ex pm le responsabilità di una eventuale sconfitta. “Il Partito democratico abruzzese ha dato da tempo la propria disponibilità a concorrere a candidature di alto profilo, utili a costruire una coalizione ampia in grado di vincere, anche rinunciando ad esprimerne come partito. Di Pietro ci risponde: o il mio candidato o niente. Un calcolo tutto di convenienza nazionale per il proprio partito, che nulla ha a che fare con i problemi o con la gente dell'Abruzzo. Non c'e' che dire: un bel regalo a Berlusconi”. Sulla stessa linea le dichiarazioni dell’ex Ministro Giuseppe Fioroni: “Di Pietro deve dire con chiarezza cosa ha in testa: deve spiegare se vuole privilegiare gli interessi di parte o se ha a cuore l'interesse generale”.

ITALIA DEI VALORI/2 - La replica Di Pietro agli alleati, ai quali attribuisce “problemi di credibilità”, non si fa attendere e pone la questione su un altro piano. Per Tonino il Pd starebbe mettendo le mani avanti. Ed intanto entra in gioco l’Udc (“la signora dai facili costumi”): “Il Pd continui pure a tergiversare, se vuole, ma non scarichi su di noi le responsabilità della sconfitta, dato che sono loro a tirarsi indietro. Ed e' inutile che continuino a tirare per la giacchetta l'Udc che, in fin dei conti, li sta utilizzando solo per ottenere qualcosa di più dal centrodestra, dove alla fine andrà, perchè li' pensa di vincere

LA DESTRA - Il Pd tira per la giacchetta l’Udc? Per Francesco Storace la risposta sta nella rottura con la sinistra radicale: “Di Pietro tira botte da orbi sul Partito democratico che, a sua volta, insegue l’Udc dopo aver distrutto ogni possibilità di alleanza con la sinistra radicale alle ultime politiche”. La Destra di Storace, per il quale “ci sono ancora uomini indisponibili a barattere la dignità con il potere”, presenta Teodoro Buontempo come candidato alla Presidenza, un’alternativa tra una sinistra “incapace e distrutta nella sua credibilità morale è insopportabile” e un centrodestra “inebriato da una incredibile sindrome da autosufficienza”.

RIFONDAZIONE COMUNISTA - Rifondazione Comunista invita l'Idv “al confronto necessario per condividere scelte tra possibili alleati ed il Pd ad evitare polemiche” e per bocca del segretario regionale Marco Gelmini parla della possibilità di presentare un “nuovo centrosinistra” da ricostruire evitando “goffi tentativi di allargamento a destra”. Per Gelmini sarebbe necessario l’ “incontro di tutte le forze del centrosinistra, Idv compresa, per verificare la possibilità di dare vita ad una coalizione fortemente rinnovata”, l’”unica possibilità di battere il centrodestra promotore del sistema di commistione tra affari e politica in Abruzzo”.

martedì 7 ottobre 2008

L'anti-crocifisso

TELEVISIVO - Ve lo ricordate Adel Smith, il presidente dell’Unione Musulmani d’Italia? A Porta a Porta, nel 2001, definì il crocifisso, motivo delle sue mille battaglie, come “il cadavere di un uomo nudo affisso su un pezzo di legno, usato dai romani per punire i peggiori criminali dell’epoca”. “Non è sempre piacevole”, affermò, “vedere un cadavere in miniatura”. Due anni dopo, nel gennaio 2003 fu malmenato da alcuni militanti di Forza Nuova in diretta televisiva, mentre interveniva ad una trasmissione dell’emittente veronese Telenuovo: Adel Smith contro tutti. Allora l’episodio suscitò molto scalpore. Risultati: attenzione dei media con relative polemiche-dibattiti-scontri-confronti politici e apolitici (chiamateli come volete), partecipazione di Adel Smith ad alcune trasmissioni su reti nazionali e relativo passaggio obbligato dall’anonimato alla notorietà. Dopo quell’episodio tornò alla ribalta del piccolo schermo nei mesi successivi per aver chiesto la rimozione (in un primo momento ottenuta) del crocifisso dalla scuola materna-elementare frequentata da uno dei suoi due figli, ad Ofena, in Abruzzo. Rai, Mediaset, Sky, ancora talk-show ed ancora audience assicurata.

DENUNCIATORE – E’ il marzo 2005 quando Adel Smith chiede al Tribunale di Napoli, attraverso i suoi legali, di far rimuovere i crocifissi dalle aule scolastiche che sarebbero state di lì a poco trasformate in seggi elettorali pur di garantire uguaglianza a tutti i cittadini. Al 2006, invece, risale la denuncia nei confronti della scrittrice Oriana Fallaci, accusata da Smith di vilipendio della religione islamica per nove frasi contenute nel bestseller La forza della ragione. Il presidente dell’Unione Musulmani chiese di costituirsi parte civile in qualità di ministro della religione islamica, il giudice ammise la richiesta ma solo come persona che professa la religione islamica. Qualche mese prima, invece, aveva denunciato, sempre per offese alla religione islamica, l’ex Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che durante la campagna elettorale per le Elezioni Politiche aveva mostrato durante un’intervista una maglietta offensiva nei riguardi dell’Islam.

RICOVERI - Adesso dal sito di Forza Nuova riportiamo la descrizione di un altro episodio che ha legato nuovamente il movimento di estrema destra e il personaggio. Si legge sul web: ”A seguito del gravissimo gesto perpetrato dal sig. Adel Smith, reo d’aver indiscriminatamente allontanato simboli cristiani dall’interno della sua stanza di degenza e dal corridoio del reparto dell’ospedale aquilano San Salvatore nel quale tuttora è ricoverato, una delegazione regionale del movimento si è sentita in dovere di recarsi sul luogo dell’accaduto, riposizionando correttamente il crocefisso nello stesso identico punto in cui era stato barbaramente tolto”. Della vicenda parla anche L’Espresso, che riporta le parole inferocite dell’arcivescovo Giuseppe Molinari (“Con questi personaggi non si può dialogare”) circa la richiesta di Smith “di togliere o quantomeno spostare croci e madonnine dal reparto ospedaliero”. Ma Adel Smith non è nuovo ad expolit durante i ricoveri: è il 15 dicembre 2003 quando lancia un crocifisso dalla finestra dell’ospedale dell’Aquila, dove era ricoverata la madre: il gesto gli costò tre anni dopo (gennaio 2006) la condanna ad otto mesi di reclusione.

ANALIZZATO - Una volta caso nazionale, adesso Adel Smith non che non importi più a nessuno, ma sicuramente non gli riesce difficile balzare agli onori della cronaca. Potere dei mezzi di (dis)informazione mantenerlo a galla. Eppure cinque anni fa, dopo le prime luci della ribalta ben presto fu svelato che il personaggio in questione in realtà aveva uno spessore molto più basso di quello che poteva apparire, o, almeno, non lo era sicuramente l’associazione che rappresentava. Si leggeva su Libero il 12 gennaio di quel 2003, pochi giorni dopo l’episodio di Telenuovo: “Adel Smith, in realtà, è battezzato, e si chiama Emilio. Si accompagna alla sua guardia del corpo, Massimo Zucchi, un passato di militanza nella sinistra extraparlamentare negli anni Settanta. Sono loro il presidente e Il segretario dell'Unione musulmani d'Italia. E gli unici iscritti a quel movimento, insieme con la convertita italiana che si portano dietro regolarmente”. Lo stesso giornale di Vittorio Feltri raccontava, tra l’altro, qualche singolare episodio della carriera di Smith, alimentava dubbi sui suoi finanziamenti, evidenziava il basso profilo del personaggio: “Nel suo curriculum vitae Smith, oltre ai deliri televisivi ormai noti, annovera anche una cacciata solenne dalla grande Moschea di Roma, il 9 novembre 2001. Presentatosi insieme con il solito Zucchi con un banchetto pieno di libri nazi-islamici pubblicati dalla Tipografia La Luce editrice (la casa editrice fondata in Albania dallo stesso Smith e finanziata non si sa bene da chi), tutto aveva messo nel conto tranne che venire cacciato a calci nel sedere proprio il venerdì di preghiera dai suoi correligionari, che invece non ambivano affatto di essere accomunati a quello che continuano a considerare un esibizionista e un fenomeno da baraccone”. Il Censur (Center for studies of new religions) ci rende più chiare le idee: "Smith è regolarmente attaccato, su Internet e altrove, come esponente di una di quelle associazioni microscopiche che riescono a ingannare giornalisti confusi dai nomi apparentemente "ufficiali" delle loro organizzazioni. Secondo il giornalista Magdi Allam l'Unione dei Musulmani d'Italia, che vanta cinquemila membri, ne ha più probabilmente due - Smith e il suo fidato collaboratore Abdul Haqq Massimo Zucchi - più “una decina di simpatizzanti albanesi”". Eppure vive il suo momento di gloria, il sig. Smith. Miracolo dei media.

venerdì 3 ottobre 2008

Razzismo? Meglio non parlarne

La notizia di ieri sera del pestaggio di un cinese a Roma ad opera di un gruppo di sette persone, presto identificate e fermate, succede ad una serie di tragici avvenimenti che, come questo, hanno come unico movente il razzismo. Piccoli gruppi di ragazzi recano violenza fisica a persone inermi ree solamente di avere caratteristiche fisiche o tratti somatici diversi dai propri. L’uomo cinese vittima del pestaggio di stasera, 36enne, si trovava alla fermata dell’autobus. Botte e fratture senza motivo. “Cinese di merda” sono le parole che gli rivolgevano gli aggressori. La domanda retorica “Perché lo fanno?” richiama altrettanto retoriche risposte: ignoranza, stupidità, mancanza di sani principi, assenza di interessi e punti di riferimento nella società. Ma se è vero che i problemi si risolvono dalla radice, non sarebbe il caso di ignorarli episodi simili? Il diritto-dovere di cronaca dei media li induce, come è giusto che fosse, a mettere in luce episodi drammatici di ogni genere. Ma le luci della ribalta per un aggressione come quella di oggi, possono generare l’effetto opposto di quello desiderato da chi (giornalisti, politici, cittadini) intervengono nel dibattito per commentare: le condanne e le espressioni di indignazione verso il fatto generano riflessione, sollevano il problema, lo espongono agli occhi di tutti, ma possono anche far scattare una scintilla pericolosa stimolando la mente perversa di chi, razzista, ha vissuto la sua gravissima malattia fermandosi sempre un attimo prima della violenza.

mercoledì 1 ottobre 2008

Al Pd conviene l'alleanza con Di Pietro?

IL PIANO A (IN VIGORE) - Si può definire conveniente nel lungo periodo per il Partito Democratico l’alleanza con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro? Il botta e risposta di queste ore tra il Segretario Veltroni e l’ex Ministro delle Infrastrutture alimenta legittimi dubbi circa la compatibilità tra i due partiti. Era stato Di Pietro per prima a sollevare una polemica sul ruolo del presidente Napolitano, affermando: “Il Capo dello Stato dice cose giuste, ma un po' ovvie, nel senso che dice "amatevi e voletevi bene". Questo è un comportamento da papista, ma il capo dello Stato deve fare qualcosa di più”. La replica di Veltroni non si è fatta attendere: “Considero le critiche al presidente Giorgio Napolitano quanto di più inaccettabile”, ha detto il leader Pd, definendo, inoltre “cieco e strumentale” ogni attacco rivolto al Presidente della Repubblica, “mai animato da uno spirito di parte”.
Veltroni deve intervenire per invitare tutte le parti a risolvere il problema, non a prendersela con chi segnala il problema” è stata la replica a Veltroni di Antonio Di Pietro.

IL PIANO B - Riformismo al governo: operazione 2013 è uno dei temi che ha tenuto banco alla decima assemlea annuale (svoltasi la settimana scorsa) dell’associazione Libertà Eguale, alla quale era presente il gotha del centrosinistra italiano. Riccardo Nencini, del Partito Socialista, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, ha avanzato la proposta di “riorganizzare il centrosinistra su un asse riformista Pd-Udc-Ps, a partire dalla campagna contro l'abolizione delle preferenze dalla legge per le Europee e dalle prossime elezioni amministrative del 2009”, ipotesi non esclusa dall’ex segretario dei Ds Piero Fassino, che ha tra l’altro riconosciuto l’errore del Partito Democratico di non allearsi col Partito Socialista in vista delle ultime elezioni politiche. La riflessione meriterebbe un po’ di spazio in più del dibattito politico, visto che i rapporti con l’Idv di Di Pietro non sono dei migliori. Nella stessa assemblea è stato Marco Di Lello (Ps) ad accusare il Pd di aver “compiuto opzioni sbagliate ed innaturali come quella del 13 aprile”, quando ha scelto “il giustizialismo di Antonio Di Pietro e non il riformismo del Ps”.

Successo di Haider & C. in Austria: (solo) la destra commenta

Alle ultime elezioni austriache si è visto un ritorno di fiamma della destra. Il Partito della Libertà (Fpö) di Heinz-Christian Strache e l'Alleanza per il futuro (Bzö) di Jörg Haider hanno ottenuto circa un terzo dei voti, a discapito dei maggiori partiti (socialista e democristiano). La Spoe (socialdemocratici), partito di maggioranza relativa, infatti, cala al 29,7%, dal 35,3 del 2006, mentre guadagnano 7 punti percentuali sia il partito di Strache che quello di Haider. Il successo ottenuto col voto però non basterà a portare al potere nessuna delle due forze uscite rafforzate dalle urne: l’Austria continuerà ad essere guidata dalla grande coalizione.

Ottime, in ogni caso, le rezioni della destra italiana. Il segretario nazionale della Fiamma Tricolore, Luca Romagnoli, parla di "vittoria politica per l’Europa” e vede il successo della destra austriaca come la dimostrazione che “l’intransigente coerenza di portare avanti la propria politica concreta alle urne paga”. Tra l’altro fa sapere sul sito del partito: “L’importanza della Destra in Europa e ci invitano a fare sempre meglio, continuando come Fiamma Tricolore nella strada dei valori e delle soluzioni concrete che sappiamo dare al problema casa, alla politica di lotta alla clandestinità e alla delinquenza”. Esulta anche il segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore, eurodeputato: “Molte delle proposte dell'Fpoe sono quelle di Forza Nuova, dalla sospensione del Trattato di Schenghen fino alla chiusura delle moschee”. Per Fiore, inoltre, l’inaspettato successo dei due movimenti nazionalisti austriache dimostra come in Europa il vento stia cambiando: “Non bastano più Berlusconi e Sarkozy, gli europei spingono ulteriormente verso posizioni nazionali, anti islamiche e sociali”.

Stefano Ceccanti, senatore del Partito Democratico, prende spunto dal successo della destra e dal calo delle forze principali alle elezioni anticipate austriache per parlare di sistema elettorale: “Le elezioni in Austria, dove si vota con un sistema simile a quello tedesco (proporzionale pura con sbarramento al 4 per cento) dimostrano ancora una volta che i sistemi proporzionali puri, fotografici, anche se corretti da uno sbarramento, rendono spesso difficile l'emergere di un chiaro vincitore”. Per Ceccanti con un sistema del genere si corre il rischio del “rafforzamento degli estremisti che sono fuori dal Governo con posizioni demagogiche e populiste”.

Dalla sinistra radicale nessun commento, nemmeno dai Verdi, nemmeno dal Partito Socialista, nemmeno dall’Udc, nemmeno dal Popolo della Libertà, nemmeno dalla Lega Nord.