giovedì 15 maggio 2008

Un dubbio sulle primarie del Pd alle Amministrative

Al coordinamento nazionale del Partito Democratico di oggi, Walter Veltroni ha annunciato che dalle prossime amministrative i candidati del Pd verranno scelti col metodo delle primarie, partendo, quindi, dal basso. Una scelta che appare come una maggiore garanzia per gli iscritti e per i cittadini, sicuramente più partecipi alla vita politica e democratica del loro territorio.
Ma è bene valutare anche il rovescio della medaglia.
Il metodo delle primarie da una parte impedisce l'allontanamento della base dai dirigenti regionali e nazionali, dall'altra potrebbe condurre a dinamiche perverse. Se tutte le componenti del Pd schierassero un loro rappresentante, i candidati del partito, vincitori delle primarie, potrebbero non rispecchiare i rapporti di forza reali esistenti tra le forze in campo. Ad esempio, facendo una semplificazione, potremmo considerare il Pd composto da due sole correnti, i Ds e la Margherita, di cui la prima gode di un consenso tra militanti ed elettori maggiore del 50% rispetto alla seconda. Qualora su tutto il territorio nazionale si svolgessero le primarie per scegliere il candidato sindaco del Pd in ogni comune, in pochissimi casi si verificherebbe un successo del candidato della Margherita e si avrebbe la presenza di diessini quasi in ogni competizione, o almeno il numero di vincenti di Ds e di Margherita non rispecchierebbe il rapporto di forza di 1,5 a 1.
Per evitare una sorta di dittatura della maggioranza interna occorrerebbe, quindi, accordarsi nel momento della scelta delle candidature per le primarie, affinchè venissero esclusi dalla corsa delle primarie in diversi comuni i rappresentanti della corrente maggiore (nel nostro esempio i Ds), cosa che non sarebbe molto diversa, però, dallo scegliere dall'alto i candidati come fatto finora.

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