lunedì 12 maggio 2008

Libertà condizionata

Una volta c’erano le battaglie contro le leggi ad personam, contro la depenalizzazione del falso in bilancio, contro la legge Gasparri. Oggi il nuovo clima politico avaro di contrasti e muri contro muri sembra quasi far dimenticare la argomentazioni cardine delle più dure critiche al governo Berlusconi 2001-2006.
Una volta i girotondini riempivano il Palavobis di Milano e le pubblicazioni di Marco Travaglio erano un vero cult per il popolo di centrosinistra, una volta. Oggi le affermazioni del giornalista sono schivate e condannate, da destra e da sinistra, senza risposta e pietà.
Alla vigilia delle Politiche 2001, la presentazione durante la trasmissione Satyricon di Daniele Luttazzi de L’odore dei soldi, scritto a quattro mani da Marco Travaglio ed Elio Veltri, che metteva in dubbio la provenienza lecita dei capitali di Silvio Berlusconi, fu uno dei motivi dell’espulsione di Luttazzi dalla Rai, la stessa sorte di Michele Santoro, che riprese l’argomento in quei giorni in una puntata de Il raggio verde, ospitando Marcello Dell’Utri.
Entrambi gli episodi scatenarono aspre polemiche alla vigilia del voto, nel 2008 avrebbero innescato, invece, inviti al rispetto delle istituzioni e alla pacificazione politica, piuttosto che alla ricerca della veridicità delle affermazioni in questione.
Molto di quanto scritto da Travaglio ne L’odore dei soldi era già stato trattato approfonditamente ne L’Intoccabile di Leo Sisti e Peter Gomez, così come le accuse delle ultime ore rivolte al presidente del Senato Renato Schifani, su presunte amicizie con alcuni boss mafiosi sono riprese da I complici di Lirio Abbate e Peter Gomez, come a dire: “Se qualcuno vuol fare inchieste compromettenti e lanciare accuse pesanti ad un personaggio politico può farlo liberamente, purchè nessuno ne parli in tv”.

1 commento:

Polìscor ha detto...

Esattamente, dal momento che la TV è considerata (giustamente) un potente strumento di sottomissione mentale che entra direttamente nelle case.
Travaglio può dire quel che vuole, nei suoi libercoli scritti a dieci mani con i soliti noti: ma non deve dire quel che ha già scritto (e su cui ha già ampiamente guadagnato) in diretta TV, dove le regole ci sono e sono diverse. E molte inventate e volute non certo da Berlusconi.
Travaglio è un pericoloso giustizialista ad orologeria, uno che guadagna sul tintinnar di manette, ed è capace di fare proseliti e di condizionare la vita politica del Paese, dal momento che è spalleggiato da una potente organizzazione editoriale, culturale, sociale, mediatica e, in definitiva, politica. E, come tale, va posto sotto controllo, regolamentato, usato correttamente.
Travaglio non ha diritto a patenti di libertà diverse da quelle di chiunque altro.