venerdì 9 maggio 2008

Aspettando l'ombra

Dal governo Andreotti VI al Berlusconi IV, da Achille Occhetto a Walter Veltroni, dal dopo De Mita al dopo Prodi, dopo un ventennio ritorna in Italia lo shadow cabinet, meglio conosciuto come governo ombra: calcisticamente parleremmo di marcatura a uomo, piuttosto che a zona, sui centravanti avversari. Per ogni Ministero un esponente dell'opposizione riceverà l'incarico di controllare da vicino l'operato del relativo Ministro della Repubblica appena nominato, proprio come se si trattasse di un esecutivo alternativo, un governo ombra, appunto.
La proposta di fare opposizione con l'ausilio di un governo ombra, lanciata da Walter Veltroni all'indomani del voto, fu rivolta in un primo momento oltre che naturalmente al suo partito, all'Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini. L'invito fu declinato dal leader della Rosa Bianca Bruno Tabacci, che si disse fin da subito intenzionato a mantenere un'opposizione distinta dal Pd, per "impedire al bipolarismo di diventare bipartitismo", restando fedeli quindi alla linea che vuole la nuova formazione centrista alternativa ai due principali blocchi, di centrodestra e di centrosinistra. Un "ni", invece, giunse da Antonio Di Pietro che, forte dell'ottima affermazione dell'Italia dei Valori, si lamentò per aver saputo solo dai giornali della proposta di Veltroni e annunciò, tra l'altro, che non avrebbe mai fatto parte di un governo ombra in cui uno dei Ministri sarebbe stato Totò Cuffaro dell'Udc.
Da lì un lungo silenzio fino agli ultimi giorni e alle consultazioni del Quirinale.
La mattina del 7 maggio Veltroni torna sul tema annunciando che il Partito Democratico avrebbe indicato il suo governo ombra entro 48 ore dal giuramento dei Ministri e del nuovo Presidente del Consiglio.
Ma ritornano i contrasti.
Dall'esterno del Parlamento Manuela Palermi dei Comunisti Italiani critica la linea del leader democratico: "La dura opposizione del Pd si esaurisce nel governo ombra, per il resto sembra di stare a corte". L'alleato Di Pietro, che si è detto "sconfortato e amareggiato", pone la stessa questione di un mese prima: "Ci dispiace che ogni giorno Veltroni prenda decisioni senza consultarci, come se noi non ci fossimo". Preoccupanti, poi, sul fronte interno, le parole di Massimo D'Alema, secondo il quale la priorità per il Pd è mantenere il dialogo con la Sinistra, fuori dal Parlamento ma ben presente nel Paese, e l'Udc. "Faremo l'opposizione. Non ho mai seguito con passione il dibattito sugli aggettivi da attribuire all'opposizione" sono state le parole dell'ex Presidente Ds, scettico verso la linea dettata oggi dal segretario del Pd.
Questa strategia sarà utile per produrre in tempi rapidi controproposte valide a quelle dei Ministri della Repubblica, rendendo più efficace l'opposizione al governo Berlusconi? Se ciò avvenisse, come verrebbero accolte quelle controproposte da Popolo della Libertà e Lega Nord? Favorirà il governo ombra il dialogo tra le parti o rivivremo ancora il muro contro muro delle ultime legislature? Difficile dare ora una risposta a queste domande.
L'unica esperienza del genere vissuta finora in Italia, dal 1989 al 1992, mai più ripresa, vedeva in campo le migliori personalità del Partito Comunista. Se anche il Partito Democratico oggi impegnasse tutti i suoi uomini migliori, il "debole" governo Berlusconi orfano dell'autorevolezza di politici navigati come Fini, Alemanno, Gasparri, Schifani, Pisanu e via discorrendo, potrebbe pagare dazio per aver caricato quasi tutto il suo peso sulle spalle del Presidente del Consiglio, oggi più che mai leader dell'esecutivo.

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