mercoledì 23 aprile 2008

La fine dell'antiberlusconismo

Se la vittoria del centrodestra fosse maturata con un successo prevalente del Popolo della Libertà, senza una netta affermazione della Lega Nord, il partito di Bossi non si sarebbe potuto sedere al tavolo delle trattative con in mano la richiesta di ben 3 ministeri, tra cui l'Interno, la delega per l'Expo di Milano, la futura presidenza della Regione Lombardia, e, soprattutto, la richiesta di approvazione di un federalismo fiscale, che è stato il perno della sua campagna elettorale al fianco della sicurezza e della lotta all'immigrazione clandestina, ma che suscita molte più perplessità che certezze da parte degli economisti circa la sua reale efficacia e applicazione.
Raccolto un ampio margine di deputati e senatori di vantaggio rispetto all'opposizione (sventato, quindi, il pericolo dell'instabilità del governo), i problemi da risolvere per Berlusconi sembrano giungere più dall'interno della sua coalizione che dal fronte opposto. Da una parte i malumori per gli ampi spazi sottratti da Lega e Alleanza Nazionale alla pattuglia di Forza Italia nella composizione del governo, che, come stabilito dalla Finanziaria 2008, non dovrà essere composto da più di 60 unità tra Ministri, Sottosegretari e Vice-Ministri; dall'altra, l'intransigenza dei leghisti su temi e proposte a loro cari (tra l'altro il salvataggio di Malpensa), lasciano presagire per il governo tempi molto più duri di quanto si potesse immaginare leggendo i risultati del voto.
Un'opposizione frontale di Partito Democratico, Italia dei Valori e Udc, ieri utile per mantenere unita una coalizione fin troppo ampia e disomogenea, oggi non potrebbe far altro che ricompattare Pdl e Lega e nascondere delle divergerze che, con un atteggiamento meno duro, potrebbero accentuarsi. E' anche in questa chiave di lettura che vanno interpretati l'abbandono dell'antiberlusconismo e le aperture al dialogo nei confronti della nuova maggioranza parlamentare rivolti dai principali esponenti di Pd e Idv, in un clima mai così sereno durante tutta la Seconda Repubblica.

5 commenti:

Angelo ha detto...

Si, eh? Tocca avvertire D'Alema, allora....

Osservatore politico ha detto...

Sei ironico?
Che intendi?

bralic ha detto...

io non sono d'accordo. cercare di trovare frizioni tra lega e pdl è solo cercare di trovare un modo per screditare il cdx.

tutto nasce dal tradimento del 1994 ma dopo quella volta la lega si è sempre dimostrata leale e affidabile. io non vedo il problema. casomai sono i giornali e i politici di sinistra che girano intorno al rapporto lega/pdl che a mio avviso è più saldo che mai.

le discussioni ci sono e sono normali in una fase come questa. tra l'altro le pretese della lega non mi sembrano assurde. vogliono il rispetto del programma (così come tutti noi) e 2 ministri.

Osservatore politico ha detto...

Bralic io non voglio cercare frizioni tra Lega e Pdl, assolutamente. Prendo atto che la lega chiede a gran voce il "suo" federalismo fiscale, intorno al quale ci sono molte perplessità. Potrebbe mettere in ginocchio tutto il Mezzogiorno. Non credo che nel Pdl tutti vedano di buon occhio la questione.
Ciao Brulic.

bralic ha detto...

in realtà si parla di federalismo fiscale da una vita e lo voleva fare anche il csx. io non credo che metta in ginocchio il mezzogiorno.

certo il sud si scorderà in futuro gli aiuti dello stato a prescindere come avvenuto negli ultimi 60 anni.

bisogna che ognuno tira avanti con le proprie forze. almeno in linea generale.