giovedì 3 aprile 2008

La Dc e il probabile rinvio del voto

La Democrazia Cristiana di Pizza, rinviando il voto, giusta o sbagliata che sia la scelta, ha la possibilità di ottenere una grande visibilità, che potrebbe farla emergere tra i sempre numerosi piccolissimi partiti. Il suo simbolo e la sua storia hanno un appeal indiscutibile.

Il successo della Democrazia Cristiana nel ricorso al Consiglio di Stato contro l'esclusione dalla competizione elettorale subita circa un mese fa, sancita dal Viminale al momento della presentazione delle liste, causa la somiglianza dello scudo crociato Dc col simbolo dell'Unione di Centro di Casini, rimette le sorti delle prossime politiche nelle mani del piccolissimo (numericamente almeno) partito guidato da Giuseppe Pizza, che potrebbe richiedere, ed ottenere, lo spostamento della data delle elezioni (si prevede di 15 giorni). Le dichiarazioni di questa sera lasciano intendere la volontà degli esponenti del partito di non cedere agli inviti rivolti dai leader di tutte le principali forze politiche: unanimamente dall'estrema sinistra all'estrema destra viene chiesto alla Dc di fare un passo indietro e di far sì che le elezioni si svolgano regolarmente come previsto il 13 e il 14 aprile, evitando una perdita di credibilità del Paese in campo internazionale. Perfino Berlusconi, candidato premier per la Dc, con la quale il Popolo della Libertà ha stretto un accordo tecnico per il Senato, valuta negativamente l'eventuale rinvio del voto, definendolo addirittura un dramma; Giordano della Sinistra Arcobaleno, sulla stessa lunghezza d'onda del Cavaliere, lo ritiene un grave errore; Veltroni, invece, lo bolla come un problema interno alla destra, negando che il Partito Democratico possa trarre vantaggio da un eventuale rinvio.
L'occasione fa l'uomo ladro.
Quale occasione migliore di questa per ottenere visibilità nell'amplissimo scacchiere politico italiano appiattito dalla par-condicio?
Quale occasione migliore per la Dc di Pizza per fuoriuscire dalla bolgia dei piccoli partiti e movimenti destinati inevitabilmente a finire nel dimenticatoio un minuto dopo la chiusura delle urne?
Il non avere trovato nessun appoggio nella sua idea di far slittare il voto, può essere il vero motivo che spinge la Dc a tirar dritta per la sua strada, una strada da inboccare coraggiosamente, e in ogni caso, importante ricordarlo, in maniera del tutto legittima (è del tutto legittimo, infatti, da parte dello scudo crociato, una volta vinto il ricorso ed essere stato riammesso sulla scheda elettorale, rivendicare il proprio diritto a svolgere una campagna elettorale alle stesse condizioni degli altri). Nella situazione di caos che potrebbe generare il rinvio del voto, chi potrebbe trarne beneficio sono proprio le forze minori. La Dc, come altri, non era presente nelle precedenti cnsulatazioni nazionali e non sarà soggetta dopo queste politiche ad un confronto con la precedente tornata elettorale. Nulla da perdere, insomma. Ogni risultato sarà pur sempre positivo, cogliere la palla al balzo, muovere le acque proprio ora che si è al centro dell'attenzione, schivando gli inviti al senso di responsabilità, può rivelarsi una mossa vincente in una campagna elettorale condotta dai principali competitors su toni troppo pacati e avviata mestamente ad un esito quasi del tutto scontato. Gli italiani potrebbero pur sempre premiare il gesto della Dc identificandola come la verà novità della campagna elettorale. Basterebbe che ciò fosse percepito solo in parte, che solo una piccola parte di elettorato si spostasse da Pd e Pdl, concepiti per essere il nuovo ma diventati prematuramente vecchi nel giro di qualche mese, verso la Dc per regalare al partito di Pizza un grande (inatteso) risultato.
La Dc, questa neonata balena bianca, sarà anche priva di un omogeneo e soddisfacente radicamento sul territorio, ma è sicuramente forte di un simbolo capace di infiammare i cuori di parecchi nostalgici della Prima Repubblica e, in particolare, di coloro che, piaccia o no, vedono in quello scudo crociato il traghettatore dell'Italia dalla povertà della guerra mondiale al benessere degli anni '80 e primi anni '90. L'esperienza mediocre del bipolarismo italiano, il quale non ha mai raggiunto una soddisfacente efficacia dalla sua introduzione (col Mattarellum nel 1994) ad oggi, non essendo riuscito a garantire stabilità ai governi (9 in 14 anni, in perfetta media da Prima Repubblica), può, inoltre, accrescere l'appeal elettorale dello scudo crociato, ancora decisamente centrista e proporzionalista, in perfetta linea con la tradizione democristiana.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Solo una correzione: dal 1994 abbiamo avuto 9 governi, non 7 (Berlusconi, Dini, Prodi, D'Alema I e II, Amato, Berlusconi II e III e Prodi II)... ancor più in media Prima Repubblica...

Osservatore politico ha detto...

Esatto, mi scuso dell'errore. Grazie per la segnalazione.

Anonimo ha detto...

La DC ha partecipato alle Politiche 2006 senza il suo storico simbolo (ma con un minilogo con scritto "DC") all'interno del simbolo Codacons-Partito Meridionale nelle sole liste del senato nel meridione, concorrendo all'elezione del senatore Fuda e conseguentemente rendendo più solida (se così si può dire) la maggioranza di Prodi in Senato.