martedì 8 aprile 2008

Campagna elettorale: troppa forma e poca sostanza

Due anni fa, negli ultimi quindici giorni di campagna elettorale il centrodestra di Silvio Berlusconi riuscì a recuperare tutti i 5 punti percentuali che lo dividevano dall'Unione di centrosinistra guidata da Romano Prodi, mancando per poco l'obiettivo del sorpasso. I contrasti interni al centrosinistra sulla politica fiscale (in particolare sulla tassazione delle rendite finanziarie), ma soprattutto la promessa in diretta tv dell'abolizione dell'Ici da parte di Berlusconi a due giorni dal voto negli ultimi secondi del duello televisivo contro Romano Prodi, uniti agli abituali problemi di comunicazione di cui soffriva la vecchia coalizione di centrosinistra, che arrancava al cospetto della Casa delle Libertà abile nel diffondere un'immagine di sè di compattezza e maggiore omogeneità, potevano seriamente minare (e ci stavano riuscendo) alla vittoria della coalizione di Prodi.
Oggi il clima è diverso, la rottura del Partito Democratico con la Sinistra radicale ha permesso a Veltroni di presentarsi con un programma più moderato e affidabile, perchè si tratta di un programma rappresentativo di un centrosinistra più omogeneo, e quindi meno propenso a generare contrasti interni ai suoi sottoscrittori. Sono assenti riferimenti ai Dico, alla tassazione delle rendite finanziarie, al ritiro delle truppe italiane dalle missioni estere, punti programmatici cari nella scorsa tornata elettorale ai partiti dell'attuale Arcobaleno, che hanno reso, prima e dopo il voto del 2006, il centrosinistra facile bersaglio degli attacchi avversari, che lo accusavano di unire in una sola coalizione anime profondamente diverse, nei programmi e nella ideologia.
Adesso i programmi delle coalizioni principali sono più che mai vicini e mancano punti di contrasto forti nelle proposte e nei progetti. Ecco, quindi, che il dibattito pre-elettorale si sposta su altri argomenti che possono mettere in luce maggiori differenze tra Pd e Popolo della Libertà, ma che sicuramente non sono quelli da affrontare per risolvere la situazione di stallo in cui si trova il Paese.
Le minacce di Umberto Bossi di ieri, quando ipotizzava addirittura un ricorso alle armi del popolo leghista contro il Palazzo romano, le polemiche berlusconiane sulla scheda elettorale, le critiche dei partito minori all'informazione che gli starebbe negando visibilità a vantaggio delle due principali formazioni, le diverse interpretazioni dei sondaggi, la lotta per accaparrarsi l'emblema di nuovo che avanza rispetto al vecchio, sono senz'altro argomentazioni davvero poco rilevanti al cospetto delle emergenze di oggi (precariato, crescita economica ferma, debito pubblico eccessivo, affitti e immobili troppo onerosi, potere d'acquisto di salari e stipendi eccessivamente basso), ma che possono maggiormente spostare consensi da una parte all'altra dello scacchiere politico italiano. Il 15 aprile sapremo a chi ha giovato di più confrontarsi su questo tipo di terreno: la gran mole di elettori dichiaratisi ancora indecisi negli ultimi sondaggi pubblicati, che si presume siano maggiormente vicini a Veltroni puttosto che a Berlusconi, e alcune infelici uscite del Cavaliere in queste ultime battute di campagna elettorale, lascerebbero prevedere un recupero (una rimonta appare improbabile) del leader del Pd dai 7 punti di distacco segnalati nelle rilevazioni di fine marzo. I toni pacati, mai eccessivamente duri, potrebbero, dall'altra parte, aver aiutato Berlusconi a contenere meglio il suo vantaggio. Vedremo.

2 commenti:

Angelo ha detto...

E' curioso come non appena si siano azzittiti i sondaggi ufficiali, questo blog abbia preso una piega decisamente veltroniana, che prima non aveva. Vabbe'.
Solo una precisazione, per i meno informati: la polemica sulle schede elettorali non è "berlusconiana", i primi a sollevarla (nell'indifferenza generale) furono Dario Franceschini (Pd) e Claudio Scajola (PdL) (cfr. http://tinyurl.com/5ovhh2).
Giusto per mettere i puntini sulle "i".

Osservatore politico ha detto...

Non credo che questo post e il blog tutto abbiano preso una piega veltroniana, credo che le cose che ho affermato siano condivise dalla maggior parte delle persone che seguono le politica. Il termine "berlusconiano" riferito alle polemiche riguardanti la scheda elettorale, non è assolutamanete un atto d'accusa verso il Cavaliere, ma è la semplice constatazione che Berlusconi è stato colui che più di tutti ha messo in risalto il problema. Tutto qui. Nulla di maligno. Oltretutto, il fatto che a tali polemiche abbiano partecipato solo Berlusconi, Bossi e la Democrazia Cristiana di Pizza, alimenta il legittimo sospetto, e dico sospetto, dubbio, di cui ho scritto nel penultimo post pubblicati, che tali polemiche possano essere strumentali per ottenere maggiore visibilità nei media da parte delle due coalizioni principali oppure, magari, per alimentare lo spettro di un ipotetico inganno operato volutamente dal Viminale per ingannare e contrastare il Pdl.