domenica 13 aprile 2008

Berlusconi vincerà le elezioni. "Ma anche" Veltroni.

In effetti, a pensarci bene, le elezioni politiche di oggi non finiranno nè con una vittoria del Popolo della Libertà, nè con un pareggio, di cui ultimamente tanto si discute. Il risultato di lunedì sera sarà una vittoria sia di Berlusconi che di Veltroni.
Il leader del centrodestra vincerà nei numeri: anche con l'eventuale successo del Partito Democratico in Lazio e in qualche altra piccola regione in bilico il Pdl dovrebbe riuscire ad ottenere una maggioranza al Senato. Il distacco, seguendo questa ipotesi, dovrebbe essere molto esiguo, paragonabile a quello con cui il centrosinistra ha governato negli ultimi due anni, ma sarebbe pur sempre un vantaggio. Si tratta, tra le varie ipotesi in campo, di quella meno favorevole al Popolo della Libertà (161-162 senatori), 6-7 in meno dei 168 che otterrebbe la coalizione guidata da Silvo Berlusconi nel caso tutto andasse liscio e riuscisse a conquistare Campania, Calabria, Liguria, Lazio, Abruzzo, Sardegna, tutte le regioni in bilico insomma.
Walter Veltroni, invece, vincerà la scommessa politica. Tra le due nuove formazioni, Pd e Pdl, il Pd uscirà dalle urne come quella che ha saputo meglio rappresentare un rinnovamento della propria area politica di riferimento. Il Pd, sottraendo consensi alla sinistra radicale, contemporaneamente senza essere intaccata dalla nascita di un centro di ispirazione cristiana indipendente, otterrà molti più voti rispetto a Ds e Margherita del 2006, con un incremento (in termini assoluti) maggiore di quello che si vedrà nel Pdl, molto più vicino ai dati di due anni fa di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Dc e Nuovo Psi. Aver tenuto testa al Pdl fino alla fine in una campagna elettorale cominciata solamente due mesi fa in seguito alla caduta del proprio governo, dimostra che il progetto Pd, sul quale non tutti avrebbero scommesso, è andato in porto e, soprattutto, è ambizioso. Infatti, un eventuale scelta del centrodestra di rinunciare a governare da soli nel caso di maggioranza risicata, quindi un governo di larghe intese, ma anche una maggioranza composta esclusivamente da Pdl, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia nel caso di numeri sufficienti per governare, non possono far altro che migliorare le prospettive future del Partito Democratico. Un'attenzione particolare al ramoscello d'ulivo da parte della sinistra radicale si erà già notato il 9 e 10 aprile 2006, quando Rifondazione Comunista alla Camera ottenne il 20% dei voti in meno rispetto al Senato, dove il simbolo dell'Ulivo non era presente (correvano ancora Ds e Margherita). Lunedì sera ne avremo una conferma.
Il Pdl si è dimostrato più come una sommatoria a freddo di Forza Italia e An, che come una forza con nuove idee, proposte, leadership, sensibilità. Stesse argomentazioni e stesso linguaggio. Non ha avuto tempo e dopo due anni all'opposizione di un governo che ha stentato nella sua breve vita ad andare avanti, ritrovarsi in tasca una vittoria di misura sarà sicuramente un boccone difficile da digerire.

2 commenti:

Joseph ha detto...

E invece no, ecco perchè:

La grande trappola
Veltroni con un colpo di genio insospettabile è riuscito a mettere nel sacco un vecchio volpone come Berlusconi e tra l’altro in modo silenzioso e senza clamore alcuno.
Elezioni che erano già perse in partenza si sono trasformate in breve tempo in una marcia vincente.
Una campagna elettorale straordinaria e irripetibile condotta finalmente in attacco e con parole comprensibili e di facile presa sulla gente, con intelligenza e senza lasciare nulla al caso, insomma studiata a tavolino da uno staff giovane e moderno curando i minimi dettagli, al cui confronto Prodi e company sembrarono dei dilettanti? Sicuramente si, come direbbe lui, ma c’è un antefatto che passa inosservato e che è la vera svolta della vittoria oramai alle porte.
Vittoria incredibile, che io avevo colto già a inizio febbraio,quando la previdi rivelando ad amici il tranello in cui il cosiddetto cavaliere era caduto per mano di un astutissimo Walter, che in quel momento era “disperato” e, da grande insospettabile giocatore mai domo, si giocò il tutto per tutto non avendo più niente da perdere. Ecco il colpo di genio, la rete in cui ha abboccato Berlusconi.
Walter, non potendo presentarsi con tutta la troupe di Prodi per vari motivi e cioè sconfitta sicura , perdita personale di credibilità e stop immediato alla sua carriera politica, ha cominciato alla grande presentandosi da solo come novità assoluta e cominciando cosi a recuperare i voti di chi era deluso dalla vecchia coalizione e dei possibili astensionisti disgustati, tra cui il mio.
Ma così facendo avrebbe salvato la faccia e la carriera, ma sarebbe andato incontro a una sconfitta che dire certa è poco. Infatti con la vecchia coalizione di centro-destra compreso l’UDC di Casini
Berlusconi avrebbe perso qualche punto percentuale per la novità di Veltroni, ma aveva in tasca una vittoria sicura e, diciamoci la verità, per uno come Berlusconi a cui interessa solo raggiungere il potere, non il modo in cui lo si raggiunge, poteva sembrare assurdo rinunciare a uno status quo che gli regalava la vittoria su un piatto d’argento.
Il tranello – provocazione consistette nell’invitare il Silvio a fare altrettanto inducendolo a formare un unico schieramento di centrodestra con lui a capo, cosa che quest’ultimo aveva già tentato di fare per ambizione personale qualche mese prima una domenica in una piazza da un auto, proclamando la nascita del fantomatico partito unico del centrodestra da cui tutti, compreso Fini si erano smarcati.
Ora in occasione delle elezioni e coi sondaggi alla mano il Cavaliere prende la palla al balzo, accetta la scommessa e cade nell’invito-tranello pensando di non rischiare nulla, riducendo Fini a suo portaborse promettendogli l’eredità politica e liberandosi del fastidioso piantagrane Casini. Ma la perdita di Casini e il successivo schierarsi della Destra di Storace, anche se in un primo momento sembravano poco influenti, si sono rivelati una perdita grave in grado di incidere sull’esito finale delle elezioni.
E Berlusconi, che poteva fare una passeggiata in queste elezioni, vincendole agevolmente senza fare nulla e che si è accorto in corso d’opera della trappola in cui era caduto, ha dovuto modificare la campagna elettorale equiparandola a quella di due anni fa, non potendo certo tornare indietro, né ammettere il grave errore fatto per la sola ambizione di essere l’unico leader di un suo partito che annette gli altri della coalizione, acclamato e osannato dal suo popolo. E lo stimolo decisivo a far crescere questa ambizione è partito da Veltroni con quella sfida ad andare da soli; l’astuto Walter infatti aveva già previsto che, in caso di accettazione, non sarebbe stato senza conseguenze positive per il PD a partire dalla prevista e automatica fuoriuscita decisiva di Casini col suo 8% di consensi.
A quel punto i margini si erano già accorciati e la partita già chiusa era stata riaperta.
Una mossa quella di Veltroni di invitare il suo avversario a correre da soli con aria di sfida, sapendo che quest’ultimo alle sfide in cui è sicuro di vincere non si tira indietro, risulterà poi decisiva e vincente.
Successivamente è venuto il resto con una campagna elettorale magistrale culminata con la scena dell’incontro preparato nei dettagli con George Clooney, la stanchezza di Berlusconi e dei suoi elettori e il sorpasso finale, di cui a inizio febbraio cominciai a crederci ma ora sono certo.
E pensare che dopo la caduta del tormentato e disgustoso governo precedente ero, come tanti , già rassegnato a dover vivere nei prossimi cinque anni in un Paese governato da una destra populista( il contrario delle destre europee) il cui modo di agire non ha eguali in Europa, con a capo un soggetto politico come Berlusconi venditore di fumo, narcisista e megalomane, che avrebbe continuato a farci sembrare agli occhi del mondo come la barzelletta d’Europa.
Infatti qualunque altro Paese sviluppato sarebbe sotto shock davanti alla prospettiva di veder salire al potere per la terza volta non consecutiva in due decenni lo stesso uomo, ma qui in Italia non badiamo a tanto e ci eravamo anche rassegnati.
Grazie Walter, anche per aver preso con te Di Pietro, che per questo lo voterò con convinzione, tanto la coalizione è la stessa, e mi raccomando, qua lo vogliamo tutti Ministro della Giustizia.
Joseph

bralic ha detto...

povero povero joseph