lunedì 28 aprile 2008

Alemanno vince davvero

Mentre stanno per giungere ancora gli ultimi dati ufficiali dalle sezioni di Roma città e provincia, si può affermare che la vittoria di Gianni Alemanno è una vittoria vera, netta ed inequivocabile su Francesco Rutelli. Non si tratta di un giudizio di parte sull'esito elettorale, ma di una analisi oggettiva dei numeri fuoriusciti dalle urne. Il candidato del centrosinistra alla provincia di Roma sta per portare a casa un successo con un bottino di circa il 52% dei consensi, contro il 48% circa dell'avversario del Pdl. La sconfitta di Rutelli in città non è riconducibile all'esito delle scorse Politiche, dominate dalla coalizione di centrodestra. Se ci fosse stato un "effetto traino" da parte delle consultazioni nazionali, sarebbe dovuto essere tale anche alle Provinciali. Nicola Zingaretti, partito dal 46% del primo turno ha comunque superato soglia 50, giungendo a circa il 51,5% dei consensi, Rutelli invece, partito con un margine di 5 punti su Alemanno è cresciuto solamente di un punto (o anche meno), passando dal 45,8 al 46,5% dei voti. I dati definitivi saranno certamente più precisi. Le responsabilità sono da additare esclusivamente all'ex sindaco della capitale, alla sua campagna elettorale, alla sua gestione. In ogni caso è comunque difficile entrare nel merito delle scelte dei romani, sta di fatto che questa partita che si avvia al triplice fischio finale provocherà non poche reazioni tra le fila del Pd nazionale. I 100.000 voti di scarto tra Alemanno e Rutelli si faranno sentire. A partire dalla scelta dei capigruppo alla Camera e al Senato, fino ad arrivare al congresso del 2009.

La proprietà associativa

Secondo la proprietà associativa delle addizioni, se al posto di alcuni addendi si sostituisce la loro somma il risultato non cambia.
Si tratta di un enunciato facilmente applicabile oltre che alla matematica anche al panorama politico italiano, di oggi ma di tutta la Seconda Repubblica. Qualunque sia il numero delle forze politiche che compongono la maggioranza parlamentare, la sommatoria del potere di veto che esse esercitano nei confronti della loro stessa coalizione rimane immutata.
Al di là dei programmi elettorali presentati durante la campagna elettorale, degli annunci pre-elettorali, e del quadro politico del momento, ogni Presidente del Consiglio nel momento di prendere una decisione e di indirizzare la sua politica, nel tentativo di trovare una sintesi si troverà sempre di fronte a diktat ed obiezioni dei suoi alleati, sia la coalizione composta da 2, sia composta da 10 partiti.
Nel biennio 2006-2008 il governo Prodi si è visto stretto nella morsa dei veti della sinistra radicale e dei centristi di Udeur e Margherita, i primi causarono la prima crisi di governo nel febbraio 2007 negando la fiducia sulla politica estera, i secondi hanno staccato definitivamente la spina all'esecutivo nel gennaio 2008. Tra il 2001 e il 2006 i governi Berlusconi videro la loro azione condizionata da Udc da un lato e Lega Nord dall'altro, tanto che si giunse alla formazione di due assi (An-Udc e Forza Italia-Lega Nord). Andando ancora più a ritroso nel tempo viene in mente la pugnalata di Bertinotti al primo governo Prodi nell'ottobre 2008, che portò alla fine di quel governo.
Le fibrillazioni di oggi tra Popolo della Libertà e Lega Nord, ma anche all'interno del Pdl, nella composizione del nuovo esecutivo dimostrano che non necessariamente una coalizione più omogenea è esente da quelle divergenze e contrasti interni ad essa, che ora invece di distribuirsi su più parti si concentrano su un solo fronte. L'azzeramento dei vicepremier per impedire al leghista Roberto Calderoli di ricoprire quella carica e la consegna al partito del Nord dell'Interno, delle Politiche Agricole, delle Riforme e di altri incarichi rilevanti di vice-ministro e sottosegretario, tasselli importanti in un governo che sarà composto da soli 12 Ministri, mai così pochi nella storia Repubblicana, dimostrano che l'azionista di maggiornanza del centrodestra (il Pdl) ha dovuto cedere non meno di quanto avrebbe dovuto cedere in una maggioranza composta anche dall'Udc di Casini.
Alle questione poste dalla Lega si aggiungono poi le richieste della Dc per le Autonomie di Giafranco Rotondi e del Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo. La Dc chiede addirittura la Presidenza di una delle Camere, l'Mpa minaccia l'appoggio esterno pur di ricoprire un ruolo nel nuovo esecutivo. E se in queste ore dovesse materializzarsi la sconfitta di Gianni Alemanno nella corsa a Sindaco di Roma, potrebbe sorgere un nuovo nodo da sciogliere per il Presidente per il Consiglio in pectore: l'inserimento nella squadra dell'ex Ministro della Casa delle Libertà. E i malumori potrebbero nascere anche sul fronte di Alleanza Nazionale. Vedremo.

mercoledì 23 aprile 2008

La fine dell'antiberlusconismo

Se la vittoria del centrodestra fosse maturata con un successo prevalente del Popolo della Libertà, senza una netta affermazione della Lega Nord, il partito di Bossi non si sarebbe potuto sedere al tavolo delle trattative con in mano la richiesta di ben 3 ministeri, tra cui l'Interno, la delega per l'Expo di Milano, la futura presidenza della Regione Lombardia, e, soprattutto, la richiesta di approvazione di un federalismo fiscale, che è stato il perno della sua campagna elettorale al fianco della sicurezza e della lotta all'immigrazione clandestina, ma che suscita molte più perplessità che certezze da parte degli economisti circa la sua reale efficacia e applicazione.
Raccolto un ampio margine di deputati e senatori di vantaggio rispetto all'opposizione (sventato, quindi, il pericolo dell'instabilità del governo), i problemi da risolvere per Berlusconi sembrano giungere più dall'interno della sua coalizione che dal fronte opposto. Da una parte i malumori per gli ampi spazi sottratti da Lega e Alleanza Nazionale alla pattuglia di Forza Italia nella composizione del governo, che, come stabilito dalla Finanziaria 2008, non dovrà essere composto da più di 60 unità tra Ministri, Sottosegretari e Vice-Ministri; dall'altra, l'intransigenza dei leghisti su temi e proposte a loro cari (tra l'altro il salvataggio di Malpensa), lasciano presagire per il governo tempi molto più duri di quanto si potesse immaginare leggendo i risultati del voto.
Un'opposizione frontale di Partito Democratico, Italia dei Valori e Udc, ieri utile per mantenere unita una coalizione fin troppo ampia e disomogenea, oggi non potrebbe far altro che ricompattare Pdl e Lega e nascondere delle divergerze che, con un atteggiamento meno duro, potrebbero accentuarsi. E' anche in questa chiave di lettura che vanno interpretati l'abbandono dell'antiberlusconismo e le aperture al dialogo nei confronti della nuova maggioranza parlamentare rivolti dai principali esponenti di Pd e Idv, in un clima mai così sereno durante tutta la Seconda Repubblica.

domenica 20 aprile 2008

Voglia di sicurezza e legalità premiano Lega Nord e Di Pietro

Ad una settimana dal verdetto delle urne appare chiaro che gran parte della partita gli elettori hanno deciso di giocarla sul piano della sicurezza da una parte, sul piano del radicamento del territorio dall'altra. Chi ha saputo coniugare insieme l'uno e l'altro aspetto (Lega Nord) ne è uscito vincitore, chi ha schivato entrambi i fattori (Sinistra Arcobaleno) ne è uscito distrutto.
Il partito di Bossi pur non catturando direttamente, o almeno, in minima parte, l'elettorato di sinistra, ha saputo cogliere meglio le istanze dei cittadini ed unirle ad un forte radicamento sul territorio. Sono stati gli unici i leghisti a condurre una campagna elettorale porta a porta, dimostrando metodi e capacità una volta cari quasi esclusivamente alla sinistra. L'Arcobaleno, dal canto suo, penalizzato da due anni di governo Prodi durante i quali la ridistribuzione sociale così tanto decantata dagli esponenti della sinistra radicale è stata solo timidamente avviata, è apparso troppo lontano dalle questioni concrete sollevate dal popolo e ha dato una idea statica di sè. Di Pietro, invece, si è dimostrato il più sensibile al problema dell'etica politica, sollevando la necessità di non presentare candidati già condannati in primo grado, l'unico tra i principali partiti a schierarsi per un "parlamento pulito". Unendo ciò alla vicinanza dell'Italia dei Valori alle istanze sollevate dal movimento del V-Day, sull'informazione, sulla democrazia, sull'economia, sui costi della politica, si capisce perchè il partito di Di Pietro abbia raddoppiato i voti rispetto a due anni fa. Alla credibilità basata sulla coerenza delle idee e delle proposte (il "no" all'indulto ne è l'esempio più noto) si è affiancato quell'antiberlusconismo smorzato da Veltroni in campagna elettorale, accantonato per evitare una contrapposizione pregiudiziale all'avversario politico, ma ancora caro a gran parte dell'elettorato di centrosinistra italiano.

mercoledì 16 aprile 2008

L'Italia berlusconiana

L'Italia più che di centrodestra, esce dalle urne profondamente berlusconiana.
Questa è la realtà con la quale la stragrande maggioranza della sinistra italiana rappresentata oggi dal Partito Democratico e da Walter Veltroni deve fare i conti. Le precedenti vittorie del Cavaliere, '94 e 2001, erano state nette, quelle di Prodi nel '96 e nel 2006 determinate più dalla legge elettorale che dal numero di schede elettorali favorevoli. Nel '96, infatti, al cospetto di un Polo delle Libertà privo della numericamente rilevantissima Lega Nord e forte del supporto di Rifondazione Comunista, Romano Prodi, o meglio, i partiti che lo sostenevano, ottennero meno voti nella parte proporzionale dei simboli che sostenevano Silvio Berlusconi. Due anni fa nel confronto tra i due grandi schieramenti che comprendevano tutte le forze politiche italiane, dagli estremi fino al centro rappresentato da Mastella da una parte e Casini dall'altra, il centrodestra, seppur sconfitto, ottenne complessivamente 200.000 voti in più dell'Unione guidata ancora una volta da Romano Prodi.
I nove punti di vantaggio di Pdl e Lega Nord in quest'ultima tornata elettorale spezzano le gambe all'illusione che la sinistra riformista italiana possa, da sola, ambire ad un margine ampio per governare stabilmente il Paese. Quando un margine ampio è riuscita finora ad ottenerlo lo ha fatto alleandosi con la sinistra radicale, tra l'altro, senza mai eccellere nei numeri. La campagna elettorale di Veltroni ha senz'altro condotto ad una crescita di quell'area riformista fino a ieri rappresentata da Democratici di Sinistra, Margherita e Italia dei Valori, ma, stando al quadro politico di oggi, alleanze cha vadano oltre la Lista Di Pietro sono indispensabili per ambire a Palazzo Chigi.
La svolta potrebbe arrivare in futuro, tuttavia, dallo schieramento opposto.
L'abbandono della scena politica da parte di Berlusconi potrebbe rompere tutti gli equilibri del Popolo della Libertà, in cui sono presenti anime profondamente diverse. Un Pdl senza il suo principale vantaggio competitivo, determinante in ogni successo, il carisma del suo leader, correrebbe seriamente il pericolo di ridursi ad un "ectoplasma" o, quanto meno, di perdere componenti decisive per mantenere un consenso cosi' ampio. Stando ad oggi, non credo che la maggioranza possa cedere dal lato della Lega Nord: oltre al cosiddetto "voto utile" espresso dagli elettori, infatti, esiste anche una "alleanza utile" esercitata dalla classe politica.
I voti della Lega Nord decisivi per il governo delle regioni e le province del Nord, oltre che per il raggiungimento della maggioranza regionale al Senato, sono indispensabili per il Pdl ed è difficile credere che l'alleanza possa essere messa in discussione. Cedere alle richieste del partito di Bossi che vanno nella direzione del federalismo, sarà il prezzo da pagare per garantirsi una legislatura completa.

Il Pd e il crollo Arcobaleno

La scomparsa dal Parlamento della sinistra radicale e socialista in parte attutisce il colpo subito dal centrosinistra veltroniano, in parte solleva perplessità sul Partito Democratico.
La vittoria con ampio margine di Popolo della Libertà e Lega Nord sarebbe stata ancora più scottante se il Partito Democratico non avesse avuto la possibilità di occupare quasi tutti i banchi destinati all'opposizione. Un numero di parlamentari democratici più ampio del previsto, sia alla Camera che al Senato, infatti, per quello che può, dà maggiore fiducia al progetto delll'ex sindaco di Roma, mettendolo al riparo da eventuali critiche interne al suo partito, che si sarebbero potute aggiungere a quelle che già durante tutta la campagna elettorale, ma anche oggi, gli lanciano gli ex alleati dell'Unione: il leader dimissionario del Partito Socialista Boselli lo accusa di aver consegnato l'Italia nelle mani di Berlusconi.
Il flop dell'Arcobaleno è una vera e propria ipoteca dell'area riformista nei confronti del popolo che fino a ieri si sentiva politicamente meglio rappresentato da Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio, Mussi. Se i nuovi leader della sinistra vorranno riconquistare quel consenso che fu una volta di Rifondazione, Verdi e PdCI dovranno seriamente interrogarsi sull'efficacia della visione della società descritta in questa campagna elettorale dall'Arcobaleno, sulla necessità di continuare a snobbare la strada del socialismo riformista, sulla possibilità di cominciare a coltivare una vera cultura di governo.
Il nuovo clima di collaborazone tra impresa e lavoro descritto da Veltroni, ben diverso dall'idea del contrasto netto tra classe imprenditoriale e classe operaia descritta dai leader Arcobaleno, da una parte non ha generato malumori nell'elettorato meno moderato del Pd, anzi è riuscito ad attrarre consensi dalla sinistra radicale, dall'altra inaspettatamente non ha condotto ad uno sfondamento al centro del Partito Democratico. Le candidature dei vari Colaninno, Calearo, Ichino, sembrano non aver portato gli effetti sperati. L'ottima tenuta dell'Udc e la supremazia del Pdl non lasciano adito a dubbi.

martedì 15 aprile 2008

L'effetto domino: analisi del risultato elettorale

I voti ottenuti dai partiti in questa tornata elettorale per essere analizzati devono essere confrontati con altre due serie differenti di dati. I risultati delle Elezioni Politiche del 2006 e le previsioni sondaggistiche pubblicate nel corso della campagna elettorale fino a due settimane prima del voto sono i numeri di cui dobbiamo tener conto per comprendere quali siano stati i flussi elettorali del 13 e 14 aprile.

Considerando i dati delle interviste realizzate dagli istituti di sondaggi fino al 28 marzo, si può affermare che tutte le forze politiche ad eccezione di Sinistra Arcobaleno e Lega Nord hanno pressochè rispettato le previsioni della vigilia, oscillando di poco intorno ai valori attribuitegli nei sondaggi.
Il Pdl era attestato al 39% dei consensi a due settimane dal voto; dalle urne è fuoriuscito un 37,4% alla Camera e un 38,2% al Senato, che significa un calo superiore al punto percentuale.
A ridosso del voto una flessione l'ha subita anche il Pd, che è sceso dal 34% indicato dalla media dei sondaggi dei principali istituti al 33,2% alla Camera e al 33,7% al Senato. Da questo punto di vista, valutando cioè i due principali partiti e non le intere coalizioni, la tendenza al recupero del centrosinistra sul centrodestra è continuata anche negli ultimi giorni di campagne elettorale.
Hanno recuperato consenso dal 29 marzo in poi, invece, i due soggetti coalizzati più piccoli: Italia dei Valori ed Mpa. Il partito Di Pietro è salito dai circa 3 punti e mezzo percentuali che gli attribuivano i sondaggisti al 4,3 e al 4,4% rispettivamente ottenuti alla Camera e al Senato, mentre il movimento guidato dal neo-Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo ha superato la soglia dell'1% guadagnando quasi mezzo punto percentuale.
Sia la lista Di Pietro che l'Mpa, quindi, hanno compensato in parte quanto perso da Pd e Pdl.
L'Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini, ha raccolto mezzo punto circa in meno rispetto a quanto previsto, ma ha seguito il trend descritto dai sondaggi: dall'inizio della campagna elettorale il consenso della formazione centrista andava erodendosi, ed era sceso pian piano dai 7 ai 6 punti percentuali. Gli indecisi tendevano ad orientarsi verso Pd e Pdl, e nei media le forze maggiori, maggiormente presenti, incentivavano questo atteggiamento, invitando al voto utile gli elettori. Hanno costantemente ripetuto che un voto ai partiti più piccoli sarebbe stato un sostegno all'ingovernabilità. Il 5,6 e il 5,7% di Camera e Senato valgono molto più di quanto possa apparire, soprattutto alla luce del crollo della sinistra radicale.
Anche La Destra di Storace e Santanchè e il Partito Socialista di Boselli hanno rispettato i pronostici, attestandosi rispettivamente tra il 2 e il 2,5% e intorno all'1%.
Infine le sorprese: Sinistra Arcobaleno e Lega Nord.
La formazione guidata da Fausto Bertinotti subisce una sconfitta storica, inattesa quanto clamorosa, e non riesce ad ottenere nessun parlamentare. Un calo rispetto al 2006 era preventivabile e previsto, le stime attribuivano alla sinistra radicale valori ben al di sotto delle precedenti politiche, si parlava di 6-7 punti percentuali, lontani dai dati di due anni fa, quando la somma dei partiti che oggi si riconoscono nell'Arcobaleno superava il 10% in entrambi i rami del Parlamento. Il 3,1% alla Camera e il 3,2% al Senato vanno al di sotto delle più pessimistiche previsioni, tanto da lasciare sconcertati non solo i diretti interessati.
Situazione invertita per la Lega Nord, protagonista di un successo anch'esso inatteso, almeno alla grande platea, che influirà sicuramente molto sulla formazione dell'esecutivo e sulle scelte politiche del futuro governo Berlusconi. La Lega balza all'8,1% al Senato e all'8,3% alla Camera, esattamente 3 punti percentuali in più di quanto previsto dai sondaggi elettorali.
In uno scenario di quasi totale convergenza con le rilevazioni dei sondaggisti, anzi con la media delle rilevazioni dei sondaggisti,la nota stonata e nello stesso tempo sorprendente sembra essere quel pacchetto di 3 punti percentuali di consenso mancanti alla Sinistra Arcobaleno "confluiti" nel partito di Bossi, Maroni, Calderoli.
Il flop Arcobaleno è stato omogeneo su tutto il territorio elettorale, è quindi da escludere completamente l'ipotesi di un flusso di elettori dalla sinistra radicale direttamente nel partito federalista. Le cause sono da ricercare in fattori più strutturali. Alcune rilevazioni di marzo, tra l'altro, avevano già segnalato una maggiore propensione dei lavoratori dipendenti del settore privato, a differenza dei dipendenti pubblici, ad orientarsi verso il centrodestra berlusconiano. E' da ritenersi marginale, quindi, qualora fosse accertato, uno spostamento di voti del mondo operaio della grande industria del nord direttamente dalla Sinistra alla Lega Nord. Difficile identificare una quantità di voti superiore al milione, in una singola categoria di persone.
Quello che credo si sia verificato è un effetto domino partito dalla sinistra e giunto fino alla Lega Nord. Uno spostamento di 2-3 punti percentuali che si è ripetuto a catena partito per partito percorrendo tutto lo schieramento politico italiano. Forse una campagna elettorale condotta male, sottotono, senza fare breccia nemmeno nell'elettorato da sempre fedele, forse una visione della società diversa da quella reale, forse una visione del rapporto tra impresa e lavoro ferma a qualche decennio fa, oppure una raccolta dell'invito al voto utile, hanno fatto sì che gran parte dei potenziali elettori del simbolo che univa le forze di Rifondazione Comunista, Verdi, Sinistra Democratica e Partito dei Comunisti Italiani si orientasse verso il Partito Democratico di Walter Veltroni. Dal Pd, poi, sarebbero fuoriusciti consensi cattolici perplessi per la presenza radicale e attratti da un Unione di Centro decisamente più vicina rispetto al partito di Veltroni ai valori e alle istanze della Chiesa. L'essere ancorata fortemente a valori cristiani cui fanno riferimento una grande fetta di elettorato ha consentito all'Unione di Centro di evitare lo sfondamento al centro del Pd e di sopperire con l'ingresso di consensi democratico-cristiani di ex margheritini all'uscita di consensi verso il Pdl di Fini e Berlusconi, principali sostenitori (con successo) del voto utile. Infine, l'ultimo anello della catena: la determinazione con cui la Lega Nord ha continuato a portare avanti la sua decennale battaglia per il federalismo, per la maggiore autonomia del nord del Paese, per un contrasto netto all'immigrazione clandestina, e la vicinanza ai temi della sicurezza e della certezza della pena, hanno aiutato a sottrarre al Pdl consensi rilevanti (soprattutto tra l'elettorato di An che ha condotto una campagna all'ombra del leader della coalizione) e di ottenere un numero di voti quasi doppio rispetto a quelli del 2006.

Anche considerando, poi, i risultati delle Elezioni Politiche del 9 e 10 aprile 2006, gettando quindi lo sguardo ancora più indietro, i dati di maggior rilievo restano la defaiance della Sinistra Arcobaleno e il boom della Lega Nord. Confrontando i dati della Camera dei Deputati notiamo che la Sinistra Arcobaleno oggi perde ben 7 punti percentuali rispetto a due anni fa (-70% di consensi), passando dal 10,2 al 3,1%.
Scende anche l'Udc, che cala nei consensi di circa un punto, passando dal 6,8 al 5,7%.
Di circa mezzo punto, invece, è il calo del Partito Socialista, che 24 mesi fa raccolse l'1,6% ed ora si ferma all'1% netto.
Dove sono andati a finire questi olte 8 punti percentuali?
L'alleanza Popolo della Libertà-Lega Nord-Movimento per l'Autonomia ne ha guadagnati 3, salendo dal 43,6 al 46,8% alla Camera dei Deputati. Il dato importante da notare è che questo aumento è tutto frutto dell'incremento della Lega Nord, cresciuta dal 4,6 all'8,1%. Il Popolo della Libertà, contrariamente a quanto si pensa, ha subito una flessione rispetto a 24 mesi fa, scendendo dal 39% (sommatoria di Forza Italia, An e tutti i partiti minori oggi confluiti nel Pdl) fino al 37,4% alla Camera.
Il duo composto da Partito Democratico e Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, di punti rispetto alle scorse politiche, invece, ne ha guadagnati due, aumentando dal 35,6 di due anni fa al 37,6% di oggi. Anche qui la crescita è dovuta all'alleato minore, l'Idv, che ha raccolto il doppio dei voti del 2006, il 4,4% rispetto al precedente 2,3%.
Un punto e mezzo è quanto raccolto in più rispetto a due anni fa dall'area più a destra del quadro politico. La Destra, nuova formazione guidata da Francesco Storace e Daniela Santanchè, fuoriusciti da Alleanza Nazionale, ha ottenuto alla Camera il 2,4% dei consensi, più del triplo di quanto raccolto dalla Fiamma Tricolore alla precedente consultazione politica nazionale (0,7%).
Infine, osservando i risultati di oggi e confrontandoli con quelli passsati, si nota una crescita nell'area della sinistra antagonista rimasta fedele alla falce e martello, abbandonati recentemente da Prc e PdCi nel momento dell'adesione all'Arcobaleno. Sinistra Critica di Turigliatto e il Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando hanno ottenuto rispettivamente lo 0,4 e lo 0,6% dei voti.
Il crollo della sinistra radicale sul quadro politico, quindi, appare ancora più grave se analizziamo le dinamiche dei flussi elettorali in un arco temporale più ampio, andando oltre l'ultima campagna elettorale. In due anni quella fetta di elettorato così ampia, che sarebbe dovuta oggi essere rappresentata dall'Arcobaleno, appare ridimensionata. In minima parte ha deciso di identificarsi nelle nuovo forze estreme della sinistra italiana, la restante parte ha scelto di orientarsi verso il centrosinistra, partecipando a quella sorta di effetto domino di cui ho parlato precedentemente, lo sposatamento verso destra di un consistente e pressochè simile numero di voti da un partito all'altro dalla sinistra fino alla destra, che dà quasi l'impressione (ovviemente falsa) di uno spostamento diretto di consensi dall'Arcobaleno a Lega Nord e Destra.

RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2006 CON GLI ATTUALI SCHIERAMENTI - CAMERA DEI DEPUTATI

Popolo della Libertà + Lega Nord + Mpa 43,6%

(23,7% Forza Italia + 12,3% Alleanza Nazionale + 4,6% Lega Nord-Movimento per l'Autonomia + 0,9% Partito Pensionati + 0,7% Dc-Nuovo Psi + 0,7% Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini + 0,7% metà dei voti dei Popolari Udeur, che abbiamo diviso in due parti uguali tra Pd e Pdl)

Partito Democratico + Italia dei Valori 35,6%
(31,1% L'Ulivo + 2,3% Italia dei Valori + 1,3% metà dei voti della Rosa nel Pugno, che abbiamo diviso in due parti uguali tra Partito Socialista e Pd, essendo una lista che due anni fa univa Sdi, diventati poi Partito Socialista, e Radicali, candidati oggi nelle liste Pd + 0,7% metà dei Popolari Udeur)

La Sinistra L'Arcobaleno 10,2%
(5,8% Partito della Rifondazione Comunista + 2,3% Partito dei Comunisti Italiani + 2,1% Federazione dei Verdi)

Udc 6,8%

Partito Socialista 1,6%
(1,3% Sdi + 0,3% Socialisti di Bobo Craxi)

La Destra 0,7%
(0,7% Fiamma tricolore)

INTENZIONI DI VOTO ALLE ELEZIONI POLITICHE 2008 - MEDIA DEGLI ULTIMI SONDAGGI ELETTORALI (22-28 MARZO) - CAMERA DEI DEPUTATI

Popolo della Libertà 44,6%

Partito Democratico 37,6%
La Sinistra L'Arcobaleno 6,8%
Udc 6,0%
La Destra 2,3%
Partito Socialista 1,2%

RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2008 (CAMERA DEI DEPUTATI)

POPOLO DELLA LIBERTA' 37,4%
LEGA NORD 8,3%
MOVIMENTO PER L'AUTONOMIA 1,1%
TOTALE PDL + LEGA NORD+ MPA 46,8%

PARTITO DEMOCRATICO 33,2%
ITALIA DEI VALORI 4,4%
TOTALE PD + ITALIA DEI VALORI 37,6%

UNIONE DI CENTRO 5,6%

LA SINISTRA L'ARCOBALENO 3,1%


LA DESTRA - FIAMMA TRICOLORE 2,4%


PARTITO SOCIALISTA 1,0%

TOTALE altri 3,5%

La Sinistra fuori dal Parlamento

Le considerazioni alle quali possiamo dar vita osservando i numeri fuoriusciti dalle urne sono tante, molte più di quelle che immaginavamo poter fare alla vigilia del voto.
Al di là delle valutazioni sul voto disgiunto, sul voto utile o inutile, sul desiderio o meno di bipolarismo, bipartitismo e governabilità da parte dell'elettorato italiano, il dato inconfutabilmente più rilevante di queste elezioni Politiche è il crollo, il declino, la scomparsa dal Parlamento, della sinistra più autentica e radicale. La Sinistra Arcobaleno, formazione nata pochi mesi fa dalla aggregazione in un solo simbolo di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica, ha ottenuto un consenso di poco superiore al 3%, al di sotto della soglia del 4% necessaria per ottenere rappresentanza alla Camera e troppo poco per poter raggiungere l'8% in qualche regione rossa e guadagnare qualche seggio al Senato. Una svolta storica: dopo oltre 60 anni di Repubblica i comunisti saranno fuori dal Parlamento, in nessun paese europeo la sinistra estrema è oggi fuori dai giochi. Il leader che ha guidato la sinistra negli ultimi 15 anni, Fausto Bertinotti, getta la spugna: non coprirà d'ora in poi nessun incarico da dirigente. "Non ci sono uomini per tutte le stagioni" sono le parole che sanciscono la fine di un ciclo.
Lo shock attraversa tutto lo schieramento politico fino a raggiungere la destra: la scomparsa di uno dei principali e storici attori nella vita politica del Paese si sentirà a lungo e non può lasciare indifferente nessuno tra politici e addetti ai lavori.
Le analisi, i perchè, i se e i ma, da domani cominceranno a farsi spazio sulle bocche di tutti e sulle pagine di giornali e libri, oggi c'è spazio per l'incredulità e nient'altro.
Alle Elezioni Politiche 2006, esattamente 24 mesi fa, al Senato Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani avevano raccolto addirittura l'11,6% dei consensi. Oggi l'Arcobaleno comprendeva anche la Sinistra Democratica, ex corrente dei Ds fuoriuscita dalla Quercia nel momento dell'adesione al progetto del Partito Democratico, e 24 ore fa prevedere un risultato al di sotto della soglia di sbarramento del 4% per la giovane formazione avrebbe suscitato solamente ilarità.
Come si fa a prevedere un risultato così misero proprio nel momento in cui le candidature di Colaninno, Ichino e Calearo, le aperture del Pd al mondo dell'imprenditoria e alla legge Biagi aprono spazi a sinistra?
Un calo, tuttavia, era senza dubbio nell'aria, ma non un calo di questa portata: nelle ultime settimane, dagli oltre 10 punti i sondaggi indicavano una discesa fino ai 7 punti, ai 6 o, al massimo, ancora più in basso, fino ai 5 punti percentuali. Il 3,1% della Camera e il 3,2% raccolto al Senato non lasciano alibi ai leader politici, e fuori da Montecitorio e Palazzo Madama realizzare l'ennesima rinascita annunciata della sinistra italiana sarà impresa più ardua che mai, sarà una vera rifondazione.

Pdl e Lega stravincono le elezioni: perdono il Pd, i sondaggi e gli exit-poll

Al di là di ogni aspettativa: i sondaggi prima e gli exit-poll poi ci avevano preparato a tutto ma non a un successo così ampio di Silvio Berlusconi e l'alleanza Popolo della Libertà-Lega Nord.

Per dare l'idea dell'effetto che hanno fatto i risultati delle Elezioni Politiche 2008 sugli italiani, soprattutto su quelli che si erano cimentati in previsioni e sondaggi, possiamo fare una paragone calcistico singolare quanto efficace.
L'Inter è la squadra favorita per la vittoria del campionato, la più in forma, quella che ha dimostrato nelle ultime settimane prima della conclusione del torneo per le sue maggiori qualità tecnico-tattiche di avere più chances di tutti di portare a casa il successo. Nell'ultima giornata deve affrontare un avversario sulla carta abbordabile, ma che, tuttavia, nell'ultima parte del torneo, migliorando la condizione fisica, si è dimostrato capace di poter impensierire anche un avversario più forte, quindi di poter compromettere la vittoria finale dei nerazzurri. In ogni caso, i bookmakers prevedono una vittoria della squadra di Milano, viene reputato meno probabile , invece, un pareggio, ipotesi da tenere comunque sott'occhio perchè potrebbe impedire il successo finale dei nerazzurri e condurre ad uno spareggio. Le quote più basse nelle agenzie di scommesse sono l'1 a 0, il 2 a 0, il 2 a 1 a favore dell'Inter, più alti il 3 a 0 e il 4 a 0, tanto quanto l'1 a 1 e il 2 a 2. Davvero difficile che si realizzino gli altri risultati.
Ed ecco la sorpresa: dopo i 90 minuti di gioco l'Inter stravince il campionato surclassando gli avversari per ben 9 reti a 0!
Sono addirittura 9, infatti, i punti percentuali di vantaggio con i quali in questa tornata elettorale la coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi ha superato il centrosinistra composto da Partito Democratico e Italia dei Valori: un esito imprevisto e sorprendente, soprattutto alla luce del fatto che le osservazioni di tutti i sondaggisti negli ultimi giorni andavano in senso opposto. Da ogni parte veniva segnalato un riavvicinamento sempre maggiore col passare del tempo delle due coalizioni. Gli occhi di tutti gli analisti erano puntati sulla rincorsa di Veltroni, sul divario che man mano si erodeva, e mai veniva seriamente presa in considerazione l'ipotesi di un allargamento del margine Pd-Pdl a ridosso del voto. Anche gli exit-poll hanno aiutato a trarre in inganno gli osservatori: pubblicati alle 15 e per oltre un'ora confermati, indicavano subito dopo la chiusura delle urne, un distacco tra le due parti di soli due punti percentuali. Le forchette di Pd e Pdl si incrociavano: 38-42% per il centrosinistra, 40-44% per il centrodestra.
Dopo due anni e fiumi di polemiche gli exit poll commettono di nuovo un clamoroso errore. Non è servito a nulla un campione ampio di oltre 30.000 intervistati all'uscita dai seggi: oggi i dati ufficiali del Viminale hanno smentito quei numeri, come il 10 aprile 2006, quando palesarono falso il vantaggio di 5 punti dell'Unione di Romano Prodi sulla Casa delle Libertà.

Risultati Elezioni Politiche 2008 (Senato della Repubblica, dati nazionali)

POPOLO DELLA LIBERTA' 38,2%
LEGA NORD 8,1%
MOVIMENTO PER L'AUTONOMIA 1,1%
TOTALE PDL + LEGA NORD+ MPA 47,3%

PARTITO DEMOCRATICO 33,7%
ITALIA DEI VALORI 4,3%
TOTALE PD + ITALIA DEI VALORI 38,0%

UNIONE DI CENTRO 5,7%

LA SINISTRA L'ARCOBALENO 3,2%

LA DESTRA - FIAMMA TRICOLORE 2,1%

PARTITO SOCIALISTA 0,9%

TOTALE altri 2,8%

Risultati Elezioni Politiche 2008 (Camera dei Deputati, dati nazionali)

POPOLO DELLA LIBERTA' 37,4%
LEGA NORD 8,3%
MOVIMENTO PER L'AUTONOMIA 1,1%
TOTALE PDL + LEGA NORD+ MPA 46,8%

PARTITO DEMOCRATICO 33,2%
ITALIA DEI VALORI 4,4%
TOTALE PD + ITALIA DEI VALORI 37,6%

UNIONE DI CENTRO 5,6%

LA SINISTRA L'ARCOBALENO 3,1%


LA DESTRA - FIAMMA TRICOLORE 2,4%


PARTITO SOCIALISTA 1,0%

TOTALE altri 3,5%

Nola: risultati Elezioni Politiche 2008 (Senato della Repubblica)

IL POPOLO DELLA LIBERTA' (9.523 voti) 54,21%
MOVIMENTO PER L'AUTONOMIA ALL.PER IL SUD (947) 5,39%

TOTALE COALIZIONE - SILVIO BERLUSCONI (10.470) 59,6%

PARTITO DEMOCRATICO (3.817) 21,73%
DI PIETRO ITALIA DEI VALORI (884) 5,03%

TOTALE COALIZIONE - WALTER VELTRONI (4.701) 26,76%

UNIONE DI CENTRO (1.201) 6,84%

TOTALE COALIZIONE - PIER FERDINANDO CASINI (1.201) 6,84%

LA SINISTRA L'ARCOBALENO (393) 2,24%

TOTALE COALIZIONE - FAUSTO BERTINOTTI (393) 2,24%

LA DESTRA - FIAMMA TRICOLORE (225) 1,28%
PARTITO SOCIALISTA (150) 0,85%
LEGA SUD (87) 0,5%
P.LIBERALE ITALIANO (67) 0,38%
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI (43) 0,24%
LISTA DEI GRILLI PARLANTI (41) 0,23%
P.COM.MARX-LEN. (37) 0,21%
M.E.D.A. (36) 0,2%
PER IL BENE COMUNE (34) 0,19%
SINISTRA CRITICA (34) 0,19%
FORZA NUOVA (31) 0,18%
UNIONE DEMOCRATICA PER I CONSUMATORI (17) 0,1%

TOTALE altri 4,56%

Nola: risultati Elezioni Politiche 2008 (Camera dei Deputati)

IL POPOLO DELLA LIBERTA' (10.880 voti) 53,73%
MOVIMENTO PER L'AUTONOMIA ALL.PER IL SUD (1.178) 5,82%

TOTALE COALIZIONE - SILVIO BERLUSCONI (12.058) 59,54%

PARTITO DEMOCRATICO (4.281) 21,14%
DI PIETRO ITALIA DEI VALORI (1.111) 5,49%

TOTALE COALIZIONE - WALTER VELTRONI (5.392) 26,63%

UNIONE DI CENTRO (1.453) 7,18%

TOTALE COALIZIONE - PIER FERDINANDO CASINI (1.453) 7,18%


LA SINISTRA L'ARCOBALENO (417) 2,06%

TOTALE COALIZIONE - FAUSTO BERTINOTTI (417) 2,06%


LA DESTRA - FIAMMA TRICOLORE (256) 1,26%
PARTITO SOCIALISTA (203) 1%
LEGA SUD (65) 0,32%
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI (65) 0,32%
P.LIBERALE ITALIANO (51) 0,25%
M.E.D.A. (48) 0,24%
PER IL BENE COMUNE (47) 0,23%
SINISTRA CRITICA (47) 0,23%
LISTA DEI GRILLI PARLANTI (43) 0,21%
FORZA NUOVA (42) 0,21%
ASS.DIFESA DELLA VITA ABORTO?NO,GRAZIE (35) 0,17%
UNIONE DEMOCRATICA PER I CONSUMATORI (28) 0,14%

TOTALE altri 4,59%

domenica 13 aprile 2008

Berlusconi vincerà le elezioni. "Ma anche" Veltroni.

In effetti, a pensarci bene, le elezioni politiche di oggi non finiranno nè con una vittoria del Popolo della Libertà, nè con un pareggio, di cui ultimamente tanto si discute. Il risultato di lunedì sera sarà una vittoria sia di Berlusconi che di Veltroni.
Il leader del centrodestra vincerà nei numeri: anche con l'eventuale successo del Partito Democratico in Lazio e in qualche altra piccola regione in bilico il Pdl dovrebbe riuscire ad ottenere una maggioranza al Senato. Il distacco, seguendo questa ipotesi, dovrebbe essere molto esiguo, paragonabile a quello con cui il centrosinistra ha governato negli ultimi due anni, ma sarebbe pur sempre un vantaggio. Si tratta, tra le varie ipotesi in campo, di quella meno favorevole al Popolo della Libertà (161-162 senatori), 6-7 in meno dei 168 che otterrebbe la coalizione guidata da Silvo Berlusconi nel caso tutto andasse liscio e riuscisse a conquistare Campania, Calabria, Liguria, Lazio, Abruzzo, Sardegna, tutte le regioni in bilico insomma.
Walter Veltroni, invece, vincerà la scommessa politica. Tra le due nuove formazioni, Pd e Pdl, il Pd uscirà dalle urne come quella che ha saputo meglio rappresentare un rinnovamento della propria area politica di riferimento. Il Pd, sottraendo consensi alla sinistra radicale, contemporaneamente senza essere intaccata dalla nascita di un centro di ispirazione cristiana indipendente, otterrà molti più voti rispetto a Ds e Margherita del 2006, con un incremento (in termini assoluti) maggiore di quello che si vedrà nel Pdl, molto più vicino ai dati di due anni fa di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Dc e Nuovo Psi. Aver tenuto testa al Pdl fino alla fine in una campagna elettorale cominciata solamente due mesi fa in seguito alla caduta del proprio governo, dimostra che il progetto Pd, sul quale non tutti avrebbero scommesso, è andato in porto e, soprattutto, è ambizioso. Infatti, un eventuale scelta del centrodestra di rinunciare a governare da soli nel caso di maggioranza risicata, quindi un governo di larghe intese, ma anche una maggioranza composta esclusivamente da Pdl, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia nel caso di numeri sufficienti per governare, non possono far altro che migliorare le prospettive future del Partito Democratico. Un'attenzione particolare al ramoscello d'ulivo da parte della sinistra radicale si erà già notato il 9 e 10 aprile 2006, quando Rifondazione Comunista alla Camera ottenne il 20% dei voti in meno rispetto al Senato, dove il simbolo dell'Ulivo non era presente (correvano ancora Ds e Margherita). Lunedì sera ne avremo una conferma.
Il Pdl si è dimostrato più come una sommatoria a freddo di Forza Italia e An, che come una forza con nuove idee, proposte, leadership, sensibilità. Stesse argomentazioni e stesso linguaggio. Non ha avuto tempo e dopo due anni all'opposizione di un governo che ha stentato nella sua breve vita ad andare avanti, ritrovarsi in tasca una vittoria di misura sarà sicuramente un boccone difficile da digerire.

venerdì 11 aprile 2008

Sicuro che si vota domenica?

La semplificazione del quadro politico, oggi diviso in cinque principali aree dai lineamenti ben marcati (sinistra, centro, destra, centrosinistra e centrodestra) ha sancito la fine delle macro-coalizioni presenti alle precedenti Elezioni Politiche, comprensive di anime molto diverse tra di loro, Rifondazione Comunista e Udeur, Udc e Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini. Da ciò scaturisce una maggiore coerenza delle forze in campo oggi, adesso più libere da compromessi o veti degli alleati, quindi almeno sulla carta maggiormente capaci di realizzare le promesse annunciate in campagna elettorale.
L'attesa per il risultato del voto, che a tre giorni dalle urne appare incerto (vittoria berlusconiana o pareggio), è decisamente tiepida, perchè è diffusa la consapevolezza che in entrambi i casi si dovrà provvedere ad un governo di larghe intese o ad un'altra soluzione alternativa al governo di una sola parte politica (le previsioni ci inducono a ritenere che anche nel caso di successo del Popolo della Libertà la maggioranza del centrodestra sia minima al Senato ed è da verificare se Pdl e Lega tentino di governare con numeri proibitivi come quelli di cui disponeva il governo Prodi).
Da una parte, quindi, il venir meno di una conflittualità interna ed esterna agli schieramenti, oggi più che mai omogenei, conflittualità che nelle scorse tornate animava aspramente il confronto tra le parti, dall'altra la sfiducia negli elettori di poter determinare una maggioranza netta in entrambi i rami del Parlamento, hanno generato una quasi assenza di quell'enfasi caratteristica degli ultimi giorni di campagna elettorale. Meno scontri frontali tra leader, meno toni duri, meno fribillazioni. Non voglio assolutamente affermare che ciò sia un male, anzi, ma è un dato di fatto, paradossale, direi imprevedibile, che alla vigilia delle elezioni si viva un'atmosfera meno tesa di quella dei dibattiti e delle votazioni sui finanziamenti delle missioni all'estero, sulle finanziarie, sulle liberalizzazioni, in cui l'opposizione ha così tanto lottato nell'ultima legislatura per far cadere il governo Prodi.

mercoledì 9 aprile 2008

Per Berlusconi e Dell'Utri Mangano è un eroe

"Mangano è un eroe" è l'affermazione di Marcello Dell'Utri pronunciata ieri e condivisa oggi da Silvio Berlusconi. E qualche domanda sorge spontanea.
Chissà quale sarebbe stato l'effetto di tale affermazione ai tempi della campagna elettorale per le Politiche del 2001, quando Marco Travaglio presentò il libro L'odore dei soldi nella trasmissione Satyricon di Daniele Luttazzi, suscitando una serie consistente di polemiche che continuarono per un bel po' di giorni a poche settimane dal voto. Per la prima volta venivano portati in maniera così forte alla ribalta sospetti sulla natura dei capitali con i quali Berlusconi iniziò la sua attività imprenditoriale negli anni Sessanta: origine e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi era il sottotitolo del saggio scritto da Travaglio a quattro mani con Elio Veltri, nel quale sia argomentava che le risorse finanziare in questione potessero aver avuto una provenienza illecita.
E' difficile immaginare, inoltre, cosa sarebbe successo sette anni fa se ai dubbi alimentati da Travaglio in tv si fosse aggiunta una replica dei diretti interessati (Dell'Utri e Berlusconi) con eloquenti parole di apprezzamento ("eroe") nei confronti di Mangano, uomo di Cosa Nostra a tutti gli effetti (condannato all'ergastolo per un duplice omicidio), stalliere per due anni presso la villa del Cavaliere ad Arcore.
Le parole pubblicate oggi e ieri dalle agenzie probabilmente nel 2001 avrebbero provocato una caduta di immagine di Silvio Berlusconi tale da causare un crollo notevole dei suoi consensi elettorali. Oggi, invece, queste affermazioni ottengono uno spazio pari o inferiore agli allarmi sui brogli elettorali, alle previsioni sull'assegnazione della Presidenza del Senato, alle polemiche poi rientrate tra Berlusconi e Napolitano, e forse potranno influire solo sul voto di persone che seguono quotidianamente la situazione politica, ma non sulle grandi masse.
Il pubblico (e anche i media, direi) col tempo finiscono per assuefarsi anche ai fatti che più dovrebbero sconvolgere e far riflettere.

A Nola Di Pietro e i candidati dell'Italia dei Valori Barbato e Formisano

Appuntamento a Nola (a Villa Minieri) per l'Italia dei Valori col Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e i candidati alle Elezioni Politche Franco Barbato e Nello Formisano.
Introduce il senatore Nello Formisano, che tra l'altro afferma: "Vogliamo continuare ad essere anche nella prossima legislatura un partito non innamorato dei propri interessi di partito, che riesce a mettere davanti ai propri interessi quelli della collettività, così è stato per l'indulto, per la drammatica vicenda regionale, così è stato per la legge elettorale con la quale andiamo a votare: pur sapendo che avremo molti più voti del 2006, noi pensavamo che fosse giusto prima cambiarla e poi andare a votare".
Poi interviene il candidato alla Camera in Campania Franco Barbato, che punta l'attenzione sulla regione e in particolare sull'emergenza rifiuti e il problema ambientale del triangolo della morte Nola-Acerra-Marigliano: "Siamo in una regione dove esiste davvero una casta, anzi, più che una casta esiste una cosca". Poi rincara la dose: "Un'intera classe politica ha segnato il suo fallimento, tanti politici sono finiti sotto la spazzatura. Tanto i bassoliniani del Parito Democratico, quanto i berlusconiani di Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno partecipato senza vergogna all'immondo banchetto della monnezza in Campania. Hanno distrutto due miliardi di euro e noi abbiamo sulla nostra pelle ancora il problema della monnezza in Campania".
Il Ministro Di Pietro, infine, si sofferma principalmente sui temi a lui più cari, sicurezza, legalità, lotta agli sprechi e all'inefficienza pubblica: "Tra i candidati al Parlamento ce ne sono 98 su 900 condannati. Addirittura l'unico posto dove c'è il 10% di persone che hanno avuto problemi con la giustizia è il Parlamento: ma nessuno è dell'Italia dei Valori".
Poi parlando di lavoro e Mezzogiorno: "In questa legislatura accadrà una cosa importante per il Sud. Da quest'anno e per i prossimi 7 anni sono stati stanziati 100 miliardi di euro. Non è la prima volta che avviene, ma questa è l'ultima occasione che ha il Sud di rilanciarsi e rilanciare la propria economia".
Dice degli alleati: "Siamo entrati in questa coalizione perchè c'è un momento di maggiore attenzione verso le fasce più deboli, non perchè abbiamo sposato il Partito Democratico. Il Partito Democratico deve ancora camminare anch'esso, così come dobbiamo caminare noi. E' una sommatoria a freddo di una serie di altri partiti che oggi si sta innovando e rinnovando e che noi guardiamo con attenzione, ma non e' una buona ragione per andarsi ad infilare dentro magari venendone mangiati. Possiamo aiutarlo non solo a vincere le elezioni, ma anche a ben governare".

martedì 8 aprile 2008

Campagna elettorale: troppa forma e poca sostanza

Due anni fa, negli ultimi quindici giorni di campagna elettorale il centrodestra di Silvio Berlusconi riuscì a recuperare tutti i 5 punti percentuali che lo dividevano dall'Unione di centrosinistra guidata da Romano Prodi, mancando per poco l'obiettivo del sorpasso. I contrasti interni al centrosinistra sulla politica fiscale (in particolare sulla tassazione delle rendite finanziarie), ma soprattutto la promessa in diretta tv dell'abolizione dell'Ici da parte di Berlusconi a due giorni dal voto negli ultimi secondi del duello televisivo contro Romano Prodi, uniti agli abituali problemi di comunicazione di cui soffriva la vecchia coalizione di centrosinistra, che arrancava al cospetto della Casa delle Libertà abile nel diffondere un'immagine di sè di compattezza e maggiore omogeneità, potevano seriamente minare (e ci stavano riuscendo) alla vittoria della coalizione di Prodi.
Oggi il clima è diverso, la rottura del Partito Democratico con la Sinistra radicale ha permesso a Veltroni di presentarsi con un programma più moderato e affidabile, perchè si tratta di un programma rappresentativo di un centrosinistra più omogeneo, e quindi meno propenso a generare contrasti interni ai suoi sottoscrittori. Sono assenti riferimenti ai Dico, alla tassazione delle rendite finanziarie, al ritiro delle truppe italiane dalle missioni estere, punti programmatici cari nella scorsa tornata elettorale ai partiti dell'attuale Arcobaleno, che hanno reso, prima e dopo il voto del 2006, il centrosinistra facile bersaglio degli attacchi avversari, che lo accusavano di unire in una sola coalizione anime profondamente diverse, nei programmi e nella ideologia.
Adesso i programmi delle coalizioni principali sono più che mai vicini e mancano punti di contrasto forti nelle proposte e nei progetti. Ecco, quindi, che il dibattito pre-elettorale si sposta su altri argomenti che possono mettere in luce maggiori differenze tra Pd e Popolo della Libertà, ma che sicuramente non sono quelli da affrontare per risolvere la situazione di stallo in cui si trova il Paese.
Le minacce di Umberto Bossi di ieri, quando ipotizzava addirittura un ricorso alle armi del popolo leghista contro il Palazzo romano, le polemiche berlusconiane sulla scheda elettorale, le critiche dei partito minori all'informazione che gli starebbe negando visibilità a vantaggio delle due principali formazioni, le diverse interpretazioni dei sondaggi, la lotta per accaparrarsi l'emblema di nuovo che avanza rispetto al vecchio, sono senz'altro argomentazioni davvero poco rilevanti al cospetto delle emergenze di oggi (precariato, crescita economica ferma, debito pubblico eccessivo, affitti e immobili troppo onerosi, potere d'acquisto di salari e stipendi eccessivamente basso), ma che possono maggiormente spostare consensi da una parte all'altra dello scacchiere politico italiano. Il 15 aprile sapremo a chi ha giovato di più confrontarsi su questo tipo di terreno: la gran mole di elettori dichiaratisi ancora indecisi negli ultimi sondaggi pubblicati, che si presume siano maggiormente vicini a Veltroni puttosto che a Berlusconi, e alcune infelici uscite del Cavaliere in queste ultime battute di campagna elettorale, lascerebbero prevedere un recupero (una rimonta appare improbabile) del leader del Pd dai 7 punti di distacco segnalati nelle rilevazioni di fine marzo. I toni pacati, mai eccessivamente duri, potrebbero, dall'altra parte, aver aiutato Berlusconi a contenere meglio il suo vantaggio. Vedremo.

lunedì 7 aprile 2008

Berlusconi, i brogli annunciati e le polemiche (strumentali?) sulle schede

Due anni fa a dieci giorni dal voto si parlava principalmente di Ici, pressione fiscale, crescita economica e bonus per le famiglie. Oggi, invece, di schede, sondaggi, brogli e fucilate. Bossi e Berlusconi insistono per la ristampa delle schede, ma per il Viminale è impossibile fare passi indietro.

La polemica riguardante le schede elettorali non si smorza. La Dc, che per prima aveva sollevato la questione, chiedendo di essere riammessa alla competizione come le spetta di diritto dopo la vittoria nel ricorso al Consiglio di Stato, rimane in silenzio fuori dal dibattito; e mentre Berlusconi rincara la dose rispetto a ieri criticando ancora il Viminale, reo per il Cavaliere di aver messo a punto delle schede che possono facilmente generare confusione nell'elettorato per via di simboli, soprattutto quelli coalizzati, troppo vicini tra loro, interviene il leader della Lega Nord Umberto Bossi, che minaccia addirittura il ricorso del popolo padano del Carroccio alle armi, qualora le schede non venissero ristampate.
Il Ministro degli Interni, dal canto suo, si difende precisando che le schede sono state realizzate rispettando la legge elettorale vigente e che una nuova stampa è impraticabile perchè gli italiani all'estero hanno già cominciato ad esercitare il loro diritto di voto (le schede giungeranno in Italia per corrispondenza): una posizione quella di Giuliano Amato che lascia presupporre che le polemiche del centrodestra dovranno per forza di cose placarsi in questa settimana, Berlusconi e Bossi dovranno arrendersi alla reale impossibilità di una migliore disposizione dei simboli elettorali sulle schede.
Il rischio che gli italiani potrebbero correre in questa tornata elettorale non è quello di un voto viziato da una scheda elettorale mediocre, ma quello di dover assistere un giorno dopo la chiusura dei seggi a strumentali polemiche provenienti da uno o dall'altro schieramento.
Dopo le politiche di due anni fa, il Cavaliere gridava ai brogli della sinistra che gli avrebbero impedito di ottenere il premio di maggioranza alla Camera per 25mila voti (eventualità poi smentita dal riconteggio delle schede ad opera della Giunta per le elezioni); oggi, ad una settimana dal voto, ha già ripreso più volte ad alimentare lo spettro dei brogli elettorali, che potrebbero, stando alle sue parole, influenzare l'esito del voto a svantaggio del Popolo della Libertà.
Ora chi ci dice che, soprattutto nel caso di un pareggio al Senato, il centrodestra non riproponga strumentali polemiche nei confronti del governo uscente, accusandolo di aver influenzato a proprio favore il voto grazie alle schede oggi oggetto di discussione, anche se poi tali schede non dovessero rivelarsi generatrici di confusione e di maggiori schede nulle rispetto al 2006?

domenica 6 aprile 2008

Berlusconi come la Dc di due giorni fa: polemiche sulla scheda elettorale

La Dc prima, chiedendo la riammissione del proprio simbolo, Berlusconi poi, sollevando il problema della confusione, hanno polemizzato col Viminale sulla scheda elettorale: le prossime ore ci diranno se la questione sarà risolta con ulteriori retromarce.

Berlusconi solleva l'allarme per la confusione che potrebbe essere generata dalla scheda elettorale che verrà consegnata agli elettori il 13 e 14 aprile. Secondo il Cavaliere, potrebbe facilmente indurre gli elettori, per via della vicinanza eccessiva dei simboli, soprattutto quelli coalizzati, a generare un voto nullo: col segno della matita, infatti, si potrebbero coprire anche altri contrassegni oltre a quello verso il quale si è intenzionati a indirizzare il proprio sostegno. Il leader del centrodestra, che oggi ha rivolto un appello al presidente Napolitano, attribuisce le responsabilità del problema al Ministero degli Interni; Giuliano Amato, a sua volta, le scarica sulla legge elettorale in vigore, approvata nel dicembre 2005 dal governo di centrodestra.
Le dichiarazioni di Berlusconi di oggi non hanno nulla a che fare col caso recente della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza, ma entrambe le vicende portano alla questione della possibilità-impossibilità di ristampare le schede.
Dopo la vittoria Dc nel ricorso al Consiglio di Stato, il gesto di non chiedere lo slittamento della data delle elezioni era quello auspicato e poi apprezzato da ogni parte politica. Ma, mentre il partito annunciava due giorni fa di rifiutare per senso di responsabilità verso il Paese di procedere ad un ricorso che avrebbe quasi sicuramente fatto slittare la data del voto, chiedeva a gran voce, come gli spetta di diritto, che il simbolo con lo scudo crociato fosse presente sulla scheda. Adesso, dopo essersi fatta carico dell'onere di svolgere una campagna elettorale in circa dieci giorni, parecchi in meno rispetto ai concorrenti, la Dc scopre irrealizzabile anche la sua ovvia e legittima richiesta di presentarsi al giudizio degli elettori.
Amato, infatti, annuncia l'impossibilità di ristampare le schede (gli italiani all'estero già hanno cominciato a votare): come si muoverà ora la rinata Dc? Farà finta di nulla, come fatto finora, visto che non rilascia dichiarazioni al riguardo da due giorni (l'ultimo comunicato stampa del partito risale al 4 aprile), o contribuirà a far ritornare lo spettro del rinvio del voto, ora che il leader della coalizione solleva il problema della confusione?
Personalmente credo che da entrambe le parti non vi sia alcuna intenzione di creare una situazione di stallo nel Paese. Al momento del passo indietro della Dc annunciato giovedì, tutti i leader politici concordavano che un rinvio del voto avrebbe semplicemente allungato l'agonia del paese bloccato ad una crescita minima, stretto nella morsa delle emergenze, bisognoso oggi più che mai di politiche strutturali e lungimiranti, che la ordinaria amministrazione non può garantire. Il partito guidato da Pizza ha condiviso e accolto questa idea e con senso di responsabilità ha evitato soluzioni che potessero solo peggiorare la situazione. Credo che in nome di quel senso di responsabilità rientrino domani gli allarmi di oggi.

sabato 5 aprile 2008

Campagna elettorale: la politica risponde a Saviano e Grillo

Chissà quanto hanno influito sulle dichiarazioni di oggi di Veltroni e Berlusconi in Campania gli inviti di Roberto Saviano di alcune settimane fa rivolti ai politici affinchè rompessero il silenzio sui clan e cominciassero a mettere al centro dei loro programmi la legalità e la lotta al crimine organizzato. L'appello lanciato verso metà marzo dalle colonne di Repubblica fece il giro del Paese ed era destinato in particolar modo al leader del Partito Democratico, al quale il giovane scrittore suggeriva di non scendere a compromessi per la semplice paura di perdere, ma di cambiare atteggiamento per poter davvero rappresentare il nuovo, magari con frasi ad effetto, utilizzando nella visita napoletana a pochi giorni dal voto parole capaci di rimanere scolpite nella mente dei mafiosi campani.
La risposta non si è fatta attendere, già durante una visita in Calabria pochi giorni fa Walter Veltroni aveva affermato: "Mafia, 'ndrangheta e camorra facciano quel che vogliono, ma non votino Partito Democratico"; oggi parlando da Trentola Ducenta, da una villa di un boss della camorra trasformata in casa famiglia, rincara la dose: "Siamo una forza di governo che vuole annientare i poteri criminali che succhiano energie a questa terra".
Può sembrare paradossale, ma parole così dirette e dure allo stesso tempo rivolte alla criminalità organizzata da un leader candidato alla Presidenza del Consiglio, a pochi giorni dal voto e quindi in piena campagna elettorale, non si erano mai sentite.
Bene, vuol dire che l'effetto devastante (in senso positivo ovviamente) dell'intuizione dell'autore di Gomorra, trasformatore del linguaggio giudiziaro in splendida narrativa, che ha riesumato la verità custodita nel sarcofago dei tribunali per riportarla sui nostri tavoli, scrivanie e comodini e farcela toccare con mano, continua. Oggi ha prodotto una ventata di aria fresca sulla politica, nel suo piccolo aiutandola a rimuovere un po' di polvere dalla sua faccia.
Mi viene in mente un caso analogo a quello di Saviano, se non erro anche il comico Beppe Grillo partendo dal basso con le sue stoccate è riuscito ad influenzare le scelte dei politici, o almeno alcuni loro atteggiamenti sono decisamente cambiati.
Se dal web non fosse nato il movimento del V-Day, che ha raccolto milioni di giovani in piazza e sollevato numerose problematiche precedentemente quasi del tutto ignorate, avremmo visto tra i vari punti programmatici in tutti i programmi elettorali assumere un ruolo centrale alla riduzione dei costi della politica?
E il Partito Democratico sarebbe stato ugualmente spinto alla non candidatura di politici condannati in primo grado per reati gravi e di numerosi politici presenti oltre le due legislature in Parlamento?
La cosiddetta società civile, nelle sue molteplici vesti, come può essere la veste di uno scrittore-giornalista o di un movimento, solleva problematiche, le pone poi all'attenzione della classe politica senza mai entrare organicamente in essa, riesce ad influenzarne le scelte. In un Paese, dove, contrariamente alla cultura anglosassone, anche i sindacati sono nati dall'iniziativa dei partiti politici, non vi sembra di vivere un segnale di discontinuità vero col passato? La politica raccoglie l'appello dei cittadini. Un segno di forza, non di debolezza. In ogni caso, una novità.

giovedì 3 aprile 2008

La Dc e il probabile rinvio del voto

La Democrazia Cristiana di Pizza, rinviando il voto, giusta o sbagliata che sia la scelta, ha la possibilità di ottenere una grande visibilità, che potrebbe farla emergere tra i sempre numerosi piccolissimi partiti. Il suo simbolo e la sua storia hanno un appeal indiscutibile.

Il successo della Democrazia Cristiana nel ricorso al Consiglio di Stato contro l'esclusione dalla competizione elettorale subita circa un mese fa, sancita dal Viminale al momento della presentazione delle liste, causa la somiglianza dello scudo crociato Dc col simbolo dell'Unione di Centro di Casini, rimette le sorti delle prossime politiche nelle mani del piccolissimo (numericamente almeno) partito guidato da Giuseppe Pizza, che potrebbe richiedere, ed ottenere, lo spostamento della data delle elezioni (si prevede di 15 giorni). Le dichiarazioni di questa sera lasciano intendere la volontà degli esponenti del partito di non cedere agli inviti rivolti dai leader di tutte le principali forze politiche: unanimamente dall'estrema sinistra all'estrema destra viene chiesto alla Dc di fare un passo indietro e di far sì che le elezioni si svolgano regolarmente come previsto il 13 e il 14 aprile, evitando una perdita di credibilità del Paese in campo internazionale. Perfino Berlusconi, candidato premier per la Dc, con la quale il Popolo della Libertà ha stretto un accordo tecnico per il Senato, valuta negativamente l'eventuale rinvio del voto, definendolo addirittura un dramma; Giordano della Sinistra Arcobaleno, sulla stessa lunghezza d'onda del Cavaliere, lo ritiene un grave errore; Veltroni, invece, lo bolla come un problema interno alla destra, negando che il Partito Democratico possa trarre vantaggio da un eventuale rinvio.
L'occasione fa l'uomo ladro.
Quale occasione migliore di questa per ottenere visibilità nell'amplissimo scacchiere politico italiano appiattito dalla par-condicio?
Quale occasione migliore per la Dc di Pizza per fuoriuscire dalla bolgia dei piccoli partiti e movimenti destinati inevitabilmente a finire nel dimenticatoio un minuto dopo la chiusura delle urne?
Il non avere trovato nessun appoggio nella sua idea di far slittare il voto, può essere il vero motivo che spinge la Dc a tirar dritta per la sua strada, una strada da inboccare coraggiosamente, e in ogni caso, importante ricordarlo, in maniera del tutto legittima (è del tutto legittimo, infatti, da parte dello scudo crociato, una volta vinto il ricorso ed essere stato riammesso sulla scheda elettorale, rivendicare il proprio diritto a svolgere una campagna elettorale alle stesse condizioni degli altri). Nella situazione di caos che potrebbe generare il rinvio del voto, chi potrebbe trarne beneficio sono proprio le forze minori. La Dc, come altri, non era presente nelle precedenti cnsulatazioni nazionali e non sarà soggetta dopo queste politiche ad un confronto con la precedente tornata elettorale. Nulla da perdere, insomma. Ogni risultato sarà pur sempre positivo, cogliere la palla al balzo, muovere le acque proprio ora che si è al centro dell'attenzione, schivando gli inviti al senso di responsabilità, può rivelarsi una mossa vincente in una campagna elettorale condotta dai principali competitors su toni troppo pacati e avviata mestamente ad un esito quasi del tutto scontato. Gli italiani potrebbero pur sempre premiare il gesto della Dc identificandola come la verà novità della campagna elettorale. Basterebbe che ciò fosse percepito solo in parte, che solo una piccola parte di elettorato si spostasse da Pd e Pdl, concepiti per essere il nuovo ma diventati prematuramente vecchi nel giro di qualche mese, verso la Dc per regalare al partito di Pizza un grande (inatteso) risultato.
La Dc, questa neonata balena bianca, sarà anche priva di un omogeneo e soddisfacente radicamento sul territorio, ma è sicuramente forte di un simbolo capace di infiammare i cuori di parecchi nostalgici della Prima Repubblica e, in particolare, di coloro che, piaccia o no, vedono in quello scudo crociato il traghettatore dell'Italia dalla povertà della guerra mondiale al benessere degli anni '80 e primi anni '90. L'esperienza mediocre del bipolarismo italiano, il quale non ha mai raggiunto una soddisfacente efficacia dalla sua introduzione (col Mattarellum nel 1994) ad oggi, non essendo riuscito a garantire stabilità ai governi (9 in 14 anni, in perfetta media da Prima Repubblica), può, inoltre, accrescere l'appeal elettorale dello scudo crociato, ancora decisamente centrista e proporzionalista, in perfetta linea con la tradizione democristiana.

martedì 1 aprile 2008

Sondaggi di oggi, risultati di ieri

Riportiamo qui dati più dettagliati a sostegno della tesi sulla rigidità dell'elettorato italiano, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa.
Abbiamo provato a simulare le elezioni del 9 e 10 aprile 2006 ipotizzando che si fossero svolte con gli schieramenti del 2008.
Il risultato è sorprendente: i risultati che i partiti di oggi avrebbero ottenuto due anni fa sono molto vicini ai dati segnalatici dai sondaggi pubblicati nelle ultime settimane.
L'unica vera novità del quadro politico italiano sembra essere la nascita de La Destra, l'unico tonfo quello dell'Arcobaleno.

RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2006 CON GLI ATTUALI SCHIERAMENTI

Popolo della Libertà + Lega Nord + Mpa 43,6%

(23,7% Forza Italia + 12,3% Alleanza Nazionale + 4,6% Lega Nord-Movimento per l'Autonomia + 0,9% Partito Pensionati + 0,7% Dc-Nuovo Psi + 0,7% Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini + 0,7% metà dei voti dei Popolari Udeur, che abbiamo diviso in due parti uguali tra Pd e Pdl)

Partito Democratico + Italia dei Valori 35,6%
(31,1% L'Ulivo + 2,3% Italia dei Valori + 1,3% metà dei voti della Rosa nel Pugno, che abbiamo diviso in due parti uguali tra Partito Socialista e Pd, essendo una lista che due anni fa univa Sdi, diventati poi Partito Socialista, e Radicali, candidati oggi nelle liste Pd + 0,7% metà dei Popolari Udeur)

La Sinistra L'Arcobaleno 10,2%
(5,8% Partito della Rifondazione Comunista + 2,3% Partito dei Comunisti Italiani + 2,1% Federazione dei Verdi)

Udc 6,8%

Partito Socialista 1,6%
(1,3% Sdi + 0,3% Socialisti di Bobo Craxi)

La Destra 0,7%
(0,7% Fiamma tricolore)

INTENZIONI DI VOTO ALLE ELEZIONI POLITICHE 2008 - MEDIA DEGLI ULTIMI SONDAGGI ELETTORALI (22-28 MARZO)

Popolo della Libertà 44,6%
(+1,0 rispetto al 2006)
Partito Democratico 37,6% (+2,0 rispetto al 2006)
La Sinistra L'Arcobaleno 6,8% (-3,4 rispetto al 2006)
Udc 6,0% (-0,8 rispetto al 2006)
La Destra 2,3% (+1,6 rispetto al 2006)
Partito Socialista 1,2% (-0,4 rispetto al 2006)