martedì 11 marzo 2008

Analisi dei flussi elettorali/2

Brusca frenata del Partito Democratico nella prima settimana di marzo, mantiene il distacco il Popolo della Libertà. Crescono ancora Unione di Centro e La Destra. Non decolla La Sinistra L'Arcobaleno.

Stando alle nostre medie settimanali di tutti (o quasi tutti) i sondaggi politico-elettorali pubblicati nel primo mese di campagna elettorale, da quando cioè sono state definite con una certa chiarezza alleanze e leadership, la vera sorpresa è quella dell'Unione di Centro, nata dalla fusione di Rosa Bianca e Udc, che presenta Pier Ferdinando Casini come candidato premier. Partita in sordina (un deludente 5%), si è poi ripresa pian piano fino a guadagnare quasi due punti percentuali: segno che davvero l'elettorato italiano gradiva una forza centrista, moderata e di ispirazione cattolica, alternativa ai due principali partiti (Partito Democratico e Popolo della Libertà) eredi di quel bipolarismo che per quasi 15 ha immobilizzato la politica italiana e l'attività dei governi. Contrariamente, però, a quanto si possa immaginare, per ora, l'Unione di Centro sta dando del filo da torcere più alla coalizione guidata da Walter Veltroni che al centrodestra di Fini e Berlusconi, visto che alla crescita del partito di Casini ha corrisposto un regresso del Pd piuttosto che del Pdl. In tal senso l'aver evocato Casini il fantasma del veltrusconismo, ossia lo spettro di un inciucio tra i leader di Pd e Pdl, che sarebbero pronti a governare insieme dopo le elezioni in caso di maggioranza risicata o di pareggio al Senato, può sicuramente aver aiutato un rafforzamento della sua posizione.
La Sinistra Arcobaleno, invece, partita da un sufficiente 8%, oggi non riesce ad andare oltre il 7-7,5%, un dato scoraggiante e al di sotto delle aspettative, considerando gli exploit delle Politiche 2006 e delle Europee 2004, quando Rifondazione Comunista da sola, escludendo PdCi e Verdi, era riuscita ad ottenere circa 6 punti percentuali di voti. Nonostante la svolta nuova data da Veltroni al neonato Pd (balzano alla mente le candidature dell'economista Ichino e dell'imprenditore Calearo, notoriamente favorevoli alla legge Biagi che regolamenta il mercato del lavoro), non si vedono flussi considerevoli di consensi fuoriuscire dall'elettorato degli ex Ds per approdare verso il nuovo simbolo. Per di più, ripetiamo, essendo l'elettorato di quella parte politica molto radicato e orientandosi solitamente gli indecisi verso i partiti più grandi, man mano che si avvicina la data elettorale e diminuiscono gli indecisi, diminuisce anche il suo numero di consensi in termini relativi (punti percentuali). Pertanto non si prevedono chissà quali recuperi della Sinistra Arcobaleno.
La coalizione composta da Partito Democratico e Italia dei Valori, invece, sembrava destinata ad una lenta ma costante rimonta nei confronti del centrodestra, ma il divario con Popolo della Libertà e Lega Nord dopo essersi ridotto per due settimane, è improvvisamente ma indubbiamente (perchè rilevato dalla quasi totalità degli istituti di ricerca) incominciato ad allargarsi. Ciò è da imputare alla partenza sottotono di Silvio Berlusconi, poco presente nei media nelle prime settimane di febbraio, che ha lasciato in quel periodo molto spazio di azione ai suoi avversari, recuperandolo poi negli ultimi giorni. Inoltre, da quando è stata stipulata l'alleanza con i Radicali, presenti nelle liste del Pd, si sono aperti dibattiti e attriti sulle candidature, che hanno minato alla immagine di omogeneità che Walter Veltroni aveva incominciato a costruire intorno alla sua formazione, ad esempio i dubbi circa la convivenza di laici e cattolici all'interno del Pd.
L'alleanza Popolo della Libertà-Lega Nord, stretti nella morsa tra centristi e destra, per ora conserva un vantaggio rassicurante sugli avversari, ma dovrà sudare molto per mantenerlo così alto: la candidatura di un fascista non pentito come l'imprenditore Carrapico nelle file del Pdl, viene letta da molti come il tentativo di frenare l'avanzata de La Destra, in crescita nei sondaggi, stimata intorno al 2,4% (precisamente dall'1,5 al 4%), potenziale pericolosa conquistatrice dell'elettorato aennino deluso dalla svolta di Gianfranco Fini, che ha portato gli eredi della Fiamma Tricolore (oggi tra l'altro alleata con la Destra) ad approdare nel berlusconiano Popolo della Libertà.
Il Partito Socialista, che presenta Enico Boselli come candidato premier, fatica a farsi spazio nel popolo della sinistra riformista, oramai quasi totalmente veltroniano, e si aggira tra alti e bassi intorno al punto percentuale.

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