lunedì 4 febbraio 2008

Verso le elezioni anticipate

Mentre il giro di consultazioni del Presidente del Senato Marini si conclude, si può dire svanito l'obiettivo desiderato da gran parte della coalizione di centrosinistra di costruire una maggioranza parlamentare che sostenga un nuovo governo di larghe intese al fine di riscrivere nel giro di qualche mese la legge elettorale e, se possibile, i regolamenti parlamentari. Il Presidente Marini ha incontrato stamane i leader dei più importanti, numericamente e politicamente, gruppi parlamentari, gli ultimi ad essere interpellati sul da farsi, ma l'esito delle consultazioni sembra scontato: si intravedono all'orizzonte nuove elezioni politiche (si svolgeranno quasi sicuramente tra il 6 e il 13 aprile). La necessità di una legge elettorale nuova è verità accertata da qualunque forza politica e non solo, anche sindatati e associazioni di categoria (Confindustria, Confcommercio, Confartigianato ed altre), ma l'accordo su un nuovo disegno di legge che smantelli quella in vigore, totalmente inadeguata a conferire stabilità ai governi per via dei margini di vantaggio risicati che genera al Senato, definita "Porcellum" perfino dal suo stesso ideatore, il leghista Calderoli, non è mai decollato, neanche negli ultimi mesi, quando il leader del Partito Democratico Veltroni aveva provato a dialogare sul tema con tutti i leader dell'opposizione per trovare una convergenza. Nessuna delle ipotesi in campo alternative al Porcellum (sistema tedesco, sistema francese, "Vassallum", "bozza Bianco", etc.) ha mai realmente fatto breccia nelle fila dei due schieramenti, o almeno non in maniera tale da ottenere una maggioranza ampia tra i parlamentari.
Da una parte l'Unione era frenata dall'opposizione dei piccoli partiti che la compongono, determinanti al Senato per via della maggioranza risicata, che tiene sulle spine il governo Prodi fin dai primi giorni della legislatura. Un accordo su una qualsiasi delle ipotesi prese in considerazione avrebbe, infatti, sensibilmente ridotto la frammentazione con l'innalzamento dello sbarramento al 4 o 5% dall'attuale 2% (con l'aggiunta del ripescaggio del maggiore partitino al di sotto di tale soglia!). I "piccoli" dell'Unione (PdCI, Verdi, Italia dei Valori, Sinistra Democratica, Socialisti, Udeur) sicuramente non avrebbero gradito una nuova legge elettorale per loro penalizzante, e considerato il loro fondamentale apporto all'esecutivo, avrebbero seriamente minato alla stabilità del governo Prodi.
Per quanto riguarda la coalizione di centrodestra, il freno alla trattativa è stata l'imminente e prevedibile caduta del governo Prodi, prevedibile fin dai giorni in cui si votò la legge Finanziaria 2008, quando tra i banchi di Palazzo Madama, alcuni senatori dichiararono di votare la fiducia al provvedimento ma di non aver più intenzione in futuro di sostenere l'esecutivo così come avevano fatto fin dal suo insediamento. Con un governo avaro di fiducia da parte dei cittadini, stando ai sondaggi ai suoi minimi in termini di popolarità, in caso di elezioni anticipate, meglio ancora se riavvicinate, la coalizione guidata da Silvio Berlusconi otterrebbe un margine accettabile in entrambe le Camere anche con la legge elettorale in vigore. E quando si tratta di numeri, si sa, ogni partito piccolo o grande che sia, antepone l'interesse di parte a quello generale, così An, Forza Italia e Lega si sono compattate nel chiedere elezioni anticipate evitando tutte quelle trattative con Veltroni intraprese da settimane. La richiesta invece da parte dell'UDC di un governo di responsabilità nazionale è poi svanita nel nulla, visto che stando alle parole del Segretario Casini era un'ipotesi che doveva riguardare anche Forza Italia e non poteva realizzarsi senza l'apporto di Berlusconi.
L'unico spiraglio delle lunghe trattative era quello di un accordo tra i soli due maggiori partiti italiani, Partito Democratico e Forza Italia, accordo che sarebbe andato in porto solo se i due leader avessero deciso a priori di correre da soli alla prossima tornata elettorale, liberandosi della compagnia di alleati troppo diversi tra di loro, che li hanno parecchio limitati nell'azione di governo nelle ultime legislature, sottoponendoli a continui diktat e compromessi ora da questa ora dall'altra parte della coalizione. Alleanze larghe dall'estrema destra all'UdC di Casini, Buttiglione e Tabacci e dall' estrema sinistra dei Trotskisti minoranza di Rifondazione all'Udeur di Mastella sembrano oramai al capolinea, non perchè il Partito Democratico sembra intenzionato ad andare da solo alle elezioni come dichiarato più volte nelle ultime settimane dai massimi esponenti del partito, ma perchè è stata verificata l'impossibilità di attuare progetti ampi, strutturali, di lungo periodo con governi sostenuti da maggioranze così larghe. In una coalizione larga a quanto pare si riesce a convergere dopo mille confronti e mediazioni sulla singola legge o sul programma di qualche anno, nulla più. Il centrodestra ora prova il tutto per tutto, forte dei sondaggi che strizzano l'occhio alla coalizione di Berlusconi, e dovrebbe essere il Cavaliere ad uscire vincitore dalle urne, a meno che non vi siano clamorose sorprese...

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