sabato 23 febbraio 2008

PdL in affanno: ecco cosa sta rimettendo in gioco il Pd

Popolo della Libertà e Lega Nord conservavano fino a pochi giorni fa un margine di vantaggio sul Partito Democratico piuttosto rassicurante, ma nei primi duelli della campagna elettorale il divario col centrosinistra è cominciato ad erodersi... così ricompare lo spettro di una possibile rimonta veltroniana o di un pareggio al Senato.

L'avvio di questa campagna elettorale appare piuttosto inedito. E' scomparso il Berlusconi rampante del '94, '96, 2001 e 2006 che a suon di promesse consistenti, slogan ad effetto e spiegamento di mezzi rilevante settimana dopo settimana riusciva sempre a mantenere il centro della scena. Ora sembra che le parti si siano invertite. Nonostante sia costretto ad inseguire (dai sondaggi risulta infatti che PdL e Lega siano avanti di almeno 6 punti percentuali sulla mini coalizione PD-Italia dei Valori), è Walter Veltroni a segnare il passo della campagna elettorale. Vanno considerati almeno tre fattori che stanno rimettendo in discussione la vittoria del Popolo della Libertà.
In primis, il leader del PD ha voluto fortemente la corsa solitaria del suo nuovo partito. Ciò ha fatto sì che lo stesso avvenisse anche dall'altra parte della barricata con Berlusconi che, "costretto", ha annunciato la nascita di un nuovo soggetto unitario o, meglio, ha accelerato il progetto di partito unico già più volte prannunciato ma mai concretamente avviato. La sua è stata una mossa immediatamente conseguente a quella di Veltroni, necessaria per scongiurare il pericolo di subire dall'avversario quegli attacchi che sarebbero puntualmente giunti nel caso il centrodestra si fosse presentato con la stessa impostazione delle ultime elezioni politiche, come una coalizione, cioè, composta da 4 soggetti diversi. Lo strappo con la sinistra radicale annunciato già dall'autunno scorso e voluto fortemente da Veltroni si è rivelato come l'evento che più di ogni altro ha modificato lo scenario politico italiano, bloccato ormamai da 14 anni nella contrapposizione di due enormi contenitori, che avevano dentro di sè tutto e il contrario di tutto e che faticavano spesso a trovare una sintesi su politiche importanti (è il caso della politica estera del governo Prodi). Il partito unico del centrodestra è costato parecchio caro a chi vi ha aderito (Forza Italia e Alleanza Nazionale) visto che hanno dovuto incassare il rifiuto di La Destra di Francesco Storace e la fuoriuscita dalla ex Casa della Libertà dell'Udc di Pierferdinando Casini. Con un lungo processo costituente, e con tutti i dibattiti che ne sarebbero scaturiti, la coalizione non avrebbe subito un cambiamento così improvviso e forte. La fuoriuscita insieme delle componenti più estreme e più moderate significano, forse, per il centrodestra perdere tutto il vantaggio in termini di consensi che poteva giungere dall'immagine di coalizione più compatta e unita sotto un unico simbolo e la espone al rischio di essere vista dall'elettorato centrista di ispirazione cattolica come troppo sbilanciata a destra.
Un'altra mossa del Partito Democratico, che vede il Popolo della Libertà in affanno ad inseguire, riguarda la composizione delle liste. Il PD ha annunciato che non saranno candidati coloro che sono stati condannati anche se solo in primo grado (è questa una delle condizioni poste dall'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro per stipulare l'alleanza col PD). Il Popolo della Libertà non ha trovato subito una posizione unanime al riguardo. Se è vero che Fini si è subito detto disponibile ad un criterio simile per la selezione dei candidati, alcune obiezioni o opposizioni a tale proposta sono giunte dalle fila di Forza Italia. Nel caso in cui comunque non si trovasse un accordo chiaro e netto al riguardo come è stato fatto nel centrosinistra, o, peggio ancora, se non venissero applicate esclusioni di alcun tipo dei politici che hanno subito condanne per reati gravi, il centrodestra potrebbe consegnare nelle mani di Veltroni un'arma facile da usare da oggi fino al 13 aprile che potrebbe causare una seria emorragia di consensi nel PdL, soprattutto sul "versante destro", storicamente molto sensibile al tema della legalità.
Terzo punto: pian piano che si vanno definendo le candidature Veltroni sembra avere le idee chiare e anche più innovative: sta presentando personalità di primo livello della società civile, che possono concretamente rappresentare per fasce di elettori piuttosto ampie la ventata di novità che ad ogni tornata elettorale ci si attende dalla politica. L'oncologo di fama mondiale Umberto Veronesi, che sarà capolista in Lombardia al Senato, Matteo Colaninno, Presidente dei giovani industriali di Confindustria, capolista alla Camera in Lombardia, Luigi De Sena, prefetto impegnato nella lotta alla criminalità, capolista in Calabria, e poi tanti giovani promettenti come Marianna Madìa, una giovane economista 27enne che sarà candidata come capolista alla Camera nel Lazio, sono i primi nomi nuovi annunciati da Veltroni che possono essere il vero valore aggiunto del Partito Democratico in questa elezione. Se nel centrodestra il dibattito dovesse arrancare ancora per molto, se le dispute per i posti nelle liste bloccate a questo o a quel partito dovessero protrarsi per molto e dovessero riguardare gli stessi politici impegnati nelle ultime legislature senza nessuna novità di rilievo, gli elettori non potrebbero cogliervi alcun segnale di discontinuità col passato e potrebbero orientarsi verso il Partito Democratico, che ad oggi incarna meglio il desiderio di cambiamento della classe politica e di apertura alle nuove generazioni, manifestato in maniera forte dall'opinione pubblica negli ultimi mesi.

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