lunedì 25 febbraio 2008

Pd: Veltroni e la personalizzazione della politica

L'impostazione non solo della campagna elettorale ma anche dell'organizzazione del Partito Democratico appare fortemente legata alla figura di Walter Veltroni.
L'idea che emerge da questi primi mesi di vita del nuovo partito del centrosinistra italiano è quella di una forza politica poco frenata nelle sue scelte da contrasti interni ad essa, ostacolata molto meno di quanto ci si potesse aspettare dalla diversità di culture, storie passate e storie recenti, che è naturale siano presenti in un partito nuovo nato dalla spinta di due partiti fondamentalmente diversi che in esso si sono sciolti, e, oltre che nuovo, anche numericamente ampio, stando agli ultimi sondaggi che gli attribuiscono consensi che oscillano intorno al 34%. Veltroni più che essere la sintesi delle varie anime del Pd, più che rappresentarne la guida, sembra essere egli stesso il partito. Agli occhi degli elettori è evidente una personalizzazione della politica del centrosinistra, almeno in questa campagna elettorale, mai vissuta prima da Democratici di Sinistra e Margherita, e per anni solamente osservata dall'altra parte della barricata con la personalizzazione di Forza Italia in Silvio Berlusconi. Le candidature di personalità importanti non appartenenti direttamente al mondo della politica, come Veronesi, Colaninno, De Sena sono prerogativa del ex sindaco di Roma. Esse sicuramente avranno un ritorno in termini di consensi elettorali per il Pd su scala nazionale, dato che riusciranno ad esprimere l'idea del rinnovamento della classe dirigente e di discontinuità con la politica degli ultimi anni, che il Pd vuol comunicare in questa campagna elettorale, ma d'altra parte ignorano il maggior radicamento sul territorio tipico dei partiti di sinistra. Anche la chiusura del Pd nei confronti del Partito Socialista di Boselli, l'alleanza stipulata con Radicali e Italia dei valori, la mancata candidatura di De Mita, siano esse scelte effettuate in base ad una specifica strategia politica, siano essere state effettuate solo in base a criteri di pura convenienza elettorale, sono comunque delle scelte che hanno visto come unico attore il Segretario del partito. La compattezza del Pd intorno a Veltroni lascia sorpresi soprattutto se si pensa che è nato dal progetto di due partiti, Ds e Margherita, non certo avari di contrapposizioni interne (Correntone-Riformisti nei Ds e Prodiani-Rutelliani-ex Popolari nella Margherita).
Personalizzazione non significa solo incentrare su di sè tutta l'attenzione durante una campagna elettorale ma anche e soprattutto circondarsi nel partito di persone che assecondino solo il proprio parere più che porre critiche o proposte alternative a quelle della leadership. Il rischio della personalizzazione è quello di ritrovarsi un partito capace di cavalcare l'onda nei momenti favorevoli (opposizione), ma altrattanto capace di subire flop nei momenti più difficili per la tenuta del consenso (periodi di governo). Un esempio eloquente è quello di Forza Italia, che molti hanno accusato e accusano di essere un partito di plastica: dopo i cinque anni di governo di centrosinistra nel 2001 alle Politiche ottenne oltre il 29% di consensi nella parte proporzionale, per poi crollare dopo tre anni di governo al 21% alle Europee del 2004, con la perdita di circa 4 milioni di voti.
La presentazione delle liste e l'entità di candidati veltroniani presenti in esse ci dirà ufficialmente quanto Veltroni sia stato leader e quanto padrone del Pd.

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