martedì 12 febbraio 2008

L'accordo con Di Pietro conviene davvero al Pd?

Non è ancora chiaro se il Partito Democratico e l'Italia dei Valori correranno insieme in questa campagna elettorale. Ma se è ovvia la compatibilità nel caso di una alleanza tra le due forze in termini di idee e valori, più incerta potrebbe essere la convenienza del partito di Veltroni su un accordo del genere.
I sondaggi che circolano danno l'Italia dei Valori intorno al 4% di consensi alla Camera e possono essere sicuramente un bacino di voti appetibile per il Pd, perchè darebbe qualche chances in più di realizzare una, al momento improbabile, rimonta sul Pdl di Berlusconi, soprattutto se l'Udc decidesse di correre da solo, ed inoltre, al Senato i voti di Di Pietro potrebbero aiutare ad ottenere qualche prezioso premio di maggioranza regionale in più.
Ma cosa succederebbe se l'alleanza non andasse in porto?
Il Pd sarebbe destinato ad una sicura sconfitta, col Pdl e la Lega Nord, ed eventuamente anche Udc, che si spartono il 55% dei seggi alla Camera dei Deputati. Ma, soprattutto in caso di una forte affluenza alle urne che storicamente favorisce i partiti più grandi, l'Italia dei Valori potrebbe rischiare di non superare lo sbarramento del 4%, previsto per tutti i soggetti non coalizzati o presenti in piccole coalizioni, e liberare posti per Sinistra Arcobaleno e Pd, gli unici in grado di superare la soglia. In tal caso il Pd potrebbe compensare lo svantaggio del mancato accordo con Di Pietro col maggiore numero di parlamentari e ritrovarsi anche uno schieramento di centrosinistra molto più libero da ostacoli. Una strategia simile, inoltre, potrebbe spingere sul fronte opposto Berlusconi e Fini a correre definitivamente senza l'Udc, che a quel punto risulterebbe meno determinante per la vittoria del centrodestra.

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