giovedì 7 febbraio 2008

Il Pd alle urne da solo

Nonostante gli inviti a riflettere da parte della sinistra radicale nei confronti di Veltroni affinchè in extremis si raggiungesse un accordo tecnico al Senato per coalizzare Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno (la lista che nascerà dalla unione di Rifondazione, Verdi, Pdci e Sinistra Democratica) ed evitare che il centrodestra faccia man bassa di tutti i premi regionali previsti dalla legge in vigore, il leader del Pd sembra intenzionato a non cambiare posizione rispetto a quanto espresso più volte nelle ultime settimane e sarebbe disposto eventualmente a formulare allenze esclusivamente con piccole forze politiche (forse Italia dei Valori o Partito Socialista) disposte ad accettare il programma del Pd.
La sinistra radicale rabbrividisce al pensiero di una facile vittoria del centrodestra berlusconiano, ma Veltroni investe in un progetto politico più lungimirante. La coerenza di un programma coinciso, chiaro, immune da ricatti, compromessi ed estenuanti mediazioni tra questo o quel partitino, potrebbe far breccia sia nell'elettorato moderato, dove storicamente sono collocati la maggior parte degli indecisi, sia nella sinistra. L'idea di stabilità, di chiarezza, di governabilità del partito unito che affronta una coalizione composta da almeno 4 forze (Forza Italia, An, Udc, Lega), sicuramente non avara di conflitti interni, e già vista al lavoro per ben 5 anni dal 2001 al 2006, potrebbe portare vantaggi in termini elettorali ben superiori ai 3-4 punti percentuali previsti in caso di corsa solitaria del Pd.
Berlusconi guarda alle mosse dell'avversario con attenzione, anche lui attratto dall'idea di abbandonare alcuni alleati così poco influenti numericamente, che in uno scenario nuovo, col Pd che va da solo, potrebbero non essere più così determinanti come potevano esserlo nel '94, nel '96, 2001, e soprattutto 2006, quando a confrontarsi erano coalizioni ampissime, comprensive di tutto e il contrario di tutto: ogni forza politica, seppur piccolissima, era utile per raccogliere quel voto in più suffuciente per battere l'avversario. Si andava dall'estrema sinistra fino a Mastella e da Follini fino ai nostalgici del fascismo. Il Cavaliere potrebbe non voler correre il rischio di subire attacchi per via di una coalizione troppo eterogenea e dovrà darsi un bel po' da fare prima di trovare la quadratura del cerchio e presentarsi ai nastri di partenza. Ad esempio, Dc di Rotondi, Alternativa Sociale della Mussolini, Riformatori Liberali di Della Vedova perdono il loro peso politico, ma possono trovare collocazione nelle liste di Forza Italia. A questo si aggiungono anche i veti, dei "grandi" della ex Casa delle Libertà: Buttiglione non gradirebbe la presenza della Destra di Storace, Castelli quella di Mastella.

Nessun commento: