lunedì 11 febbraio 2008

Due pesi e due misure

Partito Democratico e Popolo della Libertà stanno definendo le allenze in vista del voto e offrono diverse possibilità alle forze politiche che sono ancora con le mani libere. Ad alcuni vengono proposte candidature nelle proprie fila previa la non presentazione del loro simbolo, ad altri questo diritto è concesso e l'alleanza di più liste può decollare. Perchè?

Dopo l'esperienza difficile del governo Prodi appena conclusasi, la riduzione della frammentazione e la formazione di maggioranze omogenee lontane da ricatti o diktat da parte di forze minori è un impegno al quale i maggiori esponenti politici a capo dei soggetti più importanti per peso e numero non possono sottrarsi. Presentarsi davanti agli elettori con coalizioni sullo stile del 2006 li renderebbe facile bersaglio dell'avversario e vittime di attacchi che potrebbero seriamente farsi sentire in termini di perdita di consensi.
Agli annunci di Veltroni di una corsa solitaria del Pd, hanno risposto prontamente sia la sinistra radicale con l'accelerazione nella formazione di un unica forza (la Sinistra Arcobaleno), sia il centrodestra di Berlusconi e Fini con l'improvviso lancio di una lista unica e di un successivo gruppo parlamentare unico.
Al di fuori di questi tre blocchi Partito Socialista, appena nato dall'unione di Sdi ed una piccola pattuglia fuoriuscita dai Ds, Italia dei Valori, Udc, La Destra di Storace e Radicali devono fare i conti col rischio di rimanere fuori dal parlamento per via dello sbarramento al 4%, ben più pericoloso del minuscolo 2% applicato ai partitini alleati nelle coalizioni grandi che superano complessivamente l'8% di consensi.
Ed ecco allora che Pd e Pdl si ritrovano in mano il potere di scegliere con un margine di errore piuttosto minimo chi sarà presente o meno a Montecitorio e Palazzo Madama. Il ragionamento è semplice: si offre la possibilità di presentare il proprio simbolo e allearsi a tutte le forze che raggiungerebbero lo sbarramento del 4% anche da sole al di fuori di ogni schieramento, porte chiuse, invece, con l'offerta di qualche posto di parlamentare nelle proprie fila e chi da solo sarebbe destinato a scomparire dalla scena. Questa seconda proposta è quella che, implicitamente o esplicitamente, è stata recapitata ai vari Boselli del Partito Socialista, a Storace e a tutti i partitini finiti nell'orbita del nuovo partito berlusconiano: Dc per le autonomie, Partito Repubblicano, Liberali di Della Vedova, Azione sociale della Mussolini e la Fiamma Tricolore. Udc e Italia dei Valori invece sembrano quelle destinate ad approdare col loro simbolo al fianco di Veltroni e Berlusconi per affrontare insieme la campagna elettorale. I loro numeri son ben più importanti e attraenti degli altri appena elencati e la loro adesione alla alleanza aumenta sensibilmente le probabilità di vittoria. Pur di accogliere loro i candidati premier sono anche disposti a cedere qualche metro sul terreno della omogeneità della coalizione. Infatti, se è vero che la partita alla Camera è quasi fatta (sembra improbabile un sorpasso di Pd ed eventualemnte Pd e Idv insieme sulla coalizione di centrodestra), al Senato Berlusconi potrebbe cedere alle richieste dell'Udc di ricevere lo stesso trtattamento della Lega Nord (con la presentazione del loro simbolo) e di non sciogliersi nel neonato Pdl. Il Cavaliere non vorrebbe ritrovarsi nella stessa situazione del governo Prodi a governare con una maggioranza risicata al Senato e, in tal senso, i voti dell'Udc potrebbero risultare determinanti per agguantare qualche premio di maggioranza regionale in più, come ad esempio in Sicilia, dove il partito di Casini è sensibilmente forte.

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